Sessoscritto bis/ Il fascino di Luisella

Soprattutto quando le giornate di lavoro non erano lunghe e il tempo era bello, lui amava fare i piccoli ruoli che il suo agente riusciva a trovargli, sul set. Doveva ripetere le scene al massimo due o tre volte – e sapeva che non era sua la responsabilità delle ripetizioni, ma dipendeva dalle esigenze del regista o da quelle degli attori protagonisti – e poi poteva restare un po’ in disparte, ad osservare il senso generale delle riprese o semplicemente quello che intorno accadeva e che con il film non sempre aveva molto a che vedere. Godeva spesso della bellezza dei luoghi o delle donne che partecipavano ai lavori e poteva lasciarsi andare a guardare con leggerezza le parti dei loro corpi, spesso generosamente mostrate non solo per esigenze di copione o di inquadratura, ma anche perché molte attrici – in genere quelle meno conosciute – si muovevano con noncuranza, non troppo preoccupate di preservare alla vista altrui la loro fisicità o i loro atteggiamenti informali. Gli sembrava quasi che lo autorizzassero a lasciare che i suoi occhi prendessero tutta quella vista di gambe, tette e pieghe delle cosce, senza timidezza e senza nascondersi, ma con la stessa  serenità con la quale avrebbe potuto lasciare che lo sguardo scivolasse su un tramonto rosso che piano si andava trasformando in una lunga sera indaco, e poi nera. I piccoli ruoli che riusciva ad ottenere, in quegli ultimi tempi, erano stati sempre più numerosi e ciò era si era rivelato importante per l’aspetto economico della sua vita che scorreva piuttosto tranquilla e che  gli permetteva di sentire e di mostrare un generale sereno atteggiamento.

Le riprese del film a cui stava partecipando in quel periodo lo impegnavano per un numero maggiore di giorni rispetto a quello del mese precedente, ma lui era contento poiché si era accorto di aver ritrovato sul set alcune persone che aveva già incontrato in precedenza e che gli erano piaciute. Soprattutto si era accorto che, nonostante fossero generalmente le attrici le donne più belle o più giovani o anche le più disponibili alla socievolezza o alle scopate, la persona che maggiormente lo aveva attratto era una donna non molto appariscente e neppure più molto giovane. Era una persona che non aveva nulla a che fare con la recitazione e che probabilmente più che con l’arte aveva familiarità con l’artigianato: si trattava della sarta di scena, l’assistente della costumista o come ogni volta in una produzione decidevano di chiamarla. Il suo nome era Luisella. Fisicamente appariva insignificante rispetto alle molte ragazze che si aggiravano per il set come comparse – a volte anche rispetto a molte altre che casualmente giravano intorno ai protagonisti o ad alcune segretarie di produzione, che apparivano sicuramente più belle di lei. Luisella non aveva destato la sua attenzione per qualche importante caratteristica del suo corpo o per il suo viso. Il fascino che aveva esercitato su di lui – e di cui lui si era accorto quella volta, ormai la terza che la incontrava sul set di un film – lo attribuiva ai suoi modi di fare, che erano piuttosto inusuali. Restava spesso vicino alla propria roulotte, intenta a svolgere i lavori per i quali era stata assunta: cucire, soprattutto. E mentre cucina lui la osservava. Se ne stava in silenzio con alcuni abiti accanto e le stoffe tra le mani. Più che confezionare qualcosa di nuovo sembrava sempre riparare abiti che si erano rotti o che andavano in qualche maniera modificati. Mentre svolgeva quei piccoli lavori le sue piccole mani si muovevano abili e sicure e la sua bocca – anch’essa piccola – se ne stava ferma ferma e leggermente dischiusa. Per il resto del tempo, invece, le sue labbra sembravano sempre in movimento, perché Luisella chiacchierava tanto. Lo faceva con tutti, senza timidezza né vergogna. Parlava con i fonici, le attrici, il regista, i cameramen. Con gli addetti al catering e anche con lui. Aveva alcune cose da raccontare a tutti, piccoli commenti o saluti. Eppure nessuno sembrava infastidito dalle sue piccole storie e dal suo girare intorno, sia per portare i lavori che aveva eseguito sia semplicemente per portare il suo contributo verbale. A lui faceva l’effetto di una piccola fatina, un genietto leggero, e pensò che potesse essere l’effetto che faceva anche  agli altri, sebbene in molti casi si accorgesse che Luisella era più tollerata che ascoltata.

