Berlusconi: «Farò vedere agli Italiani-di che pasta sono fatto»

AGGIORNAMENTO

Articoli 3 e 138, cosa prevedono

Ecco perché il lodo Alfano è stato dichiarato illegittimo

Il patto Fini-Bossi per evitare le urne

 bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri- guarda in fondo pagina

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Contestazioni al premier, sei denunciati

All’entrata e all’uscita della mostra a Palazzo Venezia dopo la sentenza sul Lodo Alfano

Fini: «Berlusconi rispetti le istituzioni»

«Il suo diritto di governare non può fare venir meno il dovere di rispettare la Consulta e il Capo dello Stato»

Lodo Alfano: cosa ne pensano all’estero

 

BERLUSCONI E’ UN COMPLOTTO

Ghedini: la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione. Pecorella: «Il premier non è come gli altri

 

Montezemolo: «Inaccettabili le accuse
di complotto, non si tema il confronto

 

«Lei è più bella che intelligente», lite in tv tra il Cavaliere e Rosy Bindi/Guarda

 «Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte», dice il premier Silvio Berlusconi a proposito del lodo Alfano, intervenendo telefonicamente a Porta a Porta. Un’affermazione che provoca un’immediata reazione in studio da parte di Rosy Bindi, vicepresidente della Camera e deputata del Pd, che ha giudicato gravissima questa posizione. «Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente – ha replicato secco Berlusconi – Non mi interessa nulla di quello che lei eccepisce». In realtà il Cavaliere cita una frase pronunciata da Vittorio Sgarbi sempre all’indirizzo della parlamentare del Pd. Che, senza scomporsi più di tanto, risponde serafica: «Non sono una donna a sua disposizione».

Berlusconi: «Farò vedere agli Italiani

di che pasta sono fatto»

«Andremo avanti più forte di prima». Nuovo affondo su Napolitano: «Ha radici totali nella sua storia di sinistra»

ROMA – Berlusconi, dopo una delle giornate più difficili della sua carriera politica, rimessa in discussione dalla bocciatura della Consulta del Lodo Alfano, riparte alla carica di buon mattino, con un’intervista al Gr1. Il tono è ormai quello della sfida aperta: «Farò vedere agli italiani di che pasta sono fatto». E ancora, come già ribadito mercoledì: «Andremo avanti più forte di prima».

NUOVO AFFONDO SU NAPOLITANO – Il premier è poi tornato a battere il tasto forse più delicato dello scenario politico: il conflitto aperto con il Quirinale. «Il presidente della Repubblica è stato eletto da una maggioranza di sinistra – ha detto Berlusconi al Gr1 -. Ha radici totali nella sua storia di sinistra e anche il suo ultimo atto di nomina di uno dei giudici della Corte Costituzionale dimostra da che parte stia».

«MENO MALE CHE SILVIO C’È» – Anche alla radio ha ripetuto un “concetto” già espresso mercoledì: «Per fortuna che Silvio c’è. Altrimenti – ha spiegato alla radio il Cavaliere – il Paese sarebbe nelle mani della sinistra che ha una organizzazione di una minoranza della magistratura che usa il potere giudiziario ai fini di lotta politica, ha più del 70% della stampa che è tutta di sinistra con in testa Repubblica e gli altri giornali, ha tutti i programmi di cosiddetto approfondimento politico con la tv pubblica pagata con i soldi di tutti».

FRANCESCHINI – «Il Capo dello Stato ha operato in modo ineccepibile nel rispetto del ruolo di garanzia che ricopre» ha detto il segretario del Pd, Dario Franceschini, intervistato da Sky Tg24 . Franceschini, dopo le posizioni espresse ieri, è tornato a commentare le reazioni del premier alla sentenza della Consulta sul lodo Alfano, afferma: «Direi a Berlusconi: ‘la smetta con questi toni, non vada avanti con questi attacchi a organi istituzionali. Se andrà avanti troverà un muro nel Pd, un muro di compattezza». Franceschini ha affermato che il suo partito è pronto al voto, ma «non credo si possano ottenere le elezioni solo gridando che serve andare al voto», «Berlusconi si deve battere sul terreno politico».

Il patto Fini-Bossi per evitare le urne

 


L’ipotesi dell’intervento con procedura d’urgenza sulla riforma penale per ritardare i processi

È accaduto poco prima che la sentenza sul Lodo Alfano provocasse il sisma, prima che d’un colpo il Quirinale, la Consulta e palazzo Chigi finissero inghiottiti nella voragine. E non è un caso se l’incontro tra Fini e Bossi a Montecitorio ha preceduto il terremoto, la loro intesa è servita per mettere in sicurezza il centrodestra, per arginare la controffensiva di Berlusconi e porre un confine invalicabile: il voto anticipato.

Così è nato l’accordo tra il «cofondato­re » del Pdl e il capo del Carroccio, al qua­le Fini ha garantito il proprio benestare per una candidatura leghista in Veneto al­le Regionali, ricevendo in cambio un pat­to di consultazione permanente e la ga­ranzia che «d’ora in poi quando si dovrà discutere lo faremo in tre». E sarà infatti dopo un incontro a tre che verrà ufficia­lizzato il patto sul governatore leghista nel Nord-est.

