Sessoscritto/ Il giallo e il rosso

La vedeva dietro quel vetro ormai da alcuni mesi. Le prime volte era successo solo casualmente: capitava quando lui si recava all’ufficio postale per pagare le bollette, il canone della tv, una multa. Da qualche giorno – più di una settimana, in verità – cercava invece tutte le scuse possibili per andare dentro quell’ufficio giallo e trovare lei, parlarle almeno un poco – anche se lei restava dietro un vetro –  e posare lo sguardo sullo scollo dei suoi vestiti o dei suoi maglioni. Di solito questi mostravano generosamente la linea di due tette morbide e grandi e a malapena contenute dal reggiseno e dalla stoffa, sebbene i vestiti non le fossero mai stretti, ma si posassero morbidamente sulle sue forme abbondanti, sopratutto su quelle delle tette, delle spalle e del collo. Erano stoffe, ma apparivano come  veli che  la coprivano solo provvisoriamente, in attesa che una mano li facesse scivolare via…

Una scusa dietro l’atra, lui aveva anche imbastito una conversazione, con lei: aveva saputo che si chiamava Delia, che abitava distante, che andava a lavorare in macchina, che giocava a carte nel tempo libero, che guardava le serie televisive americane alla televisione, che amava tanto il cibo cinese! Tutte queste informazioni l’avevano un po’ atterrito, perchè trovava che non ci fosse una sola coincidenza nei loro gusti – cosa proporle? – ma non lo avevano distolto dal guardare la sua carne, in special modo nel punto in cui le tette precipitavano dentro l’abito, tra le ombre scure del vestito, dove lui non poteva più guardare, e invece voleva vedere e toccare…soprattutto toccare molto, e a lungo…Non ebbe altra scelta che proporle ciò che piaceva a lei. Nell’elenco dei suoi terribili gusti la cosa che gli sembrava meno grave era il cibo cinese. I ristoranti orientali inoltre erano anche poco cari e ce n’era uno, che conosceva e che gli sembrava il meno cattivo. Tutte quelle vivande fritte non gli avrebbero fatto bene  – e neppure a lei – ma almeno sarebbe stato divertente essere in un posto tutto laccato di rosso – plastica ovviamente, e non legno dipinto – con stampe alle pareti e musichetta originale, camerieri pieni di “elle” – più per compiacenza che per difetto di pronuncia – ma dove lui avrebbe assolutamente evitato di mangiare con le bacchette!

 

Un pomeriggio attese dunque Delia alla fine del suo orario di lavoro e, accompagnandola alla macchina che lei aveva parcheggiato vicino al suo ufficio giallo, la invitò a cenare con lui. Se Delia si stupì non glielo diede a vedere ed accettò l’invito mostrando appena un poca di timidezza, dovuta sopratutto alla volontà di schermirsi quando capì che la scelta per la cucina cinese era dettata dal fatto che lui si ricordava che lei gli aveva detto di amarla… Lui andò  a prenderla a casa sua con la sua macchina – lei gli aveva dato il suo indirizzo, il suo numero di telefono e quello del cellulare dopo che aveva accettato il suo invito – e gli era salita accanto portando nell’abitacolo dell’automobile un odore dolce di profumo alla vaniglia. E quello sì, che a lui piaceva…! Quell’odore lo mise subito in un’ottima disposizione d’animo che fu ancora più grande quando, dal soprabito aperto di lei, poté  vedere le forme che il suo vestito giallo scuro –  appena più stretto in vita e morbido sui fianchi  –  le segnava intorno al corpo, alla carne, che lui subito immaginò morbida e calda. Lei salì in macchina muovendo prima una gamba e poi l’altra, e l’abito leggermente si alzava durante le sue brevi mosse e lui guardava la sua pelle che si scopriva, le calze scure lungo i polpacci e le cosce e il gesto con cui la gonna del vestito le ricadeva sopra, per coprirla nuovamente.

