Sessoscritto bis/ Era appena uscito dalla casa di Melissa

Era appena uscito dalla casa di Melissa ed aveva in mano il regalo che lei gli aveva dato: lo portava dentro un’anonima bustina di plastica che faceva oscillare avanti e indietro –  come fosse un piccolo pendolo e con un gesto che appariva vagamente femminile. A lui era sembrato già un regalo poter entrare nella casa di lei….: tutto quello che era successo dopo era stato molto bello, così bello da riuscirgli difficile perfino pensare che fosse realmente accaduto e che ora facesse parte del suo patrimonio di esperienza. Melissa era la ragazza che abitava nell’appartamento accanto a quello dei suoi nonni, da cui ogni settimana andava a cena. Si vestiva tutto di marrone e li andava a trovare portando sempre con sé un dolce che comprava al forno sotto casa: era convinto che i forni delle panetterie preparassero dei dolci che non facevano male neppure alle persone anziane, che hanno sempre tutti quei problemi di colesterolo, acidità, zucchero nel sangue eccetera. Lui voleva bene ai suoi nonni, voleva essere gentile ma non nuocere alla loro salute. Usava abiti marroni perché  gli sembravano tranquillizzanti, sicuramente molto di più del nero – che come colore gli piaceva di più ma che provocava una triste reazione in sua nonna: tutte le volte in cui lo aveva visto con la camicia o con i pantaloni neri gli aveva chiesto perché era pallido, se dormiva, se beveva troppo, se fumava erba…informata come in un talk-show televisivo. Perciò lui evitava di provocarle anche le più piccole ansie, ma ogni volta che incontrava Melissa non era al suo meglio: le sfoderava così i sorrisi più grandi che gli riuscisse di fare.

Lei arrivava sul pianerottolo e lui era lì  – non tanto per caso, perché ormai aveva imparato i suoi orari e cercava di arrivare insieme con lei o addirittura  l’ aspettava –  con le mani in tasca oppure trafficando imbarazzato dentro la busta dei dolci. Lei usciva dall’ascensore strascicando i piedi calzati da grossi stivali scuri di cuoio, alla cowboy, con le gonne corte, sempre sgualcite, e i capelli lunghi che le si muovevano intorno al viso coprendole a volte le labbra, a volte gli occhi, e che lei, con un gesto mirato, si scostava, mostrando le mani piene di anelli, con le unghie dipinte di smalto rosso scuro, ma corte. “Come ti chiami?” Le aveva chiesto una volta lui, a bruciapelo, perché altrimenti non ne avrebbe avuto il coraggio.


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Il mio nome è brutto. Perciò mi faccio chiamare Melissa. Questo è bello, no? Ti piace?”
“ Certo certo.” Aveva detto lui, in realtà concentrato a guardare le sue piccole tette sfiorare appena la maglietta viola che le ricopriva, e il busto che le si restringeva verso la vita sottile, e quanto le sue cosce fossero snelle e nervose sotto le pesanti calze nere che uscivano dalla gonna, pure viola e davvero corta. Quelle cosce che lei muoveva appena, avanti e indietro, come fosse un piccolo balletto per attirare il suo sguardo e gli dicevano, in un linguaggio muto ma eloquente, che la carne, là sotto, doveva essere chiara e liscia e tutta da odorare… perché il profumo leggero di Melissa era più buono di quello che veniva dalla sua busta di dolci…
“Ma mi stai a sentire?” Gli disse lei, mentre lui teneva gli occhi ancora incollati alle cosce.
“No…Si vede, tu chissà a che pensi…Vabbè vabbè…Io vado a casa”
Ed era rientrata lasciandolo lì, in piedi sul freddo pianerottolo, muto e impacciato ma in realtà per nulla scoraggiato: lei si chiamava Melissa e lui la voleva toccare, toccare tutta e dappertutto….
La volta successiva – era passata una settimana – la vide al solito piano. Lei usciva nuovamente dall’ascensore mentre lui era lì che aspettava di suonare alla porta della nonna – fingeva di aspettare – e lei strascicò i piedi verso il suo portone…Strascicava i piedi anche quando era scalza? Quando le sue cosce magre correvano incontro a chi le avrebbe prima allargate, con le dita dure delle mani forti, accarezzando poi la sua fica, bagnata, prima appena appena, perché sorpresa da quel gesto, poi sempre di più, mentre il tocco delle dita si faceva più costante e si espandeva, prendendo tutta la fica, dall’esterno verso l’interno… E a lei, che avrebbe mosso appena la testa, di qua e di là, sarebbe sfuggito un gemito:
“Aahh…” Avrebbe fatto sicuramente. E lui…Oh, sarebbe stato davvero lui quell’uomo? Sarebbe stato lui a mettere le mani su quella carne chiara, ad aprirle le cosce, a toccarle la fica, tutta la fica bagnata e calda e…
“E questa volta a cosa pensi?” Di nuovo domandava lei e lui restava lì, un poco imbambolato ma sorridente.
“Sei il nipote della signora di fronte, vero? “ Gli chiese ancora lei..
“Si. Si” Rispose lui, questa volta immediatamente.
“ E’ gentile la signora…ed anche suo marito. E ogni tanto mi prestano tutto quello che finisco! E anche tu sei gentile, no?”


