Sessoscritto bis/ “Lei era al centro della pista…” Leggi il racconto

La vide subito, appena si avvicinò alla balaustra. Lei era nel centro della pista con il gonnellino corto che le si alzava a corolla sopra le cosce, strette nelle calze chiare, e i polpacci snelli sopra le caviglie forti sorrette dagli stivaletti bianchi in cui era incastrata la lama d’acciaio che solcava il ghiaccio. Si spostava sulla  pista, scivolava sui piedi e muoveva il culo appena appena, a destra e a sinistra, ancora a destra e poi a sinistra, con spinte leggere per darsi la rincorsa, per prendere velocità e poi girare, girare,  in una trottola svelta, in cui le braccia si alzavano verso l’alto, la testa andava all’indietro e il collo, come animato da vita propria, diventava il bastone d’acciaio che sorreggeva tutto il movimento di quel corpo giovane e chiaro contro la luce del ghiaccio. Il cazzo di lui divenne duro –  quasi subito, già al primo muovere a destra e a sinistra del culo di lei – e gli  sembrò che fosse diventato, se non proprio d’acciaio, di legno almeno, e già lo sentiva caldo sotto le mutande, che per fortuna non gli tiravano, perchè erano di una taglia comoda.

 

Il suono, come di strisce lambite dal vento, sottolineava tutta la grazia – e insieme la forza – della  figura di lei, che ora scioglieva a poco a poco la trottola, si avviava a fermarsi e a guardare, intorno alla pista, chi fosse arrivato. Ma lui pensò che lei doveva saperlo già che lui era lì, a guardarla esibirsi nei suoi percorsi e volteggi, nelle sue difficili figure, e che per lui  probabilmente le aveva eseguite. Gli piacque molto il pensiero di lei consapevole del suo sguardo desideroso, voglioso, ammirato delle sue forme, in special modo della piega sotto la gonna, dove la mela del culo si univa alla coscia: quel punto morbido e turgido insieme, in cui voleva passare  la mano, presto, quel giorno stesso, in quello stesso momento, e stringere, palpare, e poi dare dei piccoli, rapidi ma duri pizzicotti e sentire lei strillare, leggermente, e pregarlo di non farlo più…

 

Ciao !” Sentì che Fiammetta, che gli era arrivata vicino, gli diceva
 “Sei dunque qui! Hai visto che bella  pista? Vuoi pattinare anche tu?

Le domande gli parvero gentili ma dovette fare un piccolo sforzo di concentrazione per passare dall’immaginazione alla realtà. Tuttavia le rispose: “Perchè no? Proverò volentieri anch’io”.
Tornò così verso l’entrata e affittò un paio di pattini da uomo, della sua misura, e neri, e ritornò poi alla grande pista. Non pattinava da molti anni e già quando lo faceva non era un bravo pattinatore, ma l’idea respirare lì, sul ghiaccio bianco, il fiato accaldato di Fiammetta e di poterne sentire l’odore acre ed eccitante del  sudore,  lo aveva immediatamente convinto a scendere insieme con lei sul ghiaccio.

Fiammetta gli venne immediatamente incontro e lo aiutò a scendere in pista. Gli porse la mano e poi il braccio. Lui si ritrovò ad appoggiarsi leggermente a lei, come non aveva immaginato di fare, ma felice di sfiorarne la carne scoperta, in special modo quella del braccio e della coscia, che era morbida in egual misura, lui sapeva, e molto, molto bianca. Rifletteva quasi il colore del ghiaccio, ne assumeva le sfumature bluastre e lui pensava che la sua lingua rossa avrebbe guizzato felice sopra quella carne, e leccato, leccato…