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Lui invece la stava sempre a sentire e le rispondeva. Cercava anche di trattenerla vicino a sé, facendole domande, interessandosi a ciò che faceva quando non lavorava. Ma lei non ci restava  molto tempo, insieme con lui, perché raramente i suoi costumi avevano bisogno del suo intervento o forse perché quel suo interesse così diretto la imbarazzava un po’. Lui fu però molto contento di notare di provocarle una piccola emozione, fosse anche di piccolo disagio. Voleva che anche Luisella si accorgesse di lui e gli sembrò di esserci riuscito quando lei, quello stesso giorno, gli si avvicinò e invece di rivolgergli un sorriso rapido gli  regalò un lungo sguardo e gli disse:
“ Allora, anche oggi sei stanco o ieri sera sei andato a letto prima?” Mostrando anche lei un po’ di interesse per la sua vita privata, pur nei limiti di una domanda banale. Lui, però, che non voleva restare dentro quei confini,   prese quella domanda cortese e la usò per imbastire una conversazione.
“Proprio così: non sono stanco per niente. Sono restato tutta la sera in albergo. Non c’era nessuno con cui sarei voluto uscire: se non con te.”
La sua fu una rivelazione diretta e anche un complimento, ma Luisella prese la sua frase più che altro come una battuta di spirito, e gli rispose scherzando:
“Ma allora mi potevi telefonare: ero in albergo anch’io!”
“ Avresti accettato di uscire con me?” “Certo. E perché no? Sei così carino!”
“Allora possiamo uscire stasera. Finiamo presto anche oggi, no?”
“Si. E’ vero… Ma dici sul serio?”
“Si. Mi piacerebbe molto uscire con te. A cena?”
“Vuoi venire a cena con me?”
“Si.”
“Beh…”
“Ti va?”
“Mi va… Si, certo.”
“Ti vengo a prendere?”
“Si, certo”
E lui, con il nome dell’albergo dove alloggiava lei e il numero del suo cellulare in tasca,  si sentì molto contento di sapere di poter finalmente vedere Luisella fuori dal set, fuori da quello strano delimitato giardino – come sempre definiva i luoghi in cui recitava, anche se non erano all’aperto, anche se rappresentavano interni di guerra o esterni con la neve.
Quella sera verso le nove e mezza andò perciò con un taxi a prendere Luisella – alloggiavano in due alberghi diversi nella città in cui giravano il film – e pensava con tranquillità a tutto quello che avrebbe voluto fare con lei. Prima di tutto era molto affamato e perciò aveva intenzione di divorare un’intera bistecca con le patate, la verdura e un grosso dolce; e poi voleva togliere di dosso a Luisella tutti quei lunghi abiti che portava – lei, che era così minuta, indossava strati di vestiti che la coprivano spesso fino alle caviglie.  Voleva scoprire se lei era capace di muovere con leggerezza e abilità le sue piccole mani anche sul suo cazzo; se avrebbe saputo farglielo diventare duro solo sfiorandolo dalla punta alle palle con un solo piccolo dito rosa e se poi, dopo il dito, le sarebbe piaciuto far scivolare sopra la pelle delicata del suo cazzo eretto la punta della sua piccola lingua che, sempre in movimento per parlare, forse sarebbe stata anche capace di girare intorno al buchino in cima al suo cazzo, di infilarcisi un pochino dentro e poi, da lì, scorrere verso le palle, leccare anche quelle. Scoprire se la lingua di Luisella, tutta lunga, piatta e bagnata di saliva, lo avrebbe condotto dentro la sua bocca aperta… Lui le sarebbe subito entrato tra le labbra e avrebbe fatto scorrere il suo cazzo dentro la bocca di lei, che a poco a poco, piano piano, lei avrebbe chiuso intorno alla pelle turgida del suo cazzo tutto duro. Quella pelle che, muovendosi avanti e indietro, gli avrebbe procurato un lungo e crescente piacere…un lungo e crescente piacere….lungo e crescente…