Ecco la svolta, l’idea di un ponte proiet­tato verso il futuro, la garanzia che l’alle­anza Pdl-Lega resisterà anche al cambio degli uomini e delle stagioni. L’accordo non mira a dimezzare il Cavaliere, per­ché è evidente che il centrodestra sia an­cora oggi a forte trazione berlusconiana. Bossi l’ha sottolineato, dichiarando pub­blicamente la propria fedeltà all’alleato, ma scartando le elezioni anticipate che bloccherebbero l’iter della riforma fede­ralista: «E senza quella riforma scoppia la guerra». Siccome il Senatùr sapeva che la Consulta avrebbe bocciato lo scu­do giudiziario, poco prima che accadesse ha trasformato le Regionali in un «refe­rendum » sul presidente del Consiglio.

Il punto è: come arriverebbe Berlusco­ni a quell’appuntamento? Il Cavaliere sa che — al momento — la strada delle ele­zioni gli è preclusa, per questo non le evo­ca. Ma il logoramento a cui è sottoposto rischia di schiantarlo, di non farlo arriva­re in sella al «referendum» di primavera: la sentenza civile sul lodo Mondadori è un cavallo di Troia che di fatto anticipa la sentenza penale sul caso Mills, e ora che la Consulta ha bocciato il lodo Alfano, il premier è esposto anche al processo sui diritti tv, che potrebbe portare all’interdi­zione dai pubblici uffici. Berlusconi ieri non usava il condizionale nei suoi collo­qui con ministri e dirigenti del Pdl: «Le sentenze contro di me sono già scritte».

Se così fosse sarebbe difficilissimo resi­stere a palazzo Chigi, «già me li vedo quel­li della sinistra che disertano le sedute in Parlamento, chiedendo le mia testa pri­ma di tornare in Aula». Perciò serve un meccanismo legislativo che blocchi quei processi, che li prolunghi nel tempo. I tec­nici sono già all’opera e non si esclude che alcune norme contenute nel ddl di ri­forma del processo penale — fermo al Se­nato — possano essere varate anche con procedura d’urgenza. È la prova-fedeltà che il Cavaliere chiede agli alleati, «serve maggiore unità e massima compattezza» ha detto a Bossi che ieri è andato a trovar­lo alla vigilia del terremoto.

Fini invece gli aveva parlato per telefo­no, intrecciando sentimenti di personale «solidarietà», a ragionamenti politici condivisi con il Senatùr nel colloquio a Montecitorio. «Andiamo avanti», aveva concluso il presidente della Camera: «E mi raccomando, Silvio. Usa toni pacati nel commentare la sentenza». Le ultime parole famose: «Evidentemente — ha commentato Fini dopo l’attacco di Berlu­sconi a Napolitano — ha scelto un’altra strada rispetto a quella che gli avevo con­sigliato » . Il «cofondatore» del Pdl può essere ri­masto sorpreso, ma fino a un certo pun­to. Doveva ricordare cosa aveva detto il premier alla vigilia: «A sentenza politica risponderò politicamente». E dunque era scontato che il Cavaliere avrebbe in­nescato con fredda lucidità quello che lo stesso Fini definisce un «conflitto istitu­zionale ». Il fatto è che ieri, in un sol col­po, la Corte Costituzionale ha azzoppato il premier ma ha anche colpito il presi­dente della Repubblica, «perché lui — se­condo Berlusconi — aveva promulgato la legge. E quello non è un semplice atto formale».

Il conflitto serve al Cavaliere per chia­mare alla prova di fedeltà gli alleati nel tornante più delicato della storia politica repubblicana. L’Mpa gli ha subito offerto la propria solidarietà, il repubblicano Nu­cara l’aveva anticipato ieri mattino in Au­la alla Camera, prima della sentenza, «a nome del Pri». Ora però Berlusconi pre­senta il conto: è d’accordo ad «andare avanti», come gli chiedono Fini e Bossi, «ma non intendo restare a guardare men­tre cercano di farmi fuori». Perciò chiede di seguirlo, in una battaglia che si prean­nuncia durissima. Ma che rischia di ini­ziare fuori tempo massimo. Berlusconi ne è consapevole: «Abbiamo perso un an­no e mezzo», ha urlato ieri. Un anno e mezzo in cui ha accantonato il progetto di rifondare la giustizia, ha bloccato la legge sulle intercettazioni, e ha accettato «il compromesso» con il Quirinale. Ecco cosa significava quel «mi sento preso in giro», sibilato ai cronisti. Era Na­politano il bersaglio, ma c’era anche Gianni Letta, l’uomo delle mediazioni con il Colle, il braccio destro delle cui strategie si fidava. Così è chiaro il moti­vo dello scontro con il sottosegretario al­la presidenza del Consiglio, al quale nei giorni scorsi — vedendo approssimarsi la bocciatura del lodo Alfano — si sareb­be rivolto a muso duro: «Tutto mi sarei aspettato, tranne che essere deluso da te».

