La 90, tra paura e prove di convivenza

MILANO – Amata: è l’unica linea di trasporti che segna come un compasso tutta la città, per 20,8 chilometri, 24 ore su 24. Odiata: per la ressa, il tanfo, i pericoli di notte e le attese infinite. La circolare destra, la 90, e la speculare circolare sinistra, la 91, disegnano la Milano popolare, che cambia volto, colori e odori. Che fa le ore piccole e che si alza all’alba per andare a lavoro. Che abita in periferia e che non ha un posto dove dormire e fa il giro intero per scaldarsi. E che fa le prove di convivenza (più o meno) civile con cinesi, cingalesi, arabi, romeni e africani. La 90 è la regina delle linee Atm.

La paura fa 90
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Talmente degna di nota che ha un fan club su Facebook, con quasi 623 adepti. Ognuno ha da dire la sua: «E’ lì che mi hanno rubato il primo cellulare», «Fai puzza ma ti adoro, mi porti sempre a casa», o ancora «Sei meglio di un cinematografo, il giro dura due ore, ma che spettacolo!». Accoglie 46 membri anche il gruppo «Quelli che vogliono il sindaco Moratti sulla 90/91, per farle provare che cosa significa». La circolare rimane una delle linee strategiche di Atm, perché collega tra loro le periferie toccando alcune delle più importanti stazioni della metropolitana. Durante il giorno circolano sull’intero percorso 62 vetture. In un anno i mezzi della 90 percorrono 2 milioni e 750 mila chilometri. Nelle ore di punta (dalle 7 alle 9) viene utilizzata da circa 2.500 passeggeri. In un giorno trasporta in media 170 mila persone. Nel 2008 sulla linea sono state elevate 43.795 multe.

FACCIAMO UN GIRO – Proviamo anche noi che cosa significa. Dopo le 23, facciamo il giro completo della circolare destra, con un occhio al mirino della macchina fotografica e uno agli effetti personali. Senza traffico, né confusione, ci si impiega poco più di un’ora da piazzale Lotto a piazzale Lotto, passando per Monte Ceneri, McMahon, Zara, stazione Centrale, Piola, Lodi, Isonzo. Il filobus carica la gente della notte: i giovani che raggiungono i locali, i senzatetto che non sanno dove andare, i camerieri e i venditori di rose, alla fine di una giornata di lavoro. Sulla 90 siamo noi gli stranieri. I tratti sono esotici, le lingue che si ascoltano non sono l’italiano. Ci si guarda in cagnesco o non ci si guarda affatto.

«TI DENUNCIO» – Abbagliata dal flash, una donna somala coperta fino all’attacco dei capelli si sveglia e lancia una fucilata di parole senza possibilità di replica: «Vi denuncio, voi ci considerate tutti terroristi, appena vedere un hijab chissà che cosa pensate. In Somalia io sono medico, qui sono costretta a fare i mestieri in casa altrui. Dov’è la nostra dignità. Voi siete pieni di pregiudizi». Appena la signora scende alla fermata di viale Stelvio, gridando ancora, attacca Kristos, un distinto vecchietto di 80 anni, di origine greca: «Loro hanno un’altra mentalità, non accettano di essere immortalati in immagini, lo considerano un sopruso». Chiediamo a Kristos se è un habitué della circolare destra: «La prendo tutte le sere anche tardi. C’è brava gente ma ci sono giovani extracomunitari che finiscono di lavorare e salgono su ubriachi fradici. In Italia possono bere e ne approfittano, sono fuori controllo».

DALLE 24, DIVENTA UNA LATRINA – Gli fa eco Reda, 36 anni, egiziano e manager del McDonald’s di piazzale Lotto. Reda vive intorno a Loreto e prende il filobus ogni giorno, anche dopo l’una: «La notte è una bolgia – racconta -. Usano il vano come un gabinetto, litigano fra di loro, bevono dentro il bus. Più di una volta mi sono sentito in pericolo. Ho denunciato all’azienda, ma non hanno mai fatto nulla. Non ci sono i controllori a quest’ora, dunque salgono senza biglietto e minacciano anche gli altri viaggiatori. Io che pago un abbonamento, vorrei essere anche tutelato, ma gli autisti stanno rinchiusi nelle loro cabine e non intervengono». D’altro canto, è già un miracolo per i conducenti concludere tutto il giro senza intoppi. Uno di loro, alla domanda «La 90 fa paura?», non risponde e si fa il segno della croce. Fra i dipendenti dell’Atm guidare la circolare è considerata quasi una punizione. «Si affida agli ultimi arrivati, alle matricole», spiega Adolfo Costantino, veterano della linea, da 30 anni in azienda (leggi l’intervista).

STUDENTI E VENDITORI AMBULANTI – A cavallo della 90/91 salgono molti studenti, diretti verso la movida milanese. E anche venditori di rose, diretti dalla stessa parte. Ibrahim, 23 anni, si è trasferito da poco a Milano e tira fuori come un riflesso condizionato tutti i documenti a sua disposizione, per dimostrare di essere in regola. Scende alle case popolari di Calvairate, lì c’è sempre un buco dove dormire. Tre allieve dello Ied fanno amicizia con tre studenti di Architettura: «Andiamo ai Magazzini Generali con il bus, ma al ritorno prendiamo un taxi, meglio non rischiare».

Ketty Areddia
03 dicembre 2009(ultima modifica: 04 dicembre 2009)

La 90, tra paura e prove di convivenzaultima modifica: 2009-12-04T10:32:24+01:00da michelepositano
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