La aspettò davanti all’albergo e lei salì sul taxi, accanto a lui: mosse i suoi piccoli piedi, con grazia,  gli sorrise, lo salutò e gli si sedette vicina. Lui allora le prese con garbo e con naturalezza la mano, prima stringendogliela e poi tenendola tra le sue. Luisella lo lasciò fare, ancora sorridendo. Andarono a mangiare in un ristorante che Luisella conosceva – glielo aveva consigliato un cameraman con cui aveva chiacchierato – e dove lui ordinò proprio quello che aveva avuto in mente. Tutto ciò gli sembrò un ottimo auspicio: l’esaudirsi del suo primo desiderio poteva essere un’ottima premessa del caso  verso l’esaudirsi  anche del secondo – e più importante : scopare con Luisella. Lei, nel frattempo, aveva mangiato della pasta abbondante e delle verdure. Non mangiava la carne, gli disse, perché era vegetariana e non le piaceva l’idea di mettere dentro di sé ciò che un tempo era stato vivo. Lui ascoltò il suo commento ma, visto che ormai era lì a tagliare vitello al sangue, non volle scusarsi per la mancata corrispondenza di gusti. E poi Luisella non gli sembrava infastidita: gli sembrava anzi che lei fosse lì per lui; e si sentiva a sua volta invogliato a elencarle gli atti che avrebbe commesso, dove sarebbe andato e perché, al termine di quei giorni di riprese. I suoi racconti forse non erano molto interessanti, ma il piccolo viso di Luisella era proteso e i suoi occhi erano tutti colmi di attenzione. Lui, con l’aiuto anche di un buon vino che generosamente riempiva il suo bicchiere, non smetteva perciò né di parlare né di svelare tutta la sua serie di progetti e di desideri: ambizioni molto modeste, tranquille ipotesi di vita da attore  a cui il successo sarebbe interessato solo se fosse arrivato senza troppa fatica o competizione. Per il momento a lui andava bene così, quel facile ottenere ciò che l’agente gli procurava; dire di si; svolgere il suo mestiere. Fare una breve vacanza e poi ricominciare. Come una catena, un evento legato all’altro, con le prevedibili conseguenze, ma senza che ne avvertisse il peso e senza né il dramma né la sofferenza del dovere o della stanchezza.
Luisella lo ascoltava ma beveva molto meno di lui. Faceva scorrere il bicchiere da una piccola mano all’altra e le sue piccole dita sembravano poter reggere qualsiasi peso: non solo un bicchiere, ma anche la bottiglia, il fiasco o la botte intera… Dove teneva tutti i suoi aghi e fili quando non cuciva sul set? Poi lui si accorse, seppure con la testa un po’ persa nel vino, che quella domanda l’aveva rivolta a voce alta. Luisella infatti gli rispose:
“Vuoi venire a vedere?”
Lui sperò che quel’invito – che non si era aspettato – fosse la giusta premessa per poterla scopare.

 

Fecero così chiamare un taxi e andarono all’albergo di Luisella. Salirono in camera di lei e, appena furono entrati, lui si tolse via le scarpe da ginnastica con un gesto di scatto che le fece volare nell’aria. Luisella rise di quel gesto ma lui si giustificò:
“Mi piace stare scalzo…”
“Quando non ti reggi bene in piedi?”
“Lo so cosa vuoi dire… Ma il vino lo reggo benissimo! Ti offende se ho tolto le scarpe?”
“E perché mai? Mi offende se poi dormi, però…”
“Tu pensi che abbia sonno…?”
“La gente che beve troppo poi generalmente dorme”
“Fammi vedere tutti i tuoi fili colorati!”
“Oh certo! Siamo qui per questo!”
“Vorrei non solo…” Le disse allora lui prendendole il viso tra le mani e baciandola sulla bocca.
“Il mio sapore ti piace?” Le chiese poi.
“E’ aspro…sa di vino…e di frutti di bosco…ma è buono” Gli rispose lei.
Allora lui le aprì nuovamente le labbra con la lingua: gliela fece scorrere piano prima sul labbro superiore, poi su quello inferiore, infine gliela strusciò nel mezzo ed entro nella bocca di lei, a giocare con la sua lingua e la sua saliva. Trovò che la lingua di Luisella era piccola e guizzante, perciò volle succhiarla subito.  Mentre con la bocca le impediva di muoversi, con le mani lui si sfilò la camicia e restò con il petto nudo davanti a lei. Poi, lasciandole libera la lingua e passando la sua, piano piano, sul collo di lei,  cominciò a toglierle la prima giacca, poi una maglia lunga di cotone, poi un lungo abito con le spalline, poi una lunga sottoveste di seta, poi un top nero e trovò finalmente il seno appuntito di lei, con i capezzoli duri e piccoli, che prese tra le dita e cominciò a stringere finché,  abbassando la testa, uno lo prese tra le labbra e cominciò prima a succhiarlo e poi a tenerlo leggermente tra i denti mentre l’altro ancora lo premeva forte tra le dita dell’altra mano. Luisella portava delle culotte bianche, di pizzo, e lui gliele fece scorrere via dalle gambe. Lei alzò leggermente i piedi e se ne liberò. Velocemente lui si sganciò la cintura dei jeans e li sbottonò; poi con qualche movimento goffo li fece scivolare verso il basso e si liberò sia dei pantaloni che delle calze. Tornò intanto con le mani verso le tette piccole e vivaci di Luisella mentre il suo cazzo, duro e eretto tra di loro, dimostrava fortunatamente che i danni del troppo vino non erano stati gravi…
“Dove ti prendo?” Le disse. E poi ancora:

