Arredo urbano rivolto all’infanzia, Philippe Daverio ad Affari

Philippe Daverio
Philippe Daverio sul palco della Scala

Le città pensano ai propri bambini? Oltre ad accoglierli in nidi d’asilo, creano le condizioni adatte affinché vivano bene lo spazio urbano? Stoccolma crea le panchine ridimensionate per i più piccoli. E Milano? Affari ha chiesto a Philippe Daverio, esperto e critico d’arte, cosa ne pensa della situazione italiana e in particolare di quella milanese

Stoccolma, la città a misura di bambino, si rivolge non solo ai suoi abitanti adulti, ma anche ai loro figli. Lo stato offre ai piccoli abitanti panchine su misura, sulle quali sedersi comodamente, a differenza di quelle per adulti dove i bambini rischiano di cadere.

Anche i parchi pubblici nordici sono più attrezzati rispetto a quelli italiani e il gioco non si trasforma in pericolo.

La cultura e la politica dell’infanzia sono al centro delle politiche statali. L’arredo urbano che va in contro alle esigenze dei mini-uomini è un aspetto nuovo per il nostro paese.

Anche i dati dell’Unicef confermano che la Svezia è il paese che regala ai propri bambini benessere, dandole la medaglia d’oro, mentre l’Italia si posiziona solo all’ottava posizione della classifica.

Affaritaliani.it ha chiesto al critico d’arte e giornalista Philippe Daverio qual è la situazione italiana, nell’ambito dell’architettura urbana rivolta ai bambini, rispetto a quella europea.

 

 

 

A Stoccolma sono state costruite delle panchine per i bambini, che cosa pensa lei del design urbano destinato all’infanzia?
“Gli italiani coccolano i loro figli, mentre gli svedesi non lo fanno, quindi devono creare una panchina per il bambino, per compensare questo aspetto. Le socialdemocrazie nordiche hanno sempre avuto un rapporto privilegiato con il mondo dell’infanzia, la celebrano, la coccolano”.

Quindi è una questione culturale?
“Sono diversi da noi, infatti fanno molti più bambini. L’Italia è un paese molto civile in quanto ha deciso di ‘decrescere’. E’ l’unica cosa per cui abbiamo un primato, noi siamo il paese più civile del mondo, non facciamo più figli per fortuna”.

In che senso per fortuna?
“Certo. Sono dei criminali quelli che fanno molti figli e si riproducono in grande quantità. E’ molto meglio diminuire la natalità piuttosto che sperare in un grande cataclisma che porti l’umanità di nuovo  a un miliardo e mezzo di abitanti che la terra possa tollerare. Non è una mia opinione, il politologo Giovanni Sartori sostiene la stessa tesi, l’umanità deve calare di numero”.

Concentrandoci sul design urbano per l’infanzia, l’Italia è indietro rispetto agli altri paesi?
“Ma l’Italia non si è mai occupata seriamente dell’infanzia. In Italia in alcune zone del paese è abbastanza buona la condizione degli asili nido. L’aria dell’Emilia Romagna è molto emancipata in questo senso, anche Milano se la cava, certo era meglio quando c’ero io… . La differenza tra gli italiani e gli europei del nord è che noi non abbiamo quel perbenismo sentimental-morale tipico delle popolazioni scandinave e anglosassoni”.

Invece, facendo un discorso più economico, i produttori di giocattoli spopolano, i bambini italiani sono pieni di giocattoli, perché anche l’architettura, l’industria del design urbano ad esempio non si rivolgono a questo settore?
“L’unica industria che può funzionare in Italia è quella relativa ai prodotti per gli asili, non alle aree aperte. Oggi il tema interessa meno, c’è una grossa decrescita. In Svezia ci sono coppie di 26enni che spingono la carrozzella con al seguito altri due bambini, in Italia queste coppie giovani che formano già una famiglia non ci sono.

Milano, in particolare, che città è per i bambini

“Milano rivolge una buona attenzione ai bambini per quel che riguarda il sistema nido e materno, che resta sempre insufficiente, ma non è comunque male”

E invece a livello di arredo urbano, che città è Milano pensando all’infanzia?
“L’arredo urbano a Milano non c’è neanche per gli anziani, figuriamoci per i bambini. E’ una questione astratta quella del design urbano per Milano. La città milanese odia i proprio cittadini, figuriamoci se pensa a creare qualcosa per i propri bambini. Anzi, credo che se la città potesse, li strozzerebbe i bambini”.

Cosa pensa di Penati, è la figura giusta per Milano? 
“Penati sa come funziona l’amministrazione territoriale locale e come si incatenano gli assessorati. Ma oggi a Milano c’è un’unica persona che sa come funziona l’amministrazione. Si tratta del vice sindaco  Riccardo De Corato, che l’amministrazione l’ha imparata bene, per poi però ‘farla male’. Penati invece è una personalità che piace, a Sesto San Giovanni ha ottenuto dei risultati eccellenti, avrà sicuramente successo”.

di Iskra Naydenova Cannizzaro


Arredo urbano rivolto all’infanzia, Philippe Daverio ad Affariultima modifica: 2009-08-07T08:42:17+02:00da michelepositano
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