Il Lodo Alfano viola la Costituzione

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Berlusconi: il lodo alfano non poteva mai passare con 11 giudici di sinistra, di pietro Berlusconi si dimetta, e adesso inizieranno i processi contro Berlusconi

E’ quanto hanno sancito i giudici della Consulta, secondo i quali la legge sulla sospensione dei processi penali per le quattro più alte cariche dello Stato è in contrasto con l’articolo 138 della Costituzione. Dunque, secondo la Corte, una norma del genere non poteva essere introdotta con legge ordinaria, ma soltanto con una riforma costituzionale

Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i 15 giudici della Corte Costituzionale. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio) è stata bocciata dalla Consulta per violazione dell’articolo 138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e dell’articolo 3, ovvero il principio di uguaglianza. La decisione è stata presa a maggioranza (9 giudici contro 6) e avrà come effetto immediato la riapertura di due processi a carico del premier Silvio Berlusconi (vedi box a lato): per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

La Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale del provvedimento varato dal Parlamento a luglio 2008, ha accolto i rilievi mossi dai giudici milanesi impegnati nei processi Mediaset-diritti tv e caso Mills che vedono imputato Berlusconi. La Consulta ha invece dichiarato “inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal gip del Tribunale di Roma“. Un ricorso sollevato nell’ambito dell’inchiesta della Procura capitolina sulla presunta compravendita di senatori eletti all’estero nella passata legislatura, all’epoca del governo Prodi: i pm romani avevano chiesto l’archiviazione delle accuse per il presidente del Consiglio, mentre secondo il gip il Lodo Alfano va applicato anche nella fase delle indagini preliminari. Da qui la decisione del giudice Orlando Villoni di trasmettere il fascicolo alla Consulta.

I giudici si erano riuniti martedì pomeriggio a Palazzo della Consulta. La camera di Consiglio si era aperta alle 17, dopo che il relatore Franco Gallo aveva esposto i termini della questione di incostituzionalità. Alla relazione erano seguiti gli interventi degli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella in rappresentanza del premier e di Glauco Nori per l’Avvocatura dello Stato. Non ammesso al dibattimento, invece, il costituzionalista Alessandro Pace in rappresentanza dei pm milanesi, secondo una consuetudine consolidata della Corte. La camera di Consiglio, sospesa una prima volta alle 19.30 di martedì, si è riaperta mercoledì mattina alle 9 e, dopo una seconda sospensione, tra le 13 e le 16, è ripresa fino alla sentenza arrivata alle 18.

 

I DUE ARTICOLI VIOLATI DAL LODO – L’articolo 3 stabilisce che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

L’articolo 138 stabilisce che «le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a ‘referendum’ popolare quando entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. La legge sottoposta a ‘referendum’ non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a ‘referendum’ se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti».

 

IL COMUUNICATO DELLA CONSULTA – Da Palazzo della Consulta è stato diffuso il seguente comunicato: “La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma”.

SILVIO BERLUSCONI: “NON MI DIMETTO. LA CONSULTA E’ DI SINISTRA. NAPOLITANO? SI SA DA CHE PARTE STA”

 

“Vado avanti”. Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, lasciando Palazzo Grazioli dopo la sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano. Il premier aggiunge. “La Consulta e’ politicizzata, e’ di
sinistra”. Secondo quanto si apprende, Silvio Berlusconi ai vertici della Lega ricevuti a Palazzo Grazioli non avrebbe minimamente manifestato l’idea di fare un passo indietro. In realtà la decisione della Corte costituzionale è arrivata ufficialmente soltanto al termine dell’incontro a Palazzo Grazioli, ma il Cavaliere spiega chi ha partecipato alla riunione – non pensa affatto di cambiare linea. Nella riunione – riferisce la stessa fonte – non si e’ nemmeno parlato di elezioni, si va avanti. Il Capo dello Stato? Sapete voi da che parte sta”. Per Berlusconi ”abbiamo giudici della Corte
costituzionale eletti da tre Capi di Stato della sinistra che fanno della Corte non un organo di garanzia, ma un organo
politico”.

 

QUIRINALE: NAPOLITANO STA DALLA PARTE DELLA COSTITUZIONE
“Tutti sanno da che parte sta il Presidente della Repubblica. Sta dalla parte della Costituzione, esercitando le sue funzioni con assoluta imparzialita’ e in uno spirito di leale collaborazione istituzionale”. E’ quanto si legge in una nota diramata dal
Quirinale.


BERLUSCONI: NON MI INTERESSA NAPOLITANO, IO PRESO IN GIRO
Berlusconi, dopo aver partecipato alla mostra a palazzo Venezia si è nuovamente avvicinato al recinto di transenne dentro il quale stazionano dalla serata i giornalisti e i cameraman, e ha ribadito la volontà del governo di andare avanti malgrado la sentenza della Consulta sul lodo Alfano. Alle insistenti domande dei cronisti sulle parole del Capo dello Stato, Berlusconi ha replicato: “Non mi interessa quello che ha detto Napolitano, mi sento preso in giro e non mi interessa. Chiuso”. Subito dopo il premier e’ rientrato a palazzo Grazioli.

