Claudia Tarolo, editrice di Marcos y Marcos: “Indipendenti? E’ dura”

Claudia Tarolo, con il compagno Marco Zapparoli, dirige la casa editrice Marcos y Marcos (Leggi la storia della casa editrice). Questa piccola realtà, famosa per le sue curatissime copertine e la scelta non convenzionale degli autori, è una delle ultime (tra quelle di un certo valore e seguito) del tutto indipendenti a Milano.

Affaritaliani.it, nell’ambito della serie di interviste FARELIBRI agli editori italiani, ha parlato con Claudia Tarolo del presente e del futuro di Marcos y Marcos.

 


 

claudia tarolo
Claudia Tarolo

Quanto è difficile restare indipendenti e rilevanti in un mercato dominato dai grandi gruppi e, allo stesso tempo, in cui ogni giorno nascono nuove case editrici?
“Effettivamente è molto complicato. Occorrono senz’altro passione, fantasia, coraggio, e soprattutto coerenza. Ma proprio perché non è facile competere con i grandi gruppi, insieme ad altre cinque case editrici indipendenti (Minimum Fax, Iperboera, Nottetempo, Voland e Instar, ndr) abbiamo deciso di fare delle cose insieme, pur restando totalmente indipendenti. L’idea è nata circa sei mesi fa, ci vediamo spesso per confrontarci e proporre possibili collaborazioni. Per ora non abbiamo un nome, anche se tra di noi ci chiamiamo ‘I mulini a vento’…”.

Negli ultimi anni la piccola/media editoria di qualità romana ha sorpassato quella milanese. A Roma ci sono Minimum Fax (Marco Cassini, editore di Minimum Fax si racconta ad Affari), Fandango, e/o, Nottetempo, Fazi, Fanucci…, mentre a Milano dominano i grandi gruppi. Come si spiega questo fenomeno?
“A Roma i piccoli editori sono molto sostenuti attraverso aiuti pubblici da comune, provincia e regione, cosa che a Milano non accade. E anche grazie a questi fondi che si riescono a organizzare bellissime manifestazioni come la fiera della piccola editoria romana. Resta il fatto che il capoluogo lombardo è una città comunque ideale per un editore indipendente, in quanto è ricca sia economicamente, sia a livello di lettori. Se non fossimo lasciati così soli dalle istituzioni locali, però, si potrebbe fare molto di più”.

I corsi di editoria che organizzate hanno grande successo. Non è però una contraddizione, visto che in vari interventi lei ha parlato di “sovrapproduzione maniacale di libri” causata anche dalla continua nascita di nuovi piccoli o piccolissimi editori?
“Non c’è nessuna contraddizione. Da editori, pensiamo sia importante fare i libri molto bene, scegliendoli con cura e sostendendoli nel modo migliore. Quest’ultimo è l’aspetto più importante, visto che è fondamentale far arrivare il singolo libro al suo lettore ideale. Oggi c’è un problema di sovrabbondanza della proposta, manca spesso la qualità, ed è quasi inevitabile che sia così. Invece, andrebbero proposti solo libri in cui si crede davvero. Venendo ai corsi che organizziamo, essi non si pongono l’obiettivo di far nascere nuovi editori, ma di accrescere la consapevolezza di chi vorrebbe fare questo mestiere in vista di un futuro migliore per l’editoria italiana”.

Avete deciso di pubblicare meno libri in risposta alla febbre di nuove uscite e, allo stesso tempo, per poter curare al meglio il titolo di turno e la sua promozione. In pochi seguono la vostra linea, però…
 “Prima una premessa: da quando abbiamo diminuito i titoli in uscita, abbiamo aumentato le nostre vendite. Venendo alla domanda, è vero, tranne Iperborea e poche altre eccezioni anche i piccoli si fanno trascinare dalla moda dell’iperproduzione. Molti si fanno prendere dall’ansia e pubblicano troppi libri sperando che almeno qualcuno di essi venda abbastanza. Secondo noi è un errore. Marcos y Marcos manda in libreria 13 novità di narrativa all’anno, più 4 libretti miniMarcos e 2 saggi  della collana ‘Riga’ sulla cultura del ‘900”.

Ha appena detto che da quando pubblicate meno libri, avendo più tempo per curarli e promuoverli, ne vendete di più. Può quantificare con qualche esempio questa affermazione?
“Un romanzo uscito da pochissimo che sta andando molto bene, naturalmente per quelli che sono i nostri parametri, è senz’altro ‘In viaggio contromano’ di Michael Zadoorian, che ha raggiunto le 5000 copie. Ma c’è anche un’eccezione negativa, quella rappresentata dalla raccolta di racconti ‘Gridare’ di Ricardo Menéndez Salmòn, in cui credevo molto ma che si è fermata a mille copie. Evidentemente, per le raccolte di racconti il nostro non è il Paese ideale… Il sogno, comunque, è pubblicare il grande libro in grado di vendere più delle 140.000 copie del nostro bestseller, ‘Una Banda di idioti’ di John Kennedy Toole”.

Di recente sono nate due nuove collane, miniMarcos e MARCOSultra (Marcos y Marcos cresce: due nuove collane e un corso di editoria). Cosa c’è nel futuro prossimo della sua casa editrice?
“Il 2009, con la nascita delle due nuove collane, è stato un anno di grandi novità per noi. Adesso l’obiettivo è consolidarci. Ci sono però anche progetti paralleli, come quello di portare in teatro i nostri libri”.

Cosa l’ha spinta, oltre all’amore per suo marito (Marco Zapparoli, fondatore della casa editrice, ndr), a lasciare di punto in bianco il prestigio e lo stipendio di una solida dirigenza di una multinazionale per abbracciare il progetto Marcos y Marcos?
“La passione per la letteratura l’ho sempre avuta, e l’ho sviluppata con gli studi classici e iniziando a fare piccole traduzioni durante gli studi universitari in giurisprudenza. Inizialmente pensavo che nel mondo dell’editoria ci fosse solo fumo, ecco perché ho optato per una professione più concreta. Un’esperienza che mi è servita molto quando poi ho deciso di ‘cambiare vita’. Conosco Marco da trent’anni, e già da ragazzi con lui si parlava tanto di libri. E’ probabile che l’idea di fondare Marcos y Marcos gli sia venuta anche a seguito di quei nostri incontri…”.

affaritaliani.it

Claudia Tarolo, editrice di Marcos y Marcos: “Indipendenti? E’ dura”ultima modifica: 2009-08-13T12:28:21+02:00da michelepositano
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