E allora basta con gli infingimenti, «Napolitano avrebbe dovuto garantire». Siccome non è andata in questo modo, che guerra sia. Ieri pomeriggio nell’ inner circle berlusconiano si ipotizzava la stra­tegia d’attacco con il varo di una leggina: nel caso in cui il Quirinale dovesse riget­tarla, si tornerebbe in Parlamento per un nuovo voto, magari anticipato da una manifestazione di piazza. Erano queste le «armi radioattive» che il Guardasigilli — prodigandosi con il Lodo — sperava non si dovessero mai usare?

Il conflitto era nell’aria, ma c’è una no­vità rispetto al passato, perché stavolta il Cavaliere intende sfruttare la forza del consenso per scagliarla contro il Palazzo delle istituzioni, che è fragile dopo la sen­tenza di ieri. Come se non bastasse, l’op­posizione è debolissima e divisa, e il Pd — in questa battaglia — rischia l’Opa di Di Pietro. Resta da capire se e fino a che punto Bossi e Fini — pur di evitare le ele­zioni — asseconderanno il premier. Per­ché stavolta non si tratterà di mediare sulle candidature alle Regionali o sul pro­gramma di governo. Stavolta l’alleanza avrà un prezzo altissimo. Alla vigilia del­la battaglia decisiva Berlusconi ha inizia­to la conta tra chi starà con lui e chi starà contro di lui. Perché lui rischia tutto.

Francesco Verderami

 

Contestazioni al premier, sei denunciati

MILANO – Tre persone che avevano urlato frasi offensive all’indirizzo di Silvio Berlusconi, poco prima che il premier entrasse alla mostra in corso a Palazzo Venezia a Roma, sono state denunciate. Secondo quanto si è appreso le tre persone mentre il premier si accingeva ad entrare a Palazzo Venezia, hanno urlato: «In galera, in galera, la legge è uguale per tutti». Le forze dell’ordine hanno in un primo momento bloccato una delle tre persone e successivamente le altre due. I tre sono stati poi accompagnati nel vicino commissariato di polizia dove sono stati denunciati. All’uscita della mostra, stessa scena: altri tre contestatori e altre denunce. I tre hanno urlato al premier: «In galera, in galera». Anche in questo caso i tre sono stati quindi accompagnati negli uffici del commissariato e denunciati.

CHI SONO – I sei, due donne e quattro uomini, sono di età compresa tra i 25 e i 35 anni. Alcuni di essi sono ex studenti universitari e spesso partecipanti a manifestazioni pubbliche. Sono stati identificati dagli agenti della Polizia di Stato del commissariato Trevi e saranno denunciati per «vilipendio e oltraggio a carica istituzionale». A quanto si apprende, oltre alle frasi come «In galera, in galera, la legge è uguale per tutti», avrebbero pronunciato insulti personali nei confronti di Berlusconi.

 

 

 

Lodo Alfano: cosa ne pensano all’estero

Lodo Alfano. La Corte Costituzionale boccia l’immunità di Berlusconi. La notizia riportata nel mondo

Ampio spazio su quasi tutti i grandi siti web dei maggiori giornali online di tutto il mondo sulla decisione della Corte Costituzionale di  bocciare il lodo Alfano. Alcuni evidenziano il significato politico della sentenza altri ricordano che ora il premier sarà imputato in due processi.

