Consigli per gli sprechi/ Una vaschetta di plastica per mille usi…

La plastica: dove la metto? Cosa ne faccio? Come eliminarla? Difficile da riciclare, ma nei consigli per gli sprechi non poteva certo mancare. Sicuro, nei contenitori appositi della raccolta differenziata, per buttarla, oppure in parte si può utilizzare per la pattumiera, ma gira  che ti rigira è ben difficile da recuperare. Però…, però…, è resistente, leggera, economica, facilmente lavabile; le diverse materie plastiche entrano dovunque e sostituiscono materiali naturali.
Vediamo, da dove cominciamo? Da un poco di storia Chi ha meno di cinquant’anni non riesce a concepire un mondo senza plastica; provate a selezionare dieci oggetti intorno a voi e vedrete che almeno sette, otto sono fatti di plastica: penne, buste, telefoni, vassoi, giocattoli, mobili da cucina, ciotole per alimenti e ..insomma quasi tutto. Non si rompe, è igienica, colorata e divertente. Ma  come si faceva quando non esisteva? I giocattoli erano di legno o di metallo, al posto delle buste di plastica c’era il cellophane, per la pattumiera si usava il foglio di giornale, le bottiglie del latte erano di vetro e si portavano dal lattaio per essere riempite, l’acqua minerale  praticamente non esisteva e si beveva quella del rubinetto, al massimo si faceva l’idrolitina. Al bar c’era il seltz.

(A proposito dell’idrolitina, che esiste ancora oggi e ha i suoi estimatori, c’era una filastrocca sulla busta delle polverine  che diceva così: Diceva l’oste al vino: tu mi diventi vecchio, ti voglio maritare con l’acqua del mio secchio. Rispose il vino all’oste: fai le pubblicazioni, sposo l’Idrolitina del cavalier Gazzoni)

Ma l’11 marzo 1954 cambia tutto: Giulio Natta  esimio chimico italiano e professore, annota sulla sua agenda: fatto il propilene isotattico, cioè la plastica. Da quel giorno comincia  la grande avventura delle materie plastiche. Nel 1956 inizia la produzione industriale del polipropilene.
La base di partenza era un idrocarburo – composto di carbonio e idrogeno – che  in particolari condizioni di temperatura e pressione, mescolato con opportuni ingredienti in rapporti precisi e in presenza di un catalizzatore formava una lunga catena di molecole, la plastica appunto
.

E quello che al Politecnico di Milano venne realizzato con impegno e fatica da una squadra di ricercatori in gamba e da uno scienziato fuori classe, oggi si può fare comunemente, tanto che gli studenti lo fanno nel laboratorio delle scuole sotto la guida dell’insegnante di chimica. La scoperta del polipropilene che valse a Giulio Natta il Nobel per la chimica nel 1963,  è stata definita  una vera rivoluzione nel campo della chimica macromolecolare. Il lavoro di Natta è un fulgido esempio di collaborazione tra università – il Politecnico di Milano – e industria, la Montecatini, una collaborazione fertilissima, che, purtroppo nel nostro paese, non si ripeterà facilmente. Oggi il polipropilene occupa, con la produzione di 31 tonnellate nel mondo,  il quarto posto in termini di valore economico tra tutti i prodotti dell’industria chimica.

Tornando ai consigli per gli sprechi, come recuperare una parte della plastica che entra nelle nostre case? I contenitori semirigidi del supermercato impiegati per contenere il cibo – insalata, frutta, carne, salumi, eccetera -, vanno benissimo per farne porta oggetti. Basta un poco di fantasia. Procuratevi qualche lattina di vernice spray di colori diversi, spruzzate con attenzione la vernice sulla vaschetta di plastica, lasciate asciugare appendendola con qualche molletta dei panni a un supporto, possibilmente all’esterno, e..il gioco è fatto. Avrete contenitori di forma e colori diversi che potranno servire per metter le matite, come vuota tasche, come porta trucco; in bagno, sulla scrivania, in  camera dei bambini.

Se poi i contenitori sono forati nella parte inferiore, dopo averli colorati potrete usarli come minivivaio. Occorre del terriccio e  semi di una qualunque pianta ornamentale; ponete la vostra vaschetta vicino a una sorgente di luce e dopo qualche giorno vedrete spuntare le piantine. Starà a voi e alla vostra abilità trapiantarle successivamente in un vaso di coccio più grande.
Le scatole di plastica  di dimensioni maggiori, vanno invece benissimo per conservare gli addobbi di Natale: palle, nastri d’argento, statuine. Sono leggere, trasparenti e comode da riporre.
Inoltre, dal momento che in alcuni supermercati si vendono prodotti sfusi, i contenitori di plastica, una volta puliti, possono essere riutilizzati per riporre pasta, riso, caramelle; e i flaconi dei  prodotti di pulizia per contenere  detersivi in polvere. I nastri esauriti delle cassette  di musica, che oggi non vengono praticamente più utilizzate dacché esistono i CD, possono diventare divertenti oggetti ornamentali. Sbizzarritevi a fare composizioni fantasiose e addobbi di carnevale, siamo nel periodo giusto,  alternandoli o unendoli con gli avanzi dei nastri dei pacchetti natalizi.

Occorre non dimenticare però che i contenitori di plastica, se utilizzati per indumenti, non vanno mai sigillati completamente, perché così facendo viene impedito ogni ricambio d’aria e il contenuto potrebbe danneggiarsi soprattutto se lasciati per tempi lunghi in locali umidi o poco areati, come per esempio al mare. Per sicurezza potete fare qualche piccolo foro nel sacchetto e inoltre inserire all’interno qualche foglia di alloro che oltre a funzionare da antitarme lascia un gradevole profumo. Ma sul riutilizzo della plastica avremo modo di tornare ancora.



Consigli per gli sprechi/ Una vaschetta di plastica per mille usi…ultima modifica: 2009-02-27T15:35:22+01:00da michelepositano
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