Estate 2009 con pinne, fucile… e Umberto Smaila!

Umberto Smaila e le ferie estive. Umberto Smaila e l’intrattenimento. Umbe rto Smaila e la notte. Sulla soglia dei 60 anni e alla vigilia dei quarant’anni di carriera, lo showman veronese divenuto famoso con il surreale e raffinato quartetto di cabaret ‘Gatti di Vicolo dei Miracoli’ (con Jerry Calà, Nini Salerno e Spray Mallory), anche per la famosa espressione-tormentone “Capito?”, che finì sulla bocca di tutti gli italiani, anche quest’estate è in Sardegna con il suo show. Ma quest’anno in una nuova location, non più in Costa Smeralda, a Porto Quatu, ma nel budonese: la grande discoteca Pata Pata. Di notte, con le sue battute e le sue canzoni, fa ridere e ballare turisti e villeggianti provenienti da tutt’Italia. Di giorno ha fissato la  residenza estiva sua e della sua famiglia all’hotel Baia del Porto, un villaggio “resort” del gruppo Studio Vacanze, nella baia di Porto Ottiolu (porto turistico con 400 posti barca) in territorio di Agrustos, in provincia di Olbia-Tempio, di proprietà della famiglia Sanna (vedi riquadro). Lì, in un’oasi di relax assoluto, dentro un contesto selvaggio fatto di verde, ulivi secolari, mirti, rosmarini e lavande, vicino a un mare verde e blu a seconda delle ore del giorno, Affaritaliani.it l’ha incontrato, per fare un bilancio stagionale. E per parlare di spettacolo. Di ieri e di oggi.

 

 


Gli spettacoli si Smaila

Estate in Sardegna, ma in un posto nuovo, per Umberto Smaila quest’anno…
“Sì, c’è questo grande locale, che si chiama Pata Pata, all’interno del quale è stato ricavato un locale satellite, con un suo ingresso privato e una sua insegna. Fa parte della struttura ma ha una sua identità ben precisa. Ha un costo superiore rispetto alla discoteca annessa e una sua specifica funzione di musica dal vivo e intrattenimento. Mentre il Pata rimane quello che è sempre stato, cioè una mega discoteca per giovanissimi. Lo spostamento è stato radicale. Da Porto Quatu al nord della Costa Smeralda, nel comune di Arzachena, a Budoni,- San Teodoro, esattamente in località  Agrustos, un nome vagamente esotico, che non mi dispiace per niente perché non si capisce se è Grecia, Spagna o Sardegna”.


Un’immagine del budonese, zona emergente e ancora incontaminata della Sardegna, per nulla toccata dalla crisi che ha invece colpito la Costa Smeralda (il BlackBerry reportage di Angelo Maria Perrino)

E com’è andata? Com’erano i vacanzieri quest’anno? Più mosci?
Niente di nuovo sotto il sole. Gli italiani hanno sempre voglia di divertirsi allo stesso modo. Con orari abbastanza mediterranei, anche se non proprio come gli spagnoli, un po’ più tiratardi. Tutto si mette in moto dopo la mezzanotte, perché c’è l’abitudine di andare a cena alle dieci, le undici. Crisi? Io ho sempre lavorato a pieno regime. Mi sono arrivate voci di un evidente e palese crisi in Costa Smeralda. Ma era un po’ previsto, data la grave crisi economica, anche se in primavera le cose hanno cominciato a riprendersi e non c’è stato il disastro che si poteva prevedere. In Costa Smeralda i costi sono veramente molto elevati, proibitivi per la famiglia media”.

Quindi non si è vista la crisi, la gente ha partecipato come gli altri anni…
“Qui. Qui a San Teodoro- Budoni. Perché c’è un’utenza enorme e un tipo di vacanza a prezzi più bassi, più popolari”.

Mentre in Costa Smeralda si parla di un 20% in meno.
“Dicono meno 20 perché… A me han detto anche meno 30. Nessuno gode delle disgrazie degli altri. Con questo voglio dire che forse sono andato via al momento giusto

Attore, conduttore tv e musicista, così la descrivono le sue biografie. In quale delle tre anime si riconosce di più?
“Tutte e tre. Quello che faccio nel mio spettacolo serale, l’Umberto Smaila Show, ha un grande successo proprio perché solo apparentemente è uno show esclusivamente musicale. In realtà io trasferisco nello spettacolo tutto il mix delle mie esperienze passate: quella di presentatore perché tutte le sere presento i vari personaggi  che vengono a trovarci qui al Pata Pata, ma anche quella di cabarettista perché invento battute, e all’occorrenza improvviso”

umberto smaila

Esordi nel ’71. Quarant’anni di carriera. Come è cambiato il lavoro di intrattenitore e uomo di spettacolo?
“E’ cambiato il contorno, nel senso che noi della mia generazione ci siamo mantenuti così perché siamo nati in un periodo di  maggiore selettività. Una volta avere successo era molto più difficile. C’erano due canali televisivi, in bianco e nero, Raiuno e Raidue. Quindi riuscire a imporsi a quei tempi aveva un’altra valenza rispetto ad ora”.