Grande evidenza sul sito del britannico The Times’, che ha seguito con attenzione le vicende del governo italiano negli ultimi mesi: «La massima corte italiana toglie l’immunità a Berlusconi. Il premier italiano lotta per la sua carriera».  Nei gironi scorsi aveva intitolato i ‘The Times’ in un articolo intitolato «I legali di Berlusconi usano la tesi della “Fattoria degli Animali” nella richiesta di mantenerlo al di sopra della legge», si sofferma invece sulla tesi sostenuta davanti ai giudici della corta dagli avvocati del premier: «la legge dovrebbe considerarlo il primo tra gli eguali e continuare a proteggerlo da azioni giudiziarie». Una tesi, si legge nel giornale, che ricorda il messaggio lanciato da George Orwell nel suo messaggio: «Tutti gli animali sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri». Il ‘The Guardian’ titola: «La corte italiana delibera l’incostituzionalità della legge per l’immunità di Berlusconi». E mette in evidenza, nell’articolo, come la più importante conseguenza della sentenza è che la decisione darà nuova rilevanza alle due indagini in cui il Berlusconi comparirà come indagato. Con la notizia della sentenza della Consulta apre anche il sito online dell’autorevole quotidiano finanziario ‘FINANCIAL TIMES’ che sottolinea come il centro-destra di Silvio Berlusconi «oggi sia sprofondato nella più profonda crisi da quando è al governo». Il francese ‘Le Monde’ scrive nelle news dell’ultim’ora: «L’immunità di Silvio Berlusconi giudicata incostituzionale». Titolone su ‘Liberation’ sempre in Francia: «Invalidata l’immunità penale di Berlusconi. Questa decisione della Corte costituzionale potrebbe aprire la porta a procedimenti giudiziari contro il presidente del Consiglio». In Spagna per ‘El Pais’ è il terzo titolo: «La Consulta apre la porta ai processi di Silvio Berlusconi. La legge d’immunità nota come Lodo Alfano tiene paralizzati quattro processi contro di lui» scrive il corrispondente del quotidiano di sinistra. Nei gironi scorsi in un articolo intitolato «L’avvocato di Berlusconi: ‘La legge è uguale per tutti, non la sua applicazione», evidenzia come i legali del premier abbiano usato «variopinti argomenti giuridici e politici per difendere l’immunità ». Comunque andrà a finire – conclude il giornale, sottolineando che il lodo «ha paralizzato quattro processi» contro il Cavaliere – «una sensazione sovrastava ieri la sede della Corte Costituzionale, Berlusconi e i suoi milionari avvocati sono pronti a contrastare tutto e uscirne indenni». Sul sito de ‘El Mundo’: «Berlusconi smette di essere immune davanti alla giustizia. I 15 giudici della Corte costituzionale invalidano la legge che dava l’immunità alle 4 massime cariche dello Stato». Prima notizia anche sul sito del Wall Streer Journal: «Corte annulla l’immunità di Berlusconi» e il quotidiano americano aggiunge «La sentenza potrebbe mettergli pressione per dare le dimissioni e aprire a elezioni anticipate». Il Financial Times: «Poco prima Berlusconi era di eccellente spirito». Più sobrio, come prevedibile, l’inglese Financial Times, ma sicuramente diretto: «La corte italiana rigetta l’immunità di Berlusconi» sommario: «La corte dice che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge». Dentro il pezzo, chissà, un pò’ di huomour inglese nel passaggio: Mr. Berlusconi aveva detto poco prima di essere in “eccellente spirito”, secondo il suo avvocato Niccolò Ghedini. Poi si ritrova:  «Il premier italiano lotta per la sua carriera»  che è la prima del sito della inglese Bbc: «Bocciata la legge sull’immunità di Berlusconi». «La Corte Costituzionale, prosegue la Bbc, ha annullato la legge che gli aveva evitato diversi casi giudiziari. In uno, doveva affrontare accuse di corruzione». Dagli Usa la ‘Cnn’: «la Corte spoglia Berlusconi dell’immunità». Nell’articolo si legge: “Nonostante i molti scandali intorno a lui, Berlusconi rimane popolare”. Poi il passaggio per ricordare gli scandali sessuali iniziati con il compleanno di una ragazza di 18 anni, con la quale Berlusconi è stato accusato di avere una “relazione inappropriata”. Anche  il sito del ‘New York Times’ riporta la notizia titolando: «La Corte italiana spoglia berlusconi dell’immunità».

stampa estera

In Germania per la ‘FAZ’: «Berlusconi perde la sua immunità»: è la prima notizia del sito con una grande foto del presidente del Consiglio, che prosegue «la Consulta italiana ha dato una dura batosta al premier italiano e ha bocciato la legge sull’immunità. Con questa legge il politico di alto rango sperava di garantirsi una ampia immunità, eccezionale nell’Ue. Ora due processi nei confronti di Berlusconi possono riprendere». Foto gigantesca sul sito del settimanale di sinistra ‘Die Zeit’ che titola: «Contraccolpo per il premier dello scandalo: la Consulta italiana ha negato l’immunità a Berlusconi. Ora lo aspettano diversi processi». Maxifoto anche sul tabloid ‘BILD’: «Ora Berlusconi dovrà andare di fronte alla giustizia? ». Prima notizia anche per ‘Die Welt’ sempre in Germania e titolo di cronaca: «La Consulta nega a Berlusconi l’immunità. I 15 giudici hanno dichiarato non conforme alla Costituzione la legge con cui Berlusconi si è garantito nel 2008 l’immunità». E la vicenda sbarca anche sui quotidiani dell’America Latina. «Duro colpo a Berlusconi, bocciata la legge che gli dava l’immunità» titola in quarta posizione il sito dell’argentino ‘CLARIN’. Sempre in Argentina, ‘LA NACION’ titola; «la Giustizia italiana toglie l’immunità a Berlusconi». E per il brasiliano ‘O GLOBO’, «La giustizia italiana spoglia Berlusconi dell’immunità. Potranno essere riaperti alcuni processi». In Svizzera, ‘LE TEMPS’ ha come primo titolo: «Berlusconi dovrà affrontare la giustizia. Dura batosta per Silvio Berlusconi, la Corte costituzionale ha bocciato la legge d’immunità che proteggeva il capo del governo dal suo ritorno al potere poco più di un anno fa. Questa decisione rilancia le procedure giudiziarie contro il Cavaliere». Anche ‘Al Jazeera’ parla di annullamento dell’immunità per il premier, ponendo la notizia al primo posto sulla sua edizione web.