Ecco, tu muovi appena la gamba, il peso del corpo appena spostato in avanti…”
 Sentì nuovamente che lei gli parlava e si trovò nuovamente a guardarla, mentre la ascoltava, e questa volta, poco capace di trovare una risposta adatta alle istruzioni di lei, le eseguì, e scivolò davvero sul ghiaccio, con il peso spostato un pochino in avanti. Non si sentiva neppure tanto impacciato mentre lei gli sorrideva e lo precedeva, pattinando all’indietro, muovendo in modo leggermente circolare le gambe e ottenendo, in modo quasi naturale, quel risultato. Stava girata verso di lui, con le braccia tese, quasi a volerlo sostenere o proteggere. E lui si sarebbe voluto precipitare, dentro quel gesto di apertura: correre – se avesse potuto, senza quei pattini ai piedi – da quelle braccia nude e bianche e aperte, stringere a sé quel piccolo corpo nervoso e poi, in una serie di  gesti veloci,   sfilarle via quel gonnellino corto e il body bianco, e prenderla da dietro, entrarle nella fica chiara.  Avrebbe voluto farlo proprio lì, sulla pista di ghiaccio, con le ginocchia poggiate e piegate contro il freddo: entrarle dentro con forza e sentire il contrasto del ghiaccio contro la sua carne calda, e il duro caldo delle tette tese sotto le sue mani, contro il viscido umido del ghiaccio; aprirle da dietro le cosce, aprirle leggermente con le mani la fica appena bagnata, e entrare poi con il cazzo, entrare, entrare, in quell’ apertura  morbida e bagnata e poi  venire dentro di lei, riempirla tutta, muovendosi e mettendoglielo dentro fino in fondo e dandole tutto il suo  sperma appiccicoso, fino in fondo…

Ti muovi bene, dai così…Ti muovi bene”. Gli diceva Fiammetta mentre lui muoveva i suoi nuovi primi passi sul ghiaccio. Ma con l’immaginazione pensava lei potesse riferirsi al suo ritmo mentre la scopava, sempre da dietro e ancora un po’ più forte, questa volta facendola appoggiare con le braccia alla balaustra, il culo per aria, e lui con il cazzo ora scoperto e al freddo, ora dentro e al caldo, che ora entrava e ora usciva dalla sua fica – sempre chiara – mentre lei – appunto – con le parole lo incoraggiava:
“Ti muovi bene, dai così…Ti muovi bene”.

Ma Fiammetta si riferiva al suo incedere sul ghiaccio e lui perciò le sorrideva e pensava che forse poteva cominciare baciandola, giocando con la lingua contro la lingua di lei, dentro la sua bocca, succhiandole le labbra  e leccandogliele piano, tutte e due, e poi, tenendole strette dentro le sue, far scivolare piano la mano verso il suo culo, sfiorarlo, entrarle da dietro dentro le mutande, cercare, sempre da dietro, l’apertura della sua fica e poi sfiorargliela appena, con il dito medio, appena; per sentire solo se il suo bacio la bagnava, e non fare niente altro più…
“Ancora…Ancora…Vieni verso di me…Dai che ti aspetto”. Gli diceva Fiammetta.

E lui pattinava, diligente; e piano, una gamba e poi l’altra,  i suoi movimenti incerti cominciavano ad avere memoria di quel  passato in cui un poco pattinava, e a fargli ottenere un poco di grazia. “Oh ma come sei bravo!” Fiammetta commentava, contenta. Allora lui, sentendosi davvero bravo, aumentò la velocità dell’ andatura e perse l’equilibrio. Cadde così in avanti, sul ghiaccio, prima annaspando un po’ con le braccia, poi perdendo completamente l’equilibrio dei piedi, scivolando giù, sulla pista dura e bagnata, battendo forte le ginocchia e uno zigomo; mentre Fiammetta, colta alla sprovvista, perdeva il sorriso e gli si piegava intorno, chiedendogli se andava tutto bene, se provava da qualche parte qualche particolare dolore, se voleva rialzarsi subito e se lei stessa poteva sorreggerlo, aiutarlo…

 