 

E ora?
“C’è un sovraffollamento di personaggi di ogni tipo. E’ molto più difficile per i personaggi attuali  creare una memoria nello spettatore… Io posso anche nei prossimi anni non far più niente, ma nessuno si dimenticherà più di me per strada. I personaggi di allora rimanevano più impressi nella mente”.

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L’ingresso dell’hotel Baia del Porto

E dal punto di vista della qualità? Lei ha origini molto alte, nel cabaret del mitico ‘Derby’. Adesso c’è uno scadimento della qualità degli artisti e dei testi o no?
“Mi spiace dirlo, non sono mai stato di quelli che amano il discorso del: ‘ai miei tempi’.  In ogni epoca i vecchi dicono: ‘eh, ai miei tempi’. C’è un’ignoranza mostruosa in giro. Non so se sia colpa di Internet ma parlavamo ieri con Nini Salerno, che è qui a Baia del Porto con me e ha fatto parte della mia vita per 20 anni: non possiamo parlar di niente con la maggior parte della gente. La gente non sa niente. Non ha più riferimenti. Mi auguro che, come accadeva nel Pianeta delle scimmie, il famoso film precursore dei disastri, ci sia una distruzione di Internet… E poi questa  corsa al protagonismo televisivo…  Certe professioni straordinarie come suonare in un’orchestra sinfonica, o in un gruppo di jazz son diventate mestieri difficili, sottopagati e sottostimati. Ecco perché un signore come me che viaggia verso i 60 anni riesce ancora a fare il pienone anche tra i giovani”.

Giorgio Faletti
Giorgio Faletti

Ha lavorato con un personaggio mitico della tv, il regista Enzo Trapani, l’inventore di ‘Non Stop’, trasmissione tv che fece epoca. Nascono ancora dei personaggi così?
No, perché sono stati modificati i criteri. Una volta il regista comandava, sia nel cinema che in tv. Ora comandano gli ascolti e i funzionari delle varie tv, la figura del regista è molto decaduta. Trapani apparteneva alla Rai con due reti. Allora essere Enzo Trapani, autore del primo programma a colori senza presentatore, ti mandava sul piedistallo. Ora nelle fiction il regista viene affiancato dal funzionario che gli succerisce cosa fare, in base alle esigenze di audience e di mercato”.

Un altro nome  che compare nella sua biografia è Giorgio Faletti.
“Sì, Giorgio è un amico. Leggo tutti i suoi libri e dopo le prime cento pagine gli telefono e gli dico il mio parere. E’ un ottimo cuoco, ogni tanto mi invita a cena. E’ sempre stato un matto, tra virgolette. Si buttava, con un ingenuità da liceale. E’ un esempio per chi intraprende qualsiasi tipo di carriera. La fortuna aiuta gli audaci. E può arrivare anche dopo i cinquant’anni”.

E dei protagonisti di oggi dello spettacolo chi le piace?
“Non seguo molto la tv e non mi azzardo in giudizi. Nel cinema c’è stato un peggioramento perpendicolare con la scomparsa dei Tognazzi, Gassman Sordi e Manfredi. Non sono stati sostituiti. Gassman recitava in inglese con Altman, Tognazzi in francese a Parigi. E Mastroianni anche lui furoreggiava in America. Manfredi aveva fatto l’Accademia di arte drammatica Silvio D’Amico di Roma, Tutta gente con fior d’esperienze e scuole particolari”.

Oggi, niente?
“E’ bravo Abatantuono, uno dei miei migliori amici.  Per il resto tra i giovani vedo poco. Io del resto amo quel che arriva dall’America, la musica, il cinema. E soprattutto il musical, la forma di spettacolo che più mi affascina e mi coinvolge. Vivo un po’ di ricordi, un po’ vado a vederli a Broadway. Mi piace Woody Allen da sempre. E Frank Sinatra e il jazz”.

Nulla che assomigli ai ‘Gatti’?
“Quelli che ricordano un po’ i ‘Gatti’ sono Aldo, Giovanni e Giacomo.  Sono un po’ i nostri eredi…Tentativi di comicità surreale, come facevamo noi, molto raffinata”.

Il successo di “Capito”?
“Lì ci eravamo spostati verso la fascia nazional popolare”.