Ferdinando Pelliccia

Dichiarando incostituzionale il ‘lodo Alfano’ in quanto non approvato con legge costituzionale, la Corte ha innanzitutto smentito se stessa, rivelando così tutta la politicità e la strumentalità della propria decisione”. Lo afferma Peppino Calderisi, capogruppo Pdl in Commissione Affari costituzionali della Camera e relatore della legge a Montecitorio. “Infatti, nella precedente sentenza la Corte non aveva affatto eccepito questo motivo di incostituzionalità, inducendo il Parlamento a tener conto dei propri rilievi attraverso una nuova legge ordinaria. Ma la decisione della Corte è ancora più grave in quanto essa ha contraddetto lo stesso presidente della Repubblica il quale nel comunicato del 2 luglio 2008 aveva sottolineato che ‘punto di riferimento per la decisione del Capo dello Stato è stata la sentenza n. 24 del 2004’ osservando che ‘a un primo esame – quale compete al Capo dello Stato in questa fase – il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenzà. È di tutta evidenza – conclude l’esponente del Pdl – che se il vizio di costituzionalità è quello così radicale oggi rilevato dalla Corte, il Capo dello Stato non avrebbe dovuto promulgare la legge”.

 

Berlusconi dice: il lodo Alfano non poteva mai passare con 11 giudici di sinistra-Di Pietro ora Berlusconi si dimetta-rinizieranno  i processi contro Berlusconi  –  

 BERLUSCONI E’ UN COMPLOTTO

 

Fini: «Berlusconi rispetti le istituzioni»

«Il suo diritto di governare non può fare venir meno il dovere di rispettare la Consulta e il Capo dello Stato»

Gianfranco Fini tenta di frenare Berlusconi e di smorzare i toni dell’ attacco del premier contro le istituzioni, dopo la bocciatura del Lodo Alfano: «l’incontestabile diritto politico di Silvio Berlusconi di governare, conferitogli dagli elettori, e di riformare il Paese – ha detto il presidente della Camera – non può fare venir meno il suo preciso dovere costituzionale di rispettare la Corte Costituzionale e il capo dello Stato».

MANCINO: «DA BERLUSCONI ROZZEZZA SENZA LIMITI» – «La rozzezza delle accuse stavolta non ha proprio avuto un limite». Lo ha detto il vice presidente del Csm Nicola Mancino a proposito dell‘attacco rivolto da Silvio Berlusconi al Presidente della Repubblica dopo la sentenza sul “lodo Alfano”. «Non credo che tra le funzioni del Capo dello Stato – aggiunge Mancino – ci sia quella di persuadere i giudici costituzionali, anche per rispetto della loro autorevolezza scientifica». I giudici della Corte Costituzionale sono di sinistra? «Che devono essere di destra, o celestiali?» ha poi detto Mancino commentando le dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi che, dopo la sentenza della Consulta sul Lodo Alfano li ha definiti giudici di sinistra. Mancino ha sottolineato come la Corte «svolge il suo ruolo, i giudici hanno le loro convinzioni, e dire che giudicano politicizzando le questioni in loro esame mi sembra il solito ritornello». «Gli effetti di questa sentenza non sono riproducibili sul terreno politico – ha poi aggiunto il vicepresidente del Csm. C’è una maggioranza espressa dal corpo elettorale, che va avanti con le proposte contenute nel suo programma».

 

 

 

 

 

 

ROMA – Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i 15 giudici della Corte Costituzionale. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio) è stata bocciata dalla Consulta per violazione dell’articolo 138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e dell’articolo 3, ovvero il principio di uguaglia  nza (leggi il verdetto). La decisione è stata presa a maggioranza (9 giudici contro 6) e avrà come effetto immediato la riapertura di due processi a carico del premier Silvio Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

ACCOLTI RICORSI – La Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale del provvedimento varato dal Parlamento a luglio 2008, ha accolto i rilievi mossi dai giudici milanesi impegnati nei processi Mediaset-diritti tv e caso Mills che vedono imputato Berlusconi. La Consulta ha invece dichiarato «inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal gip del Tribunale di Roma». Un ricorso sollevato nell’ambito dell’inchiesta della Procura capitolina sulla presunta compravendita di senatori eletti all’estero nella passata legislatura, all’epoca del governo Prodi: i pm romani avevano chiesto l’archiviazione delle accuse per il presidente del Consiglio, mentre secondo il gip il lodo Alfano va applicato anche nella fase delle indagini preliminari. Da qui la decisione del giudice Orlando Villoni di trasmettere il fascicolo alla Consulta.