Arrivarono al ristorante che lui aveva pochissima fame e molta voglia di scoparla. Parlarono però del fatto che non era una serata fredda: l’aria era sì fresca, ma lei la  sentiva come un sollievo, dopo una giornata passata al giallo ufficio postale. Ed ora di nuovo sarebbero stati dentro un ambiente caldo, pieno di cibo caldo, di vapori d’aria calda, di riscaldamenti accesi e di rossi addobbi. Lui le chiese se tutto quel rosso e quel calore non le avrebbero dato fastidio. Delia gli fece uno dei suoi sorrisi più aperti e lo guardò con occhi così  chiari, dicendogli: “Tutto questo rosso e tutto questo calore mi sembrano un buon augurio…” Dopo quelle parole lui fu davvero di buonumore, perchè gli sembrò di aver ricevuto una promessa. Delia ordinò  quindi una varietà di cibo impressionante: non fu tanto la quantità  a stupirlo – le porzioni dei ristoranti cinesi non erano mai troppo ricche – ma si chiese comunque come avrebbe fatto lei ad assaggiare tutti i piatti che aveva richiesto. Lui si limitò a una scelta di due o tre pietanze e insieme aspettarono di esere serviti mentre lui cominciava ad essere impaziente – non di mangiare ma di spogliare Delia, palpeggiarle le tette, succhiarle i capezzoli, giocare con la sua fica, che lei avrebbe aperto per lui, mostrandogliela, a gambe aperte,  in tutto il rosa della carne interna e in tutto l’umido della voglia che lui la toccasse intorno, con le dita, finché lei stessa non gli avesse messo un dito dentro… A lui poco gli andava di restare lì ad aspettare di essere servito e ad aspettare che Delia riuscisse a finire tutto quello che aveva ordinato!

Il cameriere non si fece attendere a lungo e Delia fu ben contenta di cominciare a masticare il pollo, gli involtini, la pasta fritta, il riso al curry, le alghe, il manzo speziato, i ravioli a vapore ed anche a sentire se erano buoni gli spaghetti alla soia che aveva ordinato lui o  il suo riso cantonese. Lui naturalmente le faceva assaggiare tutto ciò che lei voleva anche perchè si era reso immediatamente conto che, mentre mangiava, Delia mostrava di apprezzare tanto quello che aveva in bocca con piccoli mugolii di approvazione e lui immaginò che tutto ciò sarebbe avvenuto anche mentre lui le avrebbe infilato il cazzo dentro la fica, o glielo avrebbe strusciato su una coscia grossa e morbida per farselo diventare ancora più grosso e più duro… Inoltre Delia ricopriva una buona metà delle sue pietanze con una salsetta rossa agro-dolce  –  che lei diceva creare un delizioso contrasto con il gusto del manzo  o del pollo e che secondo lui invece serviva a mascherare i sapori dei piatti, che erano  molto simili gli uni agli altri – e l’altra metà con un’altra salsa rossa piccante, che  lei diceva essere un po’ “ottenebrante”, proprio come bere un bicchiere di vino di troppo…Ed anche questa frase a lui sembrava un invito. Lui fu però  così gentile da non mostrarle di avere fretta, a tavola; la lasciò ordinare anche due diversi tipi di dolce, che a lei piacevano, e la ascoltò nella sua conversazione non solo i commenti sul cibo, ma anche quelli sulle trascorse  vacanze , su un paio di eccentriche colleghe di lavoro e, infine, su quanto lui fosse stato simpatico ad invitarla.