E poi, come era naturale che fosse, fu proprio quel gesto di aiuto, quel soccorso spontaneo ma scontato e la necessaria vicinanza che ne derivò, che portò il viso di Fiammetta così vicino a quello di lui, tanto che lui tirò subito fuori la lingua e le leccò, con un guizzo veloce e leggero, la guancia. “Ma che fai?” Gli chiese Fiammetta, con un tono di voce vicino al sorriso, e sorpresa. “Sento se sei salata” Rispose lui. “Si, di sudore…” Disse ancora Fiammetta. E lui, ancora seduto sul ghiaccio, e con il culo bagnato,  avvicinò le mani al viso di lei e lo prese fra le sue e cominciò a leccarle le labbra. Fiammetta gli stava ancora di fronte, ma in piedi, e si lasciava leccare, chiudendo gli occhi.

Gli tese poi un braccio, che lui afferrò e tirò a sé, per potersi rialzare. Ma scivolava sul ghiaccio e non ci riusciva. Allora afferrò con le mani le tette di Fiammetta e le strinse così forte che lei fece: 

“Aahhh….” ma tenne ancora gli occhi chiusi e lui pensò che doveva esserle piaciuto. E ancora cercò di alzarsi, ma senza successo. Così avvicinò una mano alla pancia di Fiammetta e gliela massaggiò con tutto il palmo, e poi ancora sulla tetta e poi dallo scollo del body entrò verso il capezzolo, grande e duro, che lui strinse, ma poco poco  e tra due dita, massaggiandolo e tenendolo come fosse il gambo di un fiore e poi, tirando lo scollo del body, avvicinò la bocca a quel capezzolo rosa scuro e comincio a leccarlo con la punta della lingua mentre con le dita della mano giocava con l’altro.  Cercò quindi di tirarsi nuovamente su, ma non ci riuscì.

La pista era vuota, ma era fredda e lui voleva Fiammetta presto nuda, tutta da palpare, toccare, leccare e prendere. E poi il suo culo era sempre più bagnato e aveva paura che il ghiaccio gli potesse inibire il cazzo, freddandoglielo e impedendogli di ergersi e di entrare nella fica di Fiammetta: fica che invece voleva subito, e infatti, a quel pensiero, a quella paura, il suo cazzo subito si rizzò e lui tirò a sé Fiammetta. Lasciò perdere le sue tette e fece scivolare entrambe le mani sotto il suo gonnellino, massaggiandole con una mano la fica sopra il body e con l’altra una coscia, la cui carne era così liscia e morbida da fargli venire seriamente la voglia di stringerla forte, sempre più forte, in un palpeggiamento duro e con le dita tese.

 

Poi con la mano che le teneva sulla fica cominciò a dedicarsi interamente a questa: si insinuò con due dita sotto il body e sotto le mutande, per sentire se la carne chiara di lei era anche umida e morbida, e trovò ad accoglierlo una fichetta bagnata e quasi senza peli  che lui volle subito sentire dentro l’apertura, insinuandovi il medio per un pezzettino e sentendo che Fiammetta muoveva un poco il culo dall’eccitazione. Allora, sempre tenendole un pezzetto di dito dentro, con l’altra mano si appoggio al suo culo, alle due forti mele un poco muscolose, per cercare di tirarsi su e di alzarsi…ma non ce la fece.

Decise così di tirarsi giù la chiusura lampo dei pantaloni e di prendersi in mano il cazzo, per scaldarlo e  non rischiare che il contatto con il ghiaccio lo gelasse. Se lo massaggiò un poco finché non fu Fiammetta a prenderlo delicatamente con una delle mani e a stringerlo nella sua, per poi muovere la mano in avanti e indietro, in una carezza costante e appena un poco veloce, che a lui piaceva molto e che sicuramente lo distraeva da qualsiasi idea di freddo, ma anzi gli faceva venire sempre di più la voglia di scoparla.

