Il giornalista deve reinventarsi. La Rete lo ha cambiato per sempre. Mezza ad Affari…

 

Giornali Web

Dal ruolo del giornalista di oggi alle novità introdotte col web, “Il futuro del giornalismo” (da cui il titolo del convegno tenutosi a Milano il I ottobre) è un argomento che appassiona esperti e non. A catturare l’attenzione sono stati principalmente i dati dell’indagine di Astra Ricerche, commissionata proprio dall’Ordine dei Giornalisti, che rivela come l’82% degli italiani tra i 15 e i 55 anni utilizzi internet come canale principale per informarsi. A presentarli è stato il ricercatore di marketing e giornalista Enrico Finzi.

“Oggi il giornalista non ha più l’esclusività della notizia”, spiega Michele Mezza, vicedirettore di Rai International, che, dopo l’intervento alla Statale di Milano, ha scelto Affaritaliani.it per raccontare il suo punto di vista sulla figura del giornalista oggi. “Il punto cruciale, forse il più difficoltoso, sta nel riqualificare un ruolo che non è più legato all’esclusiva della distribuzione della notizia, ma alla capacità di interagire con un mondo multimediale in cui l’intelligenza delle macchine tende a prevalere. In parole povere: il giornalismo deve fare i conti con la Rete”
 

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Michele Mezza

All’estero il problema del rapporto Internet-notizia fa discutere da 6 o 7 anni. – continua – Non è risolto, ma almeno contemplato. Noi ci arriviamo faticosamente solo ora. E peraltro con la recondita speranza che il web non sia un vero concorrente nella diffusione delle news. Ma purtroppo o per fortuna non è così. C’è un processo irreversibile nello scenario produttivo dell’informazione che la crisi economica amplifica”.

Mezza lo ripete già da anni agli studenti a cui fa lezione alla facoltà di Lettere a Perugia: il suo libro Media senza Mediatori è stato pubblicato nel 2002 e ha generato una vivace comunità online che discute di questi aspetti.
“Il vero problema non è la figura del giornalista in sé e per sé, ma come si ridisegna la macchina industriale del giornalismo. Ed è un problema strutturale, non congiunturale. Non si possono più fare i giornali con 200 giornalisti, né con le funzioni verticali classiche e bisogna intrecciarsi a questa grandissima offerta di comunicazione che arriva dal web. Ognuno insomma deve inventarsi strumenti, intelligenze e capacità per essere competitivo in questo ambiente”
 
Un altro dato che fa riflettere: internet viene scelto per la velocità, ma i media tradizionali sono considerati ancora i più attendibili. “Certo – commenta Mezza in proposito – ci sentiamo rassicurati se qualcuno assume la responsabilità di essere affidabili, ma se ci serve una cosa veloce andiamo sul primo sito che ce la dice. Anche l’affidabilità non è più certificata per sempre, ma diventa la media ponderata delle mille voci della Rete che si rincorrono. Facciamo l’esempio del terremoto. Arriva qualcuno che dice che c’è stata una scossa, poi ne arriva un altro, poi altri mille. L’abilità sta nel capire quando uno può azzardare a dire che la notizia è vera. È un gioco rischioso, ma che si sta imponendo. E devono capirlo anche i giornalisti, che hanno l’abitudine secolare di affidarsi alle agenzie come a un notaio, perché così si sollevano dalla responsabilità di quello che scrivono. Sarà sempre meno così”.
 
A proposito delle web-news, Enrico Finzi ha rivelato che 6 milioni di persone riterrebbero utile una sorta di bollino di qualità, un marchio che identifichi i contenuti prodotti da un giornalista rispetto al resto. Letizia Gonzales, presidente dell’Odg della Lombardia, sostiene che l’idea sia da studiare. “Era stata proposta dal sindacato Fnsi già nel 2000. Il problema è che non basta solo dichiarare di essere giornalisti, forse sarebbe meglio inserire anche un numero di tessera insieme alla firma. Non so, ci stiamo riflettendo”.
E a chi propone di abolire l’Ordine la Gonzales afferma: “Sono d’accordo che sia un meccanismo vecchio ma dà ancora garanzie. Anche se online si sviluppano figure simili, chi non è giornalista non ha la capacità della verifica delle fonti, abilità che prescinde dalla tecnologia. Bisogna sistemare questo aspetto. Il giornalismo deve diventare intermediale e l’Ordine di pari passo”.
 
Poi la presidente dell’Ordine annuncia che sarà alla manifestazione per la libertà di stampa del 3 ottobre, perché la categoria in questo momento subisce pressioni eccessive e spiega: “Anche la critica e le denunce alle proprie opinioni sono intimidazioni nei confronti dei giornalisti. Qui si fraintende il loro ruolo. È vero che alcuni reporter si sono trasformati in partiti politici, ma se si tornasse a un clima più sobrio e meno urlato sarebbe meglio. Su internet, le cose vanno meglio perchè sicuramente ci sono meno pressioni”.
 
Per Mezza invece la libertà di stampa “è un dato variabile delegato al conflitto politico. Lo è ovunque, figurarsi in un Paese come il nostro in cui il presidente ha il vezzo di interessarsi molto ai media. Ma non è l’unica minaccia: i giornalisti, infatti, continuano a inseguire media sempre più superati. Il problema della sovranità dei giornalisti è legato anche alla dipendenza dal nuovo”. E anche sul ruolo sempre più pregnante di Google ha da dire la sua: “Se si delega a un motore di ricerca la soluzione dei problemi in Rete, quando questo diventa un’istituzione si passerà dalla dipendenza da un padrone alla dipendenza da una macchina, che peraltro è stata progettata per fare altre cose”.

E così il giornalista rivela la sua formula vincente: “Bisogna essere competitivi ottimizzando le risorse che abbiamo: non è possibile che un Paese che vende moda non abbia un motore di ricerca (semantico) per questo settore. Stesso dicasi dell’arte. Dobbiamo creare un nostro primato da scambiare con gli altri: al momento siamo solo consumatori di intelligenza altrui. Ha ragione Luca De Biase quando dice che dobbiamo essere più innovativi di Google almeno in un settore, fosse pure marginale”.


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Il giornalista deve reinventarsi. La Rete lo ha cambiato per sempre. Mezza ad Affari…ultima modifica: 2009-10-03T16:43:26+02:00da michelepositano
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