Università, 30 mila euro a esame per passare il test

Cinquemila come acconto. Trentamila euro da versare a selezione oramai superata. Era questo il “listino” dell’organizzazione che, secondo la guardia di finanza, avrebbe cercato di truccare i risultati dei test di ingresso ai corsi di laurea di odontoiatria delle università di Napoli, Foggia e Verona. I militari del nucleo di polizia tributaria, coordinati dai sostituti procuratori Francesca Romana Pirrelli e Renato Nitti, hanno trovato riscontri all´ipotesi investigativa.  I componenti della organizzazione erano undici. E alcuni di loro conservavano alcuni appunti. Avevano annotato il nome degli studenti, almeno due, che avevano versato l´acconto da cinquemila euro. Un elemento importante.

BARI, UNO SCANDALO OGNI DUE ANNI – C’è anche qualche candidato già coinvolto nell’indagine di due anni fa per i test di ammissione “truccati” ad Odontoitaria, tra i 25 indagati della nuova inchiesta della Guardia di Finanza di Bari, che ha portato alla scoperta di una sorta di “centrale” di esperti che avrebbero dovuto fornire le soluzioni ai quiz agli studenti che il 4 settembre scorso erano impegnati nelle prove a Bari e a Napoli.

L’appartamento dove i finanzieri hanno sorpreso gli esperti al “lavoro” con telefonini dell’ultima generazione, mentre preparavano le risposte per i test di ammissione, si trova ad Altamura (Ba) ed è di proprietà di un medico. Per i 25 coinvolti nell’indagine tra cui genitori, studenti, le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione ed alla rivelazione d’ufficio. Secondo gli investigatori, il meccanismo utilizzato era praticamente simile a quello smascherato nel 2007 con l’inchiesta che coinvolse le Facoltà di Medicina ed Odontoiatria di Bari, Foggia, Chieti ed Ancona, con il coinvolgimento, a vario titolo, di 136 persone, tra organizzatori ed intermediari.

Secondo i militari del Nucleo di Polizia Giudiziaria della Guardia di Finanza, la nuova organizzazione operava già da tempo a Foggia, Napoli e Verona, ma non si esclude che siano coinvolte altre citta’ universitarie, nonostante le iniziative anti frode adottate quest’anno da alcuni atenei (disturbatori di frequenze e metal detector) proprio all’indomani della truffa scoperta dalla Gdf di Bari nel 2007. Le indagini delle “fiamme gialle” si starebbero concentrando soprattutto in Campania e sul possibile coinvolgimento di alcuni funzionari della universita’ partenopea. Qui la presunta nuova organizzazione avrebbe fatto sostenere gli “entry test” ai propri candidati che, per ricevere l’aiuto “in aula”, avrebbero pagato tra i 25 ed i 30mila euro, 5.000 dei quali all’atto dell’adesione.

IL RECLUTAMENTO DEGLI STUDENTI – Il reclutamento degli studenti, gestito principalmente da una persona ritenuta vicina alla presunta “mente”, un rappresentante di prodotti per l’ortodonzia, ha interessato per lo piu’ figli e paranti di medici, odontoiatri e odontotecnici. Una volta avvicinati, i potenziali concorrenti venivano dapprima rassicurati sull’efficienza e affidabilita’ dell’organizzazione, poi istruiti sulle modalita’ tecniche per affrontare la prova di ammissione. L’offerta comprendeva la fornitura di un “palmare” configurato per la connessione ad un account dedicato di posta elettronica, su cui ogni candidato avrebbe ricevuto le risposte alle 80 domande ministeriali.

Per evitare inconvenienti della ultim’ora, erano state ordinate delle prove tecniche attraverso l’invio di messaggi sui propri indirizzi di posta elettronica. Altri accorgimenti per i candidati erano quelli di nascondere il palmare, attraverso fasce elastiche o nastri adesivi da applicare alle cosce, e la cancellazione dei contenuti delle webmail in uscita e in entrata, cosi’ da non lasciar traccia sulla rete, infine all’attivazione alla ultim’ora di una scheda sim (meglio se intestata a terza persona) da utilizzare nel palmare per il collegamento internet.

Tutti questi accorgimenti non sono comunque bastati per sottrarsi alle verifiche della guardia di finanza che, dopo aver pedinato per giorni alcuni esponenti dell’organizzazione, è riuscita ad individuare ad Altamura (Ba) la sala operativa dove venerdi’ 4, in prossimita’ del termine delle prove di accesso di odontoiatria, i finanzieri hanno fatto irruzione nell’abitazione del padre di uno dei candidati, scoprendo un vero e proprio centro elaborazione dati dove 6 persone, coordinate da un tecnico dipendente dell’Università, erano intente, con l’ausilio di 5 computer, tutti collegati in rete internet, all’elaborazione del questionario ministeriale – nel frattempo ricevuto via mail tramite scansione/foto dei singoli fogli domanda – e alla conseguente trasmissione delle risposte sugli indirizzi di posta elettronica. Contemporaneamente, all’uscita delle aule universitarie di Foggia, Napoli e Verona sono state eseguite perquisizioni dei candidati che in questa prima fase sono stati identificati, e sono stati sequestrati i palmari utilizzati per la ricezione delle mail.


affaritaliani.it

Università, 30 mila euro a esame per passare il testultima modifica: 2009-09-09T12:06:36+02:00da michelepositano
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