“Perchè non andiamo via di qui?” Diceva lui. Ma poi nuovamente non riusciva ad alzarsi, scivolava. Allora fece sedere Fiammetta su di sé e le infilò il cazzo nella fica, spostando il body e, tenendole le mani sulla vita, la faceva andare su e già, su di lui: Fiammetta era leggera e lui la muoveva bene, e gli faceva piacere sentire il suo cazzo al caldo dentro di lei, mentre il suo culo era sul ghiaccio. Il suo cazzo che strusciava sulle pareti della fica e la penetrava tutta.  Lei gli stava sopra, gli sedeva sopra, lo sovrastava con il suo peso leggero che lui gestiva, muovendola lui stesso. Lei non parlava e solo a volte faceva un leggero “Ahhh” di piacere, quasi un sussurro, e poi gettava il collo leggermente all’indietro, come prima durante la trottola, ma ora il collo non sembrava d’acciaio, bensì solo un ramoscello di ciliegio, di legno, e la pelle era bianca come quei fiori, ancora come il ghiaccio, e il suo cazzo era invece sempre più duro, ed eretto, e dentro si muoveva, entrando e uscendo – ma mai del tutto – dalla fica di Fiammetta finché lui non cominciò a farla muovere sempre più velocemente sopra di sé, sempre più velocemente, mentre il suo piacere montava e le sue labbra si erano fermate a succhiare un capezzolo di Fiammetta e con i denti lo tenevano un poco, e con la lingua poi lo leccavano e intanto lui la muoveva, sopra di sé, su e giù, su e giù, tenendola per la vita, guardando – per quello che intravedeva dal body spostato – la sua fichetta chiara con pochi peli, sentendone però fino in fondo la carne così morbida, da penetrare, ancora e ancora….Finché non venne – e le venne dentro – muovendola su di sé ancora più forte, più velocemente, mentre Fiammetta faceva  “Ahhh” a voce un poco più alta e lui invece quasi urlava -con voce molto dura :

“Ti prendo tutta…sei così calda….”
E poi dopo averla riempita del suo sperma la teneva stretta tra le braccia, lei ancora seduta sul suo cazzo, leggera, e con la testa appoggiata sulla spalla di lui.
Quando infine Fiammetta alzò il capo,  nuovamente  gli disse: “Ti aiuto ad alzarti ”. Lei stessa si alzò, aggiustandosi il gonnellino corto e tendendogli una mano. Lui la prese e, tirandola a sé, cercò di tirarsi su. Ma scivolava ancora e allora capì che, se voleva andarsene via da lì,  muoversi dal  freddo di quella pista, che stava cominciando a diventare realmente fastidioso, doveva togliersi i pattini. Mentre Fiammetta lo aspettava già fuori dal ghiaccio se li slacciò e, scalzo, riuscì ad alzarsi e a raggiungere l’uscita della pista. Con Fiammetta accanto si sedé sulla panchina a bordoghiaccio e si infilò le sue scarpe. “Se ti cambi ti aspetto. E andiamo a cena insieme”.

 

Propose a Fiammetta. Lei accettò allegramente e si avviò agli spogliatoi femminili. Si fece una doccia, si vestì con altri abiti e tornò presto da lui.
Quando la vide riapparire lui fu molto contento. Non solo Fiammetta dopo la doccia e dopo la scopata gli appariva ancora più bella, con la pelle ancora più chiara, e non gli faceva calare il desiderio di scoparla nuovamente, ma si accorgeva per la prima volta che era così poco pelosa dappertutto, proprio come piaceva a lui…
Pensò così di dirglielo, per farle ancora più piacere.
“Sai, ho molto apprezzato che tu ti depili così a fondo…”
Le disse mentre erano in macchina, seduti l’uno accanto all’altra e diretti verso il ristorante.
“Ma io non mi depilo” Sentenziò Fiammetta.
“Ah no?” Fece nuovamente lui.
“Mi tingo i capelli, casomai: sono albina” Gli spiegò lei.
 E ancora gli sorrise, guardandolo con il suo sguardo tenero, e vago, e molto miope.

 

 

Sessoscritto bis/ “Lei era al centro della pista…” Leggi il raccontoultima modifica: 2009-03-27T09:39:44+01:00da michelepositano
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