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Davvero?” Disse subito lui. Gli piaceva sottolineare il complimento che Melissa gli aveva fatto: non voleva che andasse perduto.
 “Si, certo che lo sei…: ti vedo sempre arrivare con dei pacchi! Gli porti dei doni, no?”
“Sono solo dolci…”
“Beh…Io direi che sono comunque dei regali”.
“Si, certo.”  Rispose ancora prontamente lui. “ Ma è piccola cosa. Sai, a loro piacciono tanto. E anche a me!”
“Sul serio?” Gli chiese allora Melissa con un sorrisetto giocoso. “Non si direbbe…Sei così magro!”
E lui le rispose con molta convinzione:
“ Ma magro vado bene, no?”
“ Si: direi proprio di sì…” Gli confermò Melissa, prima di salutarlo con un breve gesto della mano e poi tirando fuori dalla borsa una grossa lunga chiave che, infilata nella toppa, fece girare un paio di volte quindi spingendo l’anta con il ginocchio scoprì tutta la coscia magra fino all’attaccatura della fica. Infine entrò in casa senza dirgli più nulla.
Ma anche questa volta lui fu molto contento. Le cosce di Melissa erano belle: il cazzo sotto i pantaloni gli era diventato duro e gli tirava la stoffa lasciando chiaramente vedere la forma della sua gioiosa erezione. Per questa ragione dovette aspettare qualche minuto prima di suonare il campanello dei suoi nonni: appena il suo cazzo tornò morbido e moscio dentro le mutande e sotto la stoffa dei jeans marroni, il suo dito pigiò il pulsante e nell’aria si sentì il din don che lo annunciava. La cena dai suoi nonni si svolse nel solito modo: il cibo, le chiacchiere, la televisione. C’era una serenità annunciata in quelle sue visite che sembrava sottolineare la costanza dell’affetto nel tempo, la conferma di alcuni piccoli gesti, un po’ noiosi ma necessari come un leggero alito di vento per asciugare il sudore, una camomilla per dormire o un fazzoletto per soffiarsi il naso.
La settimana successiva lui e Melissa arrivarono a pochi minuti l’uno dall’altra. E lui fu nuovamente felice di precederla: c’era uno strano, piccolo, emozionante piacere anche in quella breve attesa, sempre premiata dall’ arrivo di lei, annunciato dal rumore dei suoi stivali pesanti strusciati sul pavimento del pianerottolo.
“Eccoti qua.” Disse questa volta Melissa. E lui fece in tempo a pronunciare solo un breve ciao prima che lei continuasse:
“ Dolci anche oggi? E’ una torta? O sono dei pasticcini ripieni? Uhmmm…come mi piace la crema che cola…”