“Qui, ti giro sul letto e ti prendo subito…oppure vieni tu sopra di me e fai quello che vuoi?”
Luisella sorrise appena, lo spinse verso il letto, gli montò sopra , e fece scorrere la sua piccola fica calda sul petto di lui; poi scese con la fica a strusciargliela su una coscia, poi sul l’altra… mentre con una mano gli teneva il cazzo stretto tra le dita. Ma non gli faceva andare la pelle in su e in giù, non voleva che lui godesse o si eccitasse troppo. Lo toccava, con la sua mano sul cazzo, e lui capiva che a lei piaceva molto sentirlo grosso e duro tra le sue piccole falangi chiare. Poi lui volle toccare con le dita la fica di Luisella, perciò con uno scatto – lui era grande e piuttosto muscoloso – la fece sdraiare sul letto, accanto a sé, le divaricò piano le gambe e passò le sue grosse dita sulla fica di lei. Quindi le infilò un dito, piano, anche dentro, per sentire se si stava aprendo, se lo stava aspettando… La fica di Luisella era piccola ma molto bagnata e lui fu molto felice di sentirla così:  si prese il cazzo in una mano, alla base, le montò sopra e andò con questo a cercare la fica aperta di Luisella. La trovò e ve lo infilò dentro: prima solo la punta, poi, piano piano, ve lo fece scivolare tutto, prima avanti e poi indietro, e si chiese se, grosso com’era, Luisellla riusciva a contenerlo e se le piaceva… Lei, intanto, gemeva e gli stringeva il collo con le braccia, muovendosi al suo ritmo: prima lentamente poi con sempre maggior velocità, mostrando che il suo cazzo, dentro e fuori, dentro e fuori, doveva piacerle davvero tanto. Lui sentiva che il piacere che quella piccola fica gli dava – sentiva di sprofondare in quella carne umida e bagnata, che lo avvolgeva tutto, dalla base alla punta, da cui poteva uscire e sprofondare ancora e ancora a suo desiderio – gli faceva montare un’eccitazione e un godimento così forte che, aggrappato ai seni di lei, si accorse improvvisamente che stava venendo, inondandola dentro del suo liquido bianco e così abbondante da sembrargli di aver liberato la sorgente di un fiume e avvertendo che parte del suo sperma stava anche colando sulle sue cosce e su quelle di Luisella, come se lei fosse troppo piccola per contenere la forza di quel fiotto che lui aveva emesso e che la sua calda fica gli aveva provocato… Dovette anche  ammettere che la sua capacità di durata era stata alterata dal vino – sicuramente ne era stata abbreviata – ma non pensò di scusarsene con Luisella. Lei giaceva ancora sotto di lui con il corpo teso, e a lui sembrò comunque soddisfatta, anche mentre le sue dita scivolavano lontano dal seno di lei, mentre le sue cosce smettevano di essere turgide contro quelle di lei e mentre il suo capo si abbandonava nell’incavo del collo di lei, con gli occhi chiusi, e stanchi, e pesanti, e sonnolenti…

Quando si risvegliò non seppe subito capire quanto tempo fosse passato. Era ancora lì, sdraiato sul letto di Luisella, però a pancia in su. La testa gli faceva un po’ male – ma non tanto come aveva temuto – e comunque si sentiva piuttosto lucido. Sperò che non fosse mattino inoltrato e soprattutto sperò di non aver fatto tardi alle riprese. Alzò un poco il capo dal cuscino e cercò Luisella con lo sguardo, poiché aveva percepito che non si trovava più sul letto insieme con lui. La scorse infatti in piedi, lì accanto, con le piccole mani lungo i fianchi. Era ancora nuda anche lei, e carina, sebbene la sua pelle mostrasse qualche segno leggero degli anni. Lui provò a parlarle, ma fu distratto da un bagliore colorato che veniva dal centro del suo corpo. Si accorse infatti che una serie di piccoli fili, di tutti i colori, partivano dalla punta del suo cazzo – proprio da lì, dove normalmente c’era il buchino – e formavano tutti insieme  una sorta di lungo e grosso pennacchio colorato che, con l’erezione che il sonno gli aveva nuovamente procurato, dalla cima del cazzo duro, si muoveva verticalmente, avanti e indietro, in un turbinio di rossi, gialli, blu, verdi, rosa e azzurri, come quelli sulla testa dei cavalli, durante le parate delle feste.

 

Sessoscritto bis/ Il fascino di Luisellaultima modifica: 2009-06-13T10:14:59+02:00da michelepositano
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