LE ALTRE REAZIONI ALLA SENTENZA

BOSSI: “NO A ELEZIONI ANTICIPATE”

Anche con la bocciatura della Consulta del lodo Alfano si va avanti e si esclude il ricorso ad elezioni. Anzi, questo è il momento di stare vicino al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Sarebbe questo, secondo quanto si apprende da ambienti parlamentari della Lega Nord, il primo commento a caldo del segretario federale del Carroccio, Umberto Bossi.

“La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perche’ smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non privera’ il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione”. Lo dice Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl in Senato, che aggiunge: “E’ una giornata buia per i valori della legalità e che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità. Il governo andrà avanti, mentre chi ha tradito la propria funzione di garanzia non cancellerà la volontà democratica del popolo italiano”.

”E’ una sentenza politica ma il presidente Berlusconi, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto”. Lo afferma il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti.

GASPARRI (PDL): “LA CONSULTA NON E’ PIU’ UN ORGANO DI GARANZIA” 

“La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non e’ piu’ un organo di garanzia, perche’ smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non privera’ il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e
costantemente rafforzato di elezione in elezione”. Lo dice Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl in Senato, che aggiunge: “E’ una giornata buia per i valori della legalita’ e che segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalita’. Il governo andra’ avanti, mentre chi ha tradito la propria funzione di garanzia non cancellera’ la volonta’ democratica del popolo italiano”.

ALFANO (PDL): “SENTENZA SORPRENDENTE”

“E’ una sentenza che sorprende, e non poco, per l’evocazione dell’articolo 138 della Costituzione. La Corte Costituzionale dice oggi cio’ che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire gia’ nel 2004 nell’unico
precedente in materia”. Lo afferma il ministro della Giustizia Angelino Alfano, commentando la sentenza della Corte
Costituzionale di oggi pomeriggio. “E’ incomprensibile – continua il Guardasigilli – come giudici costituzionali abbiano
potuto spendere, nel 2004, pagine su pagine di motivazioni relative alla rinunciabilita’ della sospensione processuale,
alla sospensione della prescrizione e tanto altro ancora senza fare alcun riferimento alla necessita’ di una legge
costituzionale”. Tale argomento, conclude Alfano, “preliminare e risolutivo, e’ inspiegabile che venga evocato quest’oggi. Se questo argomento, che non condividiamo, fosse stato usato a tempo debito avrebbe evitato al Parlamento di essere oggettivamente indotto ad utilizzare lo strumento della legge ordinaria e al Capo dello Stato una promulgazione munita di pubbliche motivazioni”, ossia la “nota del 2 luglio 2008”.

BERSANI (PD): “INACAUTE LE DICHIARAZIONI DI BOSSI”

“Ho ritenuto le affermazioni di Bossi incaute, un tentativo di fare pressione. Voglio credere che non ci sia seguito a quelle parole”. Lo ha detto il candidato alla segreteria del Pd, Pierluigi Bersani, in merito alla paventata manifestazione di popolo a cui ha fatto riferimento oggi il leader del Carroccio, Umberto Bossi, nel caso di bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta. Ora che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la legge che prevedeva l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato, Bersani ha aggiunto: “Io mi stupirei se si procedesse in questo modo. Berlusconi è un cittadino e deve sottoporsi alla sentenza e non vedo altro che questo. Non vedo ragioni per ipotizzare uno scenario di questo genere”.

D’ALEMA: NO  A CONSEGUENZE POLITICHE
“Sono dell’opinione che sarebbe sbagliato, da una parte e dall’altra, trarre conseguenze politiche dalla sentenza”. Questo il commento di Massimo D’Alema alla decisione della Consulta sul lodo Alfano. “Una decisione – ha detto – di cui tutti debbono prendere atto. Credo che si debba reagire con molta serenità”. “Spero che nessuno, in questo momento, perda la lucidità”, ha aggiunto D’Alema.

CASINI (UDC): “NON E’ IL GIUDIZIO UNIVERSALE”

“In questo paese c’e’ scarsa attitudine a rispettare le leggi e, soprattutto, a rispettare le sentenze. Non è il giudizio universale. La Corte costituzionale ha espresso un’opinione su di una legge e ci si deve attenere a questa. Naturalmente, il governo che ha preso i voti degli elettori deve continuare a fare il suo lavoro, a occuparsi dei problemi degli italiani, che vengono prima di quelli di Berlusconi”. Lo ha detto il leader Udc, Pier Ferdinando Casini.


affaritaliani

Il Lodo Alfano viola la Costituzioneultima modifica: 2009-10-08T08:07:59+02:00da michelepositano
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