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Lui le guardava il collo mentre Melissa pronunciava quelle parole e mentre la sua gola accompagnava il verso del piacere. Era sottile e la sua lingua avrebbe potuto leccarlo tutto fino ad arrivare giù, alle piccole tette, che avrebbe preso una alla volta tutta intera nella mano…
“A te come ti piace?”
“Mi piace tutto…”
Aveva risposto lui e Melissa, senza commentare, aveva tirato ancora fuori della borsa la grossa chiave e l’aveva infilata nella toppa. Così lui si era girato per suonare il campanello. Ma questa volta aveva pensato che qualcosa lui doveva poter dire per non lasciarla andare via… Poi però aveva sentito il rumore della porta dell’appartamento di Melissa che si chiudeva ed era a sua volta entrato a casa dei nonni, salutandoli e sedendosi presto a tavola.
C’era infine stata la volta successiva in cui lui c’era riuscito a parlare un po’ di più. Erano sempre in piedi, lì su quel pianerottolo e lei, dopo averlo salutato con un ciao veloce, aveva in fretta tirato fuori la chiave di casa. Forse era la sera in cui sembrava più stanca, con i capelli lunghi poggiati dietro le orecchie, il viso un po’ più grigio, il trucco un po’ più sfatto, con alcune tracce sbavate di un rossetto che probabilmente era andato via nel corso del giorno. Non gli aveva domandato nulla, non aveva accennato al suo pacco di dolci e lui si era pentito di non aver mai pensato di portarne qualcuno anche per lei: perché non le aveva comprato una grossa e buona pasta alla crema dopo che lei gli aveva detto che le piacevano tanto i bignè che colavano ripieno morbido e dolce?
“Melissa….” Aveva quindi pronunciato prima che lei si girasse rigida verso il suo portone. E in quell’enunciare il suo nome aveva espresso tutta la voglia di scoparla…
“ Arrivi sempre a quest’ora? Sempre così tardi?”
“No.” Gli rispose lei “ Sono i giorni in cui vieni tu che io arrivo più tardi. Mica a causa tua!  Capita che la settimana sia fatta di turni!”
“Quindi se cambio giorno ti vedo prima?”
“Direi di si.”
“Allora lo cambio! Quanto prima arrivi?” 
Melissa si mise a ridere:
“Così è proprio un appuntamento.”
“E ti va bene?”
“Mi  va bene…”

 

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Quanto prima?” Ripeté lui.
“Due ore? “
“D’accordo!”
“E poi vai a cena dai tuoi nonni?”
“Se vuoi vengo solo per vedere te…”
“Per me?”
“Se è un appuntamento…” Ma poi subito aggiunse: “Però facciamo come vuoi tu!”
Melissa rise.
“Quando torneresti qui?”
“Domani?”
“Per i tuoi nonni intendo!”
“ Oh beh…la prossima settimana”
“Martedì?”
“Si, martedì, se vuoi.”
“Ok. A Martedì.” Disse infine Melissa. Lo salutò ancora con il breve gesto della mano ed entrò in casa.
Arrivò così quel Martedì e lui fu su quello stesso pianerottolo, questa volta sperando di non incontrarli, i suoi nonni. Era rimasto qualche minuto in strada – naturalmente era arrivato un po’ in anticipo – chiedendosi se doveva aspettarla al portone, come sicuramente era più logico. Ma poi si era anche detto che il luogo dei loro incontri era sempre stato il pianerottolo, così angusto e senza panorama eppure così pieno di promesse: il profumo della crema dei dolci che portava lui e l’odore forte  che veniva da Melissa. Su quel pianerottolo piccolo, illuminato da una lampada un po’ fioca e giallastra, lei gli appariva nitida, con la carne attraente come se brillasse e con i gesti  banali che diventavano speciali e gli sembrava sempre che fosse lì lì per offrirsi a lui, vogliosa. Non gli importava chi fosse lei in strada, in città, al lavoro o nelle altre ore del giorno. Né gli importava quello che faceva lui per guadagnarsi da vivere…Su quel pianerottolo gli sembrava che Melissa lo invitasse a scopare.
“Eccoti qua!” Disse lei uscendo dall’ascensore. “Apro la porta e entriamo insieme.”
Così anche questa volta tirò fuori la sua grossa chiave e la girò due volte nella toppa e alzando il ginocchio spinse l’anta e scoprì la coscia fino all’attaccatura con la fica. Poi si scansò e lo fece entrare, seguendolo subito dopo.