CAMERA DI CONSIGLIO – I giudici si erano riuniti martedì pomeriggio a Palazzo della Consulta. La camera di Consiglio si era aperta alle 17, dopo che il relatore Franco Gallo aveva esposto i termini della questione di incostituzionalità. Alla relazione erano seguiti gli interventi degli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella in rappresentanza del premier e di Glauco Nori per l’Avvocatura dello Stato. Non ammesso al dibattimento, invece, il costituzionalista Alessandro Pace in rappresentanza dei pm milanesi, secondo una consuetudine consolidata della Corte. La camera di Consiglio, sospesa una prima volta alle 19.30 di martedì, si è riaperta mercoledì mattina alle 9 e, dopo una seconda sospensione, tra le 13 e le 16, è ripresa fino alla sentenza arrivata alle 18.

«NON CAMBIA QUADRO POLITICO» – Poche ore prima del verdetto il deputato del Pdl Gaetano Pecorella, che ha sostenuto le ragioni del Lodo Alfano di fronte alla Corte Costituzionale, gettava acqua sul fuoco: «Il risultato non cambia il quadro politico, qualunque esso sia. Se fosse negativo, non sarebbe una sentenza di condanna per Berlusconi, ma riaprirebbe soltanto i processi. Quindi il ricorso alle urne non avrebbe senso, anche perché abbiamo già ora una forte maggioranza e la legislatura deve andare avanti». Il leader del Pd, Dario Franceschini, parlando a Ballarò, ha detto invece che la bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere Silvio Berlusconi a «reagire in un modo poco democratico».

BOSSI E ALFANO DA BERLUSCONI – Nel pomeriggio Umberto Bossi era andato a palazzo Grazioli per un incontro con Silvio Berlusconi. Oltre al Senatur sono arrivati Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Più tardi anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano si è aggiunto all’incontro tra il premier e i leader della Lega, cui ha partecipato anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

 

Dopo il primo “giro d’orizzonte“, quella di oggi potrebbe essere la giornata decisiva per la sentenza. Riprende infatti alla Corte Costituzionale l’esame del cosiddetto “lodo Alfano”, che tiene col fiato sospeso tutta la classe politica italiana. I 15 giudici costituzionali tornano a discutere dalle 9 sulla legittimità della legge che prevede la sospensione dei processi per le quattro più alte cariche dello Stato.

ATTESA – L’atteso “verdetto” sotto le telecamere puntate è ormai questione di ore, un paio di giorni al massimo assicurano i bene informati. Una dead line c’è: giovedì pomeriggio alcuni giudici dovranno partire per il Portogallo, dove saranno impegnati con i colleghi portoghesi e spagnoli. Ecco perché gli avvocati difensori del premier si aspettano che la decisione sul “lodo” sia presa entro giovedì mattina. Non è un mistero che la scelta divide anche i giudici.

COMMENTI – Una bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere Silvio Berlusconi a «reagire in un modo poco democratico» ha affermato il leader del Pd, Dario Franceschini, parlando a Ballarò. Tra i legali del Cavaliere, è sembrato però diffondersi un certo ottimismo; lo stesso Niccolò Ghedini avrebbe spiegato di considerare gli attacchi ricevuti da Pd e Idv per la sua arringa un segno di nervosismo dell’opposizione, una specie di sensazione che il vento spira a favore di Palazzo Grazioli. Non a caso è stato proprio lui, in serata, a descrivere l’umore del premier come «eccellente», mentre il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, si spinge addirittura a dire che è «alle stelle, come i sondaggi».

Ghedini: la legge è uguale per tutti, ma non la sua applicazione. Pecorella: «Il premier non è come gli altri»

ROMA – Slitta, come previsto, la decisione della Corte Costituzionale sulla legittimità del ‘Lodo Alfano’: la camera di consiglio della Consulta è stata sospesa. I giudici hanno aggiornato a mercoledì mattina, alle 9.30, la seduta segreta che si tiene nella saletta pompeiana al secondo piano di palazzo della Consulta. I quindici giudici del massimo organismo giuridico italiano dovranno stabilire se la legge – che ha permesso la sospensione dei processi a carico del premier Silvio Berlusconi – sia in linea con la Costituzione. In caso contrario decadrà e da quel momento si apriranno diversi possibili scenari, considerando che il leader del Pdl potrà nuovamente finire in tribunale. Anche per questo motivo la seduta è seguita da vicino dagli inviati dei media italiani e stranieri, presenti in massa, al punto che per ospitarli tutti è stato allestito un collegamento televisivo con circuito interno nella Sala avvocati attigua a quella dove si svolgono le udienze.

LA DECISIONE NON SIA POLITICA» – L’avvocato del premier, Gaetano Pecorella, dice di aspettarsi «che la Corte decida con grande serenità tenendo conto solo degli aspetti giuridici e dimenticando le questioni politiche». A chi gli fa notare che la discussione avviene proprio all’indomani delle polemiche scoppiate sulla sentenza sul Lodo Mondadori, Pecorella risponde: «Il Lodo Mondadori non c’entra nulla, abbiamo fiducia in questi giudici, perché pensiamo che non si lasceranno influenzare da altre questioni». Sul verdetto della Consulta, e sui tempi di attesa di questo, il legale del premier non si sbilancia: «Meglio non fare mai previsioni – afferma – io sono fiducioso. Certo, se c’è un giudice che chiede più tempo per approfondire la questione, di solito il presidente lo concede, e potrebbe esserci un rinvio, ma io credo che la Corte deciderà nei prossimi giorni». Pecorella, poi, ricorda come il Lodo Alfano sia «una legge anche frutto delle indicazioni che diede la Corte nel 2004», quando bocciò il Lodo Schifani. «Ci auguriamo che i giudici apprezzino e condividano ciò». La legge che prevede l’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato dai procedimenti penali, conclude, «non è una anomalia europea, in quasi tutti i Paesi d’Europa esiste uno strumento simile».

