Inchiesta/ “Quannu mori l’erba tinta”, il documentario sullo scambio di voto in Sicilia

senza-titolo-135.jpgA Palermo l’erba tinta un mori mai e io voglio andare via”.  Questa frase restituisce lo spessore e le motivazioni che hanno dato vita a  “Quannu mori l’erba tinta”, documentario di Emanuele Pantano, Matteo Farnedi e Damiano Gicomelli;  il primo capitolo di un’inchiesta sul sud, la disoccupazione,  il lavoro, la mafia e la politica, il voto di scambio e le condizioni di vita delle persone che vivono nella parte meridionale della nostra penisola.

Ad Affari Italiani Emanuele racconta come e perché nasce l’idea di questo lavoro.
“Erba tinta, in siciliano significa erba cattiva e, a Palermo, questa sembra non morire mai, per questo il documentario si intitola provocatoriamente “Quannu mori l’erba tinta”. Noi siamo in tre, io sono siciliano,  Matteo è romagnolo e Damiano marchigiano. Partendo, quindi, da tre diversi punti di vista volevamo trattare il problema del lavoro in Sicilia. Siamo partiti dalla constatazione della bassa qualità di vita delle persone che vivono nel sud, per mostrare come questo sia alla base della necessità del cosiddetto voto di scambio, un tipo di voto che esiste in questa forma, solo al sud. E qui è così diffuso perché tutto si regge su un sistema clientelare.”

Ma questa è solo una parte del lavoro dei tre autori che, come ci racconta Pantano, si sviluppa in realtà in tre momenti diversi. 
“Quannù mori l’erba tinta fa parte di un lavoro più ampio, un’inchiesta che noi chiamiamo la  Trilogia della legalità. La prima parte, di cui io sono protagonista, è stata girata in Sicilia, a Palermo e racconta, partendo dalle condizioni di vita della gente, quale è la realtà del lavoro nella mia città e come essa sia legata a doppio giro alla mafia e alla politica. La seconda parte della nostra inchiesta si svolge in Campania, nel casertano, dove analizziamo, diciamo, la quotidianità delle persone che lottano contro la camorra. Infine, nella terza parte, che gireremo in Calabria, ci occuperemo della situazione dei pentiti che in questa regione sono un numero molto basso. “

Damiano e Matteo ci spiegano come si è svolta la seconda parte dell’inchiesta e cosa sia emerso da questa.
“Noi abbiamo deciso di girare in Campania, e precisamente nel Casertano. Qui abbiamo cercato di analizzare le realtà che si battono contro la camorra, perché volevamo utilizzare un punto di vista diverso ” ci dice Damiano.

Gli chiedo quale sia la fotografia che hanno ricevuto da questa seconda parte della loro inchiesta.
Matteo ci racconta: “è molto strana la situazione nella quale ci siamo imbattuti. Infatti, i gruppi di persone che abbiamo intervistato non sembrano essere uniti e compatti nella lotta alla malavita. Esistono diverse realtà, spesso anche in contrasto tra loro e questo rende l’opposizione alla camorra un’operazione sicuramente più difficile e  farraginosa”, poi prosegue Damiano “forse questo dipende dal fatto che la camorra diversamente dalla mafia ha un sistema meno istituzionalizzato, meno gerarchico e più diversificato e ciò rende difficile anche costituire un fronte unitario e compatto rispetto a qualcosa che di fatto non lo è. “

Ma qual’è la fotografia del sud che emerge da queste inchieste?
“Anche in Campania, come in Sicilia ciò che colpisce sono le condizioni di vita. Quando noi andiamo a fare le nostre interviste, partiamo chiedendo opinioni su  mafia, camorra e quant’altro, ma le persone ci parlano dei loro problemi quotidiani, di bisogni semplici e basilari, non di grandi sistemi e valori morali, ma bensì di bisogni primari ” spiega Damiano.

Emanuele ci risponde, invece,  restituendoci la confidenza di un ex detenuto con il quale lavorava a Palermo e che aveva passato la vita a rubare. ” Dopo aver scontato la sua pena si era trasferito in Francia. Qui, per la prima volta nella sua vita, grazie al sussidio e agli aiuti dello stato, era riuscito a vivere dignitosamente lavorando. Purtroppo, però,  quando era tornato in Sicilia nonostante avesse provato a cercare un lavoro, non trovandolo, suo malgrado, era tornato a rubare. Questa è la realtà in Sicilia” conclude Pantano.

Il primo capitolo della trilogia, prodotto dalla giovane casa di produzione di Aureliano Amadei, Motoproduzioni, ha riscosso un discreto successo, ed è uscito anche in dvd. Attualmente, la seconda parte, in fase di montaggio, è alla ricerca di chi lo distribuisca, con la speranza che abbia ugual fortuna e di vederlo presto in onda.


affaritaliani.it

Inchiesta/ “Quannu mori l’erba tinta”, il documentario sullo scambio di voto in Siciliaultima modifica: 2009-09-24T16:52:18+02:00da michelepositano
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