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Chiuse il portone dietro alle loro spalle e…oh, dentro la sua casa era tutta diversa da quella dei nonni! Non c’erano pareti ma un’unica grande stanza con un grande letto in fondo. E  poi c’era lei…
“Che mi hai portato?” Gli chiese, poiché aveva visto che anche questa volta lui teneva un pacchetto in mano.
“Beh…E’ per i dolci…E’ per te…La prossima volta se vuoi ti porterò i bignè…ma questa volta ho pensato che fosse troppo banale…così è una cosa dove potrai…”
“Uuhh!” Lo aveva interrotto lei  aprendo il pacchetto e mostrando che il suo oggetto davvero le piaceva. Così lui si sentì subito tutto contento. Ma lo fu molto di più perché Melissa gli andò incontro, gli mise le braccia intorno al collo e lo guardò negli occhi, un po’ dal basso, poiché era meno alta di lui:
“ E non è tutto qui, vero?”
Poi lei le passò le dita leggere sotto i capelli, dietro la nuca e lui sentì immediatamente che il suo cazzo si gonfiava. E anche lei dovette sentirlo, ancora appoggiata a lui, perché infatti gli disse:
“Ecco che non è tutto qui…”
Lui avrebbe anche parlato ma Melissa tolse la sua mano dai capelli e fece strusciare le sue dita sulle sue labbra. Allora lui tirò fuori la lingua e gliele leccò, una ad una. Poi cominciò a spingere piano con il cazzo verso la fica di lei ed infine a strusciarglielo addosso sempre più forte.
“Mi piace così…” Diceva Melissa “Mi stai chiamando?” Ma nuovamente lui non faceva in tempo a risponderle perché lei, con la lingua, gli leccava le labbra.  Poi da  lì portò la lingua fin dietro il suo orecchio…e lui sentiva il cazzo così duro che dentro i pantaloni gli sembrava non potesse entrare più. Allora  cercò di toccare le tette di Melissa, voleva proprio palparle tutte, ma lei fu più svelta e con la mano gli palpò, ancora sopra  la stoffa dei pantaloni, il cazzo e le palle, stringendole un poco troppo, tanto da dargli un leggero dolore che però lo eccitò ancora di più. Melissa gli infilò poi la mano dentro i pantaloni  –  lui era magro e gli stavano un poco larghi in vita – e dentro le mutande, che pure erano larghe, a pantaloncino. Con la mano gli prese tutto il cazzo e comincio a massaggiarlo, avanti e in dietro, tanto che lui si bagnò e lei gli disse:
“ Oh si…Oh si, fammi sentire quanto ti piace…”
Allora lui con la testa che gli girava mosse il braccio e la mano e la prese intera, quella sua piccola tetta, infilando le dita dallo scollo del maglione. E sentì che il suo capezzolo era piccolo ma eretto e che la pelle era calda, come se lei avesse la febbre. Con l’altra mano lui allora prima si slacciò la cintura dei pantaloni, poi la fece scivolare verso la gonna di Melissa. La alzò leggermente e le accarezzò la piccola pancia e dopo infilò la punta delle dita sotto le mutande…Ma poi cambiò percorso e andò giù, verso la fica e le dita le infilò direttamente da lì, da sotto, dove la stoffa delle mutande era già bagnata perché tutta bagnata era la fica di Melissa. Alzò il bordo delle mutande di lato e fece scivolare la punta delle dita a sentire tutta la carne umida, che mentre lui la toccava si apriva e gli dava lo spazio per toccare ancora e ancora…Intanto lui pensava, o meglio non pensava proprio, ma solo voleva, senza alcun pensiero, togliere le dita da lì e metterci il cazzo, che lei ora aveva nella mano, senza più massaggiarlo ma tenendolo stretto stretto, lungo e duro com’era. E proprio così duro com’era lui voleva metterglielo dentro, tutto dentro, e poi muoversi avanti e  indietro, darle delle botte uguali e forti con i fianchi per sentire tutto il piacere della carne della fica di lei che gli avvolgeva il cazzo, per sentire come sarebbe diventata sempre più grande per risucchiarglielo dentro fino in fondo…E mentre aveva questo desiderio la toccava, sempre di più, muovendo le dita e gustando il piacere, ma senza infilargliele dentro l’apertura della fica, le dita, perché lì voleva metterci prima il cazzo…