Basta la parolina, dunque?
“La gente ha bisogno di qualcosa e quando lo trova lo trasforma in un grande succeso. ‘Capito’ faceva parte di uno sketch, su Tanassi e lo scandalo Lockeed. Io dicevo ‘Capito’? e lui diceva ‘capito’ e ancora ‘capito’ e la gente rideva molto. Abbiamo intuito che era un tic che poteva funzionare e l’abbiamo trasformato in una canzone perché avevamo avuto la possibilità di fare le sigle di Domenica In condotta da Corrado. Parliamo di programmi che facevano 12, 13 milioni di spettatori. Con un bel filmato nel giro di dieci giorni siamo andati primi in classifica e abbiam vinto il disco d’oro. Da lì due film al cinema, il lancio di Jerry Calà come attore cinematografico”.


Gianfranco Funari

Tornando ai personaggi della tv, se le dico Gianfranco Funari che dice?
“Funari era fantastico. Veniva al cabaret al Derby, era un outsider, mentre noi eravamo cabarettisti di lignaggio; lui era una seconda linea”.

Veniva dal Casinò.
“Sì. Passavamo le serate lì al Derby a sentire i suoi racconti di croupier nei vari casinò di Beirut piuttosto che di Hong Kong. Era molto simpatico. Il successo è arrivato quando aveva già 45 anni, quando lanciò  ‘Aboccaaperta’. Un grande”.

Corrado?
“Appartiene a una generazione lontana dalla nostra verso la quale noi avevamo una posizione di rispetto, da seminaristi. Pochi rapporti con loro. I Corrado e i Pippibaudi rimanevano lì, sempre circondati dai loro autori, poco avvicinabili e generalmente non molto disponibili”.

Chiambretti, Bonolis, Bisio?
“Chiambretti mi sembra uno molto funzionale”.


Piero Chiambretti

Che vuol dire?
“Che funziona per i tempi che corrono. Cioè è uno che sta con il piede in due scarpe. Comunista con la tessera di partito in tasca, riesce ad andare a cena con Piersilvio Berlusconi e a farsi pagare profumatamente da Mediaset. Ha quella trasversalità necessaria oggi per avere successo. Devi avere un’aura di passato o di presente progressista, che ti affranca e ti dà una posizione di prestigio nei confronti della stampa, pronta ad elogiarti perché fai parte di una intellighenzia ben precisa. Ottenuto questo scopo, si pedala in discesa. Ha delle grandi doti, prima tra tutte quella di saper improvvisare le battute. Io ho avuto modo di  conoscerlo personalmente: facevamo un torneo di tennis, c’era da spanciarsi dal ridere. Lui faceva l’arbitro e al microfono diceva delle cose molto divertenti”.

Bonolis?
“Vale lo stesso discorso che ho fatto per i grandi del passato. Sicuramente non è Walter Chiari. E’ in linea con il cambiamento che c’è stato. Questi sono i cavalli di adesso. E ben vengano. Per sei anni ci incontravamo nei corridoi di Canale 5: lui faceva Bim, Bum, Bam e noi C’est la vie. Siamo stati fratelli di avventure in quella che ai tempi si chiamava Fininvest. Adesso anche lui è un personaggio molto difficile da contattare perché quando uno guadagna 30 milioni di euro all’anno, comunque diventa difficile nei rapporti. Magari non perché cambia lui ma cambiamo noi nei rapporti con lui. Ma, ripeto, se se devo pensare a come conduceva Walter Chiari…”.

Questi 30 milioni ci stanno, hanno senso questi emolumenti?
“Sono determinati dal mercato. Come i calciatori. Guadagnano tanto perché c’è una legge di mercato che prevede questo”.

E Bisio, che va per la maggiore? E ‘Zelig’? Sono gli eredi del ‘Derby’?
“Bisio non è un comico. E’ un comico Bisio? Panelli era un comico. Walter Chiari lo era. Bisio è un trait d’union. Come attore di cinema non ha avuto dei grandi exploit, non è paragonabile a un Massimo Troisi o a un Jerry Calà.. E’ un personaggio che ha molto legato il suo successo a Zelig. Ma  non me ne voglia, era molto più difficile fare ‘Colpo Grosso’ che Zelig: hai una marea di comici, una brava co-conduttrice, sei partito con Aldo Giovanni e Giacomo, con Ale e Franz, con tutti questi qua. Anche per lui vale il discorso fatto con Chiambretti: Anche Bisio fa parte della schiera dei tesserati. Tesserati e trasversali”.