NON AMMESSA LA PROCURA DI MILANO – Nel frattempo, la Corte non ha ammesso l’intervento della Procura di Milano nel giudizio riguardante la legittimità del Lodo Alfano. La decisione è stata comunicata dal presidente della Corte, Francesco Amirante, alla ripresa dell’udienza dopo che i giudici si erano ritirati in camera di consiglio per decidere in proposito. Il professor Alessandro Pace, che aveva presentato memorie alla Consulta per sostenere l’illegittimità del Lodo a nome della Procura di Milano, non potrà dunque intervenire nell’udienza pubblica. E’ passato così al relatore Franco Gallo il compito presentare le questioni di illegittimità avanzate dal Tribunale di Milano e dal gip di Roma, ovvero le sedi che ospitano tre procedimenti a carico del premier.

UGUALE PER TUTTI, MA…» – Poi è stato il turno dei legali di Berlusconi (oltre a Pecorella anche Niccolò Ghedini e Piero Longo). «La legge è uguale per tutti ma non sempre lo è la sua applicazione» ha detto Niccolò Ghedini in un passaggio del suo intervento, durato 15 minuti. L’avvocato del presidente del Consiglio, che è anche parlamentare, ha sottolineato che con il Lodo «è stato realizzato con una legge ordinaria, un edificio costituzionalmente resistente». «Con le modifiche apportate alla legge elettorale – ha aggiunto Pecorella -, il presidente del Consiglio non può più essere considerato uguale agli altri parlamentari, ossia non è più ‘primus inter pares’, ma deve essere considerato ‘primus super pares’». Pecorella ha aggiunto che bisogna prendere atto del fatto che «con la legislazione di oggi sulle elezioni delle cariche politiche, la posizione del presidente del Consiglio si è venuta staccando da quella che era stata disegnata dalle tradizioni liberali».

«PERCHE’ NON E’ IMMUNITA’» – E’ stato poi Piero Longo a spiegare perché a parere del collegio difensivo il Lodo Alfano non è un’immunità. L’attuale legge, infatti, secondo il legale ha «come caratteristiche la temporaneità, la non reiterabilità, la rinunciabilità, la sospensione della prescrizione, la garanzia per le prove non rinviabili, la tutela delle parti civili». In particolare, la sospensione della prescrizione «esorcizza l’ipotesi falsificante secondo cui con la sospensione del processo si avrebbe lo stesso risultato di un immunità». Così non è, a detta dell’avvocato Longo. Anche perchè – ha evidenziato – la sospensione del processo è prevista nel codice penale nel caso di legittimo impedimento dell’imputato. Il Lodo, dunque, «non è legato alla mera carica o alla funzione ma all’espletamento di una complessa attività da parte di un’alta carica». Difatti – ha aggiunto Longo – «nel difficile sistema geopolitico in cui viviamo», con i numerosi appuntamenti internazionali nell’agenda del premier, sarebbe per lui «impossibile» svolgere contemporaneamente il suo incarico e tutelare il diritto di difesa come imputato. Il rischio sarebbe quello di «dover trascurare gli impegni connessi alla carica costituzionale», tanto più se i processi sono «aggravati da centinaia o migliaia di atti e documenti».

«IL DANNO MINORE» – L’avvocatura generale dello Stato ha infine sostenuto che il Lodo è il «danno minore» per il sistema giuridico. Spiega l’avvocato Glauco Nori: «La “ratio” della norma è la soluzione del possibile conflitto fra le esigenze legate alle funzioni di governo e al diritto alla difesa in processo: un problema non ipotetico ma reale, in corso, che è giusto sia stato affrontato e risolto dalla legge ordinaria. Si tratta di un problema di compatibilitá fra due interessi, entrambi totalmente tutelati e garantiti dalla Costituzione». Si chiede a tal proposito Nori: «Quale mezzo c’era per risolverlo, diverso da quello adottato dal legislatore? Se il problema è la contemporaneitá fra le due esigenze, non si può certo pensare di andare nella direzione dell’eliminazione totale di questa contemporaneitá, concedendo l’impunitá al presidente del Consiglio o togliendogli le funzioni di capo del governo: soluzioni entrambe incostituzionali». Per questo «la sospensione del processo penale, pur se produce sicuramente un danno al sistema giuridico, rappresenta comunque il danno minore».

