Clima/ Dall’Ue 7,2 miliardi per i Paesi poveri

 

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I capi di Stato e di governo dell’Ue si sono accordati per dare 7,2 miliardi di euro ai Paesi poveri per il triennio 2010-2012 (2,4 mld all’anno). Il fondo aiutera’ ai Paesi in via di sviluppo a dotarsi di tecnologie pulite per frenare il surriscaldamento del pianeta.

Si tratta di un contributo annuo di 2,2 miliardi di euro per il 2010, il 2011 e il 2012. In questo modo, la Ue si farà carico di un terzo del fondo di avvio rapido destinato ai aiutare i Paesi più poveri, il cui bisogno è stimato in sette miliardi di euro l’anno, pari a 21 miliardi di euro per i tre anni. E sempre a Bruxelles i Paesi della Ue si sono accordati per una riduzione del 30% delle emissioni nocive entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990.

Il premier svedese Fredrik Reinfeldt ha spiegato che al cosiddetto fondo “fast start” (avvio rapido) contribuiranno su base volontaria “tutti i 27 Paesi membri”. Il contributo servira’ a dare aiuto immediato ai Paesi in via di sviluppo ma anche a facilitare l’accordo alla conferenza internazionale sul clima di Copenaghen. Il capo della commissione Ue, Manuel Barroso, ha aggiunto di sperare che altre nazioni siano all’altezza dello sforzo europeo. Mentre il premier britannico, Gordon Brown, e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno chiesto che a Copenhagen si arrivi a un trattato che sia “legalmente vincolante nel giro di sei mesi“, indicando un nuovo obiettivo nel taglio globale alla deforestazione, il 25 per cento entro il 2015. Al ‘fast start”, Francia e Gran Bretagna hanno offerto insieme 2,5 miliardi di euro.

L’Italia contribuira’ con 200 milioni all’anno per i prossimi 3 anni allo sforzo finanziario dell’Europa per sostenere i Paesi poveri nella loro lotta contro il cambiamento climatico. Lo ha spiegato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al termine del vertice. Il premier ha definito “generoso” il contributo dell’Italia.

Intanto da Copenaghen arrivano le prime indiscrezioni sulla bozza ufficiale dell’accordo sul clima raggiunto nel summit che fissa a 1,5-2 gradi Celsius l’innalzamento massimo consentito sul pianeta, rispetto ai livelli pre-industriali.

La bozza costituisce il punto di partenza per i prossimi negoziati a cui parteciperanno tutti i “grandi” del pianeta, accompagnati dai ministri dell’Ambiente. L’Italia sara’ rappresentata dal ministro Stefania Prestigiacomo, mentre il premier Silvio Berlusconi arrivera’ il 18 dicembre. Nello stesso giorno e’ prevista la presenza anche di Barack Obama, che ieri e’ stato ad Oslo per ricevere il Premio Nobel per la Pace ed in mattinata e’ ripartito dalla capitale norvegese alla volta degli Stati Uniti.

Il margine inferiore e’ ovviamente sponsorizzato dalle piccole isole, che rischiano di essere sommerse dall’innalzamento dei mari causato dallo scioglimento dei ghiacci, e da molti Paesi africani, a rischio di carestie e siccita’. I Paesi industrializzati e i ‘giganti’ emergenti come Cina, India e Brasile, ‘spingono’ invece per il limite piu’ alto.

La bozza, che l’agenzia France Presse e’ riuscita ad ottenere, contiene ancora diverse parentesi sui dati per i quali manca ancora l’accordo. Per quello che riguarda la riduzione globale delle emissioni di diossido di carbonio entro il 2020 (rispetto ai livelli del 1990) si indicano tre possibili obiettivi: del 50, dell’80 e dell’95 per cento. I Paesi industrializzati spingono per fermarsi al 50 per cento, ma alcune economie emergenti guidate dalla Cina non hanno voluto fissare alcun obiettivo a meno di non chiarire che i Paesi ricchi si assumeranno la quasi totalita’ dell’onere. Per i Paesi ricchi, su cui ricadono le maggiori responsabilta’ nel surriscaldamento del pianeta, le opzioni possibili di tagli al C02 entro il 2050 variano dal 75-85 per cento, “almeno 80-95 per cento” e “piu’ del 95 per cento”, tutti opzioni comparate ai dati del 1990.


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Clima/ Dall’Ue 7,2 miliardi per i Paesi poveriultima modifica: 2009-12-12T09:42:19+01:00da michelepositano
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