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Alessia Marcuzzi (foto Panorama)

E le donne? La Marcuzzi, la Parietti?
“Marcuzzi ha iniziato con me su Telemontecarlo, nel ’93. Conducevamo  una specie di ‘Campanile sera’. Aveva 19 anni ed era molto brava. Ha il successo che si merita, ma più come conduttrice che come attrice. L’hanno voluta infilare a tutti i costi nelle fiction, ma torna al ‘Grande Fratello. E’quello il suo vero mestiere, la conduttrice. Quest’anno durerà cinque mesi, c’è da suicidarsi. Uno che guarda la tv sa che Canale 5 per un giorno non c’è. E poi repliche, controrepliche, Sky…”.

E la Hunziker?
“‘Nsomma…andiamo avanti con un’altra domanda?”

E la Parietti?
“Alba è stata una ragazza che deve tutto a noi. Se non avesse conosciuto i ‘Gatti’, se non avesse sposato Oppini probabilmente non sarebbe riuscita ad arrivare in tempi brevi al successo che ha avuto. In lei riconosco la grinta e la voglia di successo spasmodica che hanno le donne del Piemonte. Ne ho conosciute tante: la Ventura, la Ruta, la Paola Barale. Tutte della zona di Torino con questo provincialismo esasperato di certe periferie torinesi piuttosto che di Cuneo…”.

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Simona Ventura

E le due grandi sacerdotesse, la De Filippi e la Ventura?
“La Ventura fa parte delle torinesi d’assalto di cui abbiamo detto”.

Ormai entrambe sono di un altro pianeta, quasi delle dee…
“Simona è un amica, veniva a Porto Qualtu,  sono responsabile del suo matrimonio con Bettarini. Si  son conosciuti lì. Ma la televisione non è così importante nella mia vita privata. Anche se lavoro ad orari impossibili io faccio uno spettacolo molto teatrale. Di conseguenza mi considero appartenente a una categoria  di artisti che ancora hanno un rapporto diretto col pubblico. Anche con un  pubblico pagante. Io non ho benefit. Il mio lavoro ci sarà se la gente continuerà a venire a sentirmi”.

 

La De Filippi?
“Uomini e donne’ non lo seguo proprio, non fa parte dei miei interessi. All’altro, ‘Amici’, le consiglierei di aggiungere un corso di intrattenimento. Fanno scuole di danza e recitazione ma di cantanti attori e ballerini ne abbiamo troppi. Quello che ci manca è un vice di Smaila. Ci vuole  una scuola di intrattenimento dove si sa come gestire uno spettacolo, con un pubblico… perché oggi la new wave dei locali è questa. Oggi le discoteche stanno morendo è c’è il ritorno al passato. La gente vuole spettacoli come il mio. Ma se creiamo solo cantanti che  vogliono diventare cantautori, attori che vogliono fare il cinema e ballerini che vogliono fare un musical non ci sarà mai qualcuno che imparerà a fare un  lavoro vero con il pubblico. Sicchè inserirei in ‘Amici’ una branca così, magari con me come giudice”.

Cosa consiglierebbe a un giovane che voglia fare la sua professione oggi?
“Mio figlio fa un programma su Raidue, ‘Qualità’ ,che va in onda il sabato mattina. Sta facendo una bella gavetta. E’ un inviato, fa il conduttore. E poi lavora con me e gli sto insegnando il mestiere. Il consiglio che gli do sempre è di avere molta pazienza. Perché tutti vogliono arrivare in fretta, avendo sotto mano l’esempio di ‘grandi fratelli’ dove diventano ricchi e famosi in breve tempo. E’ molto pericoloso. Meglio un successo atteso con calma. Guardavo anche ieri la tv, c’era questo serial con Gabriel Garko,  Serena Autieri… sono fatti bene, ben confezionati, loro ce la mettono tutta. Ma io penso che ci sia come un sentimento collettivo, una sorta di attesa del messia. Siamo in una  fase transitoria. E in questa tecnologia esasperata ancora non abbiam capito dove andiamo a parare: c’è la televisione, c’è il digitale, c’è Internet. Cosa ci sarà? Ci sarà ancora qualcuno che sappia suonare il pianoforte e sappia fare una scala di do? O sarà tutto computerizzato. L’aumento della tecnologia ha portato a un decadimento artistico. Perché non ci son più Joe Cocker o Tina Turner? Quelli hanno studiato, hanno sofferto. Come mai in classifica mondiale ci sono ancora otto album di Michel Jacskon? Come mai le raccolte dei Beatles ogni volta che vengono riproposte vanno in testa alle classifiche? Speriamo che un giorno io possa dire: era davvero uno schifo ai miei tempi, adesso sì che si sta bene. Ma non ho grandi speranze, sinceramente”.

 

 affaritaliani.it

Estate 2009 con pinne, fucile… e Umberto Smaila!ultima modifica: 2009-08-28T08:24:51+02:00da michelepositano
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