 

 

  • corriere.it 
  • Montezemolo: «Inaccettabili le accuse
    di complotto, non si tema il confronto»
  • «È francamente inaccettabile che si rivolgano accuse di complotto contro chi vuole rendere più ricco e vivace il dibattito delle idee». Lo ha detto il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo al convegno organizzato dalla sua associazione Italia Futura.

    Montezemolo parla di «ipotesi fantasiose che identificavano la nostra associazione come il laboratorio segreto di misteriose alchimie partitiche o peggio ancora come espressione di un oscuro complotto di salotti buoni, fortunatamente estinti da tempo».

    «Chi è sicuro del proprio ruolo e della propria funzione – spiega – chi è consapevole dei propri valori, non può e non deve temere il confronto con gli altri. Soprattutto quando si tratta di un confronto con chi proviene dalla società civile».

    «Noi non abbiamo nulla a che fare con un partito o movimento politico – ha sottolineato Montezemolo – In Italia è in carica un governo pienamente legittimato da un ampio mandato elettorale, che io auspico completi la legislatura e che deve essere giudicato sulla base dei risultati. Così come esiste un’opposizione che merita rispetto e che sta trovando la sua strada proprio in questi giorni. A nessuno – e tanto meno al nostro Paese – servirebbe oggi l’ennesimo partito».

    «Italia bloccata, è fallimento della mia generazione». «Viviamo in una Nazione in cui la speranza di migliorare la propria condizione è ormai un bene raro. E ciò rappresenta un fallimento non solo della politica ma della classe dirigente nel suo complesso. È il fallimento di una generazione come la mia che ha avuto il privilegio – dice Montezemolo – di nascere dopo la guerra, che ha avuto tanto ma non è riuscita a trasformare il proprio successo; è per questo che oggi ritengo doveroso dare un contributo».

 affaritaliani

 

  • Il Cavaliere non si dimette: “Vado avanti con maggior forza”. E su Napolitano dice: “Si sa da che parte sta…”. La replica del Colle: “Il capo dello Stato sta con la Costituzione”. Ma il premier insiste: Napolitano? Non mi interessa

    Bossi: no a elezioni. Il Pdl: sentenza politica.

 

CORRIERE.IT           Inserito da michele de lucia

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
«The Times» (Gran Bretagna): «La massima corte italiana toglie l'immunità a Berlusconi. Il premier italiano lotta per la sua carriera»
«The Times» (Gran Bretagna): «La massima corte italiana toglie l’immunità a Berlusconi. Il premier italiano lotta per la sua carriera»

 
 
«El mundo» (Spagna): «Berlusconi smette di essere immune davanti alla giustizia. I 15 giudici della Corte costituzionale invalidano la legge che dava l’immunità alle quattro massime cariche dello Stato»

«El mundo» (Spagna): «Berlusconi smette di essere immune davanti alla giustizia. I 15 giudici della Corte costituzionale invalidano la legge che dava l'immunità alle quattro massime cariche dello Stato»

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
«Bbc» (Gran Bretagna): «Bocciata la legge sull'immunità di Berlusconi. Gli aveva evitato diversi casi giudiziari. In uno doveva affrontare accuse di corruzione»
«Bbc» (Gran Bretagna): «Bocciata la legge sull’immunità di Berlusconi. Gli aveva evitato diversi casi giudiziari. In uno doveva affrontare accuse di corruzione»

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
«Die Welt» (Germania)
«Die Welt» (Germania)

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
«Cnn» (Stati Uniti)

 

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
«Die Zeit» (Germania)

 

 

 

 

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
«Libération» (Francia): «Invalidata l'immunità penale di Berlusconi. Questa decisione della Corte Costituzionale potrebbe aprire la porta a procedimenti giudiziari contro il presidente del Consiglio»
La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
«Wall Street Journal» (Stati Uniti): «La Corte annulla l'immunità di Berlusconi. La sentenza potrebbe mettergli pressione per dare le dimissioni e aprire a elezioni anticipate»
«Wall Street Journal» (Stati Uniti): «La Corte annulla l’immunità di Berlusconi. La sentenza potrebbe mettergli pressione per dare le dimissioni e aprire a elezioni anticipate»

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
«Süddeutsche Zeitung» (Germania)
La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
da elpais.com

 

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  
da http://www.nytimes.com/

 

La bocciatura del Lodo Alfano sui siti stranieri  

 

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Articoli 3 e 138, cosa prevedono

Ecco perché il lodo Alfano è stato dichiarato illegittimo

Il lodo Alfano è stato dichiarato illegittimo perchè viola l’articolo 3 e 138 della Costituzione.

L’articolo 3 stabilisce che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

L’articolo 138 stabilisce che «le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a ‘referendum’ popolare quando entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. La legge sottoposta a ‘referendum’ non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a ‘referendum’ se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti».

 

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  • Si tratta della decisione peggiore per Berlusconi. A questo punto è impossibile per il governo approvare un ‘Lodo Bis’

 

 

Berlusconi: «Farò vedere agli Italiani-di che pasta sono fatto»ultima modifica: 2009-10-08T15:53:00+02:00da michelepositano
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