 

 

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Usciti dal ristorante – lei aveva preso anche un caffé – cinese? – e lui aveva finalmente pagato il conto – lui decise che non aveva nessuna voglia di aspettare di invitarla a casa sua – con il rischio che lei non avesse accettato  o con la lentezza con la quale magari l’approccio avrebbe potuto andare avanti. Decise che si sarebbe fermato con la macchina vicino al belvedere frequentato da ragazzi che si facevano ognuno gli affari propri e che lì le avrebbe preso subito le grosse tette in mano e le avrebbe palpeggiate finché lei non lo avesse pregato di leccarla tutta… Quando fermò  la macchina Delia capì immediatamente che lui l’avrebbe baciata, perciò le offrì  spontaneamente la bocca appena lui ebbe messo il freno a mano. Quell’invito esplicito e veloce fu per lui motivo di grande piacere. A lungo tenne la lingua nella bocca di Delia – che aveva un gusto pieno di sapori  contrastanti tra loro, prima dolci, poi piccanti, poi amari, poi salati, ma tutti molto buoni – poi le leccò il collo, vicino all’ orecchio mentre intanto teneva finalmente una mano  su una sua grossa tetta, e la sentiva tesa sotto la stoffa giallo scura del vestito: avvertiva con le dita anche il suo grosso capezzolo eretto. Le infilò quindi la mano dentro lo scollo e cominciò a palparla fortemente, mentre con l’altra mano le toccava la pancia, con carezze circolari che raggiungevano sempre di più  la fica. Finché non decise di tirarle su la gonna e di sentire che lei aveva la carne caldissima e che lui non aveva ormai più nessuna voglia di aspettare. Le entrò quindi sotto le mutande con le dita e  proprio dentro la fica con  il dito medio sentendo non solo che questa era incandescente, ma così bagnata che il suo cazzo non resisteva più fuori da lei. Si sbottonò  quindi i pantaloni e si tirò giù le mutande – lì, in macchina – e tirando completamente su il vestito di Delia le fece scivolare in basso le mutande e le entrò nella fica con il suo cazzo così eretto che lui temeva di non farcela a non venire subito. Per fortuna quell’ eccesso di eccitazione bastò a contenergli per un po’ l’orgasmo e lui poté penetrare Delia con un ritmo costante, entrandole dentro a fondo, sempre più a fondo e con la stessa velocità, tanto che a lei piaceva molto e gli diceva: “ Si, così… sei molto bravo…in questo modo…si…oh si….” E lui continuava mentre con il viso le affondava sul collo e con le mani si reggeva alle sue tette grosse, che non gli lasciavano neppure uno spazio tra le dita…e con  il culo muoveva avanti e indietro, per entrarle dentro, tante volte, senza smettere, per sentire la sua fica che gli avvolgeva il cazzo e glielo teneva lì.

 

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Lui ebbe un orgasmo che gli piacque tanto, perchè fu piuttosto lungo e anche Delia fu soddisfatta, perchè i movimenti costanti di lui le avevano fatto montare un tale piacere che anche lei riuscì ad avere un orgasmo.  Dopo che furono venuti lui le tenne una mano sulla fica e sentiva che questa un poco palpitava e si contraeva. A lui piacevano molto quei piccoli movimenti spontanei e lo disse a Delia. “La tua fica mi chiama e si muove per me…” Anche Delia fu contenta che le reazioni del suo corpo a lui piacessero. “Credo ti dica che il tuo cazzo è buono.” Lui la guardò  un po’ sorpreso perchè non aveva ben capito cosa Delia intendesse. Così quando la vide togliere la chiusura alla borsetta e tirar fuori da questa un pacchettino di salsa rossa ketch-up, aprirlo e  spalmargli la salsa lungo tutto il cazzo, lui restò fermo e in silenzio, all’inizio anche un poco divertito, ad aspettare che lei facesse ancora qualcos’ altro. Delia infatti avvicinò le labbra al cazzo di lui e cominciò a leccargli via la salsa rossa dal basso verso l’alto, togliendogliela via proprio tutta. Poi, alzando il viso verso di lui, gli sorrise e nuovamente gli disse: “Uhmm…sentissi com’è buono…” E anche lui le sorrise. Ma non lo fece più quando poco dopo Delia aggiunse, mostrando i suoi piccoli denti: “Ed è per questo che ora me lo mangio.”  

 

 

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Sessoscritto/ Il giallo e il rossoultima modifica: 2009-10-13T12:43:00+02:00da michelepositano
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