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 Me lo vuoi dare? Me lo vuoi dare anche questo?”
Gli chiedeva Melissa, una, due, tre volte, come fosse un piccolo ritornello che gli faceva perdere maggiormente il controllo
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“Uhmmm….” Riuscì a fare lui ma non riuscì a pronunciare altro. Tolse però la mano dalla fica di lei e le abbassò le mutande. Fece scivolare in basso anche i suoi pantaloni e le sue, di mutande – ed anche Melissa aveva ora tolto la mano dal suo cazzo e lo aiutava. Allora lui spinse Melissa leggermente , per non farla cadere, verso la parete e la girò piano verso il muro, affondando il suo viso nei suoi capelli. Il culo di Melissa, tutto nudo, era rotondo e bianco. Così chiaro da risaltare nella stanza in ombra. Lui lo toccò tutto con un movimento circolare della mano, mentre lei si piegava leggermente in avanti e gli mostrava, da dietro, non solo la carne liscia del suo culo offerto, ma anche quella più scura e rossa della sua fica bagnata che, da dietro, appariva quasi tutta aperta . Lui allora si prese il cazzo in mano e cominciò prima a strusciarlo sulla pelle del culo di lei, poi con movimenti circolari e sempre più piccoli, ad avvicinarlo all’ apertura della sua fica. Infine, con una colpo più deciso, lo fece entrare dentro…. 

 

 

 

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“Ooohhh…” Fece Melissa. E:
“Ooohhh…” Fece lui. Perché a lei piacque molto essere riempita da quel suo cazzo lungo e a lui piacque molto entrare nella sua fica morbida e avvolgente , dove sembrava che potesse sprofondare sempre di più in ondate sempre più grosse di piacere…
Continuò così a scoparla da dietro, con gli occhi su quel culo bianco che gli veniva incontro ad ogni movimento, su cui sbatteva ad ogni colpo di fianchi. Continuò a scoparla senza interrompere il ritmo, mentre lei scandiva i colpi e l’entrata del suo cazzo nella fica dicendo “ Si…!” ogni volta e mentre il suo cazzo, i suoi reni e la sua testa gli davano un godimento molto forte.
Continuò a scoparla mentre fuori era buio. Mentre molte televisioni erano accese. Ogni tanto guardava il suo cazzo che entrava ed usciva dall’apertura della fica di lei e si eccitava ancora di più. Allora avrebbe voluto che la sua fica fosse ancora più grande.
“Apriti..Apriti…!” Le diceva. E Melissa gli rispondeva:
“Sono aperta…Sono qui con la fica aperta per te…!”
Continuò a scoparla finché lei non cominciò ad urlare e lui le prese le tette, tutte e due, dentro le mani; finché lei non venne. Però restò lì con il culo offerto per lui e anche la fica offerta e allora lui continuò a scoparla ancora. Continuò finché anche lui non venne; sfilò il cazzo e le fece colare lo sperma sulla pelle del culo bianca, colore bianco su colore bianco.
Poi l’abbracciò da dietro. Infine la girò verso di sé e tenendole ancora le mani sulle tette, stringendogliele ancora, le prese la bocca dentro la sua e gliela leccò in un bacio.
Melissa avvicinò allora le labbra al suo orecchio e gli sussurrò:
“Ed ora ho io un regalo per te…”
“Ancora un altro?” Gli rispose lui sorridendo. E Melissa ricambiò il sorriso.
Muovendosi poi con il culo e le gambe e i piedi nudi per la stanza – e ancora strusciandoli un poco, i piedi –  andò verso un mobile con un cassetto; l’aprì, e tornò portando con sé una scatola nera.
“Dentro c’è della gomma. Tu mettila nell’acqua….”
Quando arrivò a casa lui, però, che era molto stanco, mise il pacchetto sul comodino e soltanto la sera successiva, tutto solo, prese il pezzettino di gomma rossa che gli aveva regalato Melissa e provò a bagnarlo.
A contatto con l’acqua allora la gomma si gonfiò, si gonfiò, e si gonfiò ancora, fino a prendere la forma e a diventare la perfetta riproduzione della rossa fica di lei: umida, pulsante e funzionante.

 

 

 

Sessoscritto bis/ Era appena uscito dalla casa di Melissaultima modifica: 2009-02-27T08:53:00+01:00da michelepositano
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