Café Philo/ E la Rcs dimenticò Marx

 

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La decisione di non inserire Karl Marx in una collana dedicata ai grandi autori classici del pensiero ha veramente dell’assurdo. Soprattutto in un momento storico in cui le straordinarie intuizioni di Marx rispetto al funzionamento del capitalismo ritornano di stretta attualità. E, giusto per rimanere sull’attualità, basti prendere l’ultimo numero di Time che in copertina titola: Che cosa pensa Marx della crisi“.

Così il politologo Massimiliano Panarari, curatore del libro di Jacques Attali ‘Marx, ovvero lo spirito del mondo’ (ed Fazi) commenta con Affaritaliani.it le ragioni che hanno portato ad escludere le opere di Karl Marx dai “Classici del pensiero occidentale” proposti in allegato con il Corsera.

E sulla risposta data da uno dei curatori Giovanni Reale: “Una questione di lunghezza? Potevano pubblicare il Manifesto del Partito Comunista”. Poi continua: “Era un filosofo ‘marziano’ (per citare il gioco linguistico Giulietto Chiesa, autore appunto di Cronache Marziane) ovvero alieno alla vulgata corrente e all’ortodossia, ma preveggente e profetico, ben lontano dalle ingessature ideologiche costruitegli attorno dai partiti comunisti. Una figura che proprio oggi, nel ventunesimo secolo, diventa fondamentale per l’interpretazione delle dinamiche sociali, politiche ed economiche”.

Perchè Marx è così d’attualità?
“Marx è il migliore dei pensatori postmoderni. Innanzi tutto è portatore di un pensiero critico: contesta la realtà in cui vive. Lui rappresenta la giustizia sociale, l’idea che si debbano ridurre le diseguaglianze sociali. A maggior ragione se sono violente. Marx aveva teorizzato la rivoluzione tecnologica, anticipando in un certo senso internet e l’era informatica. Lui pensa il mondo come villaggio globale e tiene alta l’idea di una governance unica perchè a suo giudizio le cose non si possono risolvere all’interno di ogni singola realtà. E oggi, non a caso, si parla molto di governance mondiale. E’ stato un genio nel leggere e prevedere i movimenti e le trasformazioni della società”.

Cosa gli ha permesso di essere tanto anticipatore?
“Aveva una straordinaria capacità di cogliere le trasformazioni economiche. Il capitalismo stava unificando il mondo nella lotta tra liberismo e protezionismo, un liberismo che in quella fase era vincente. Marx scrive delle cose splendide su questo, in gran parte articoli di giornale. Marx era un gran giornalista”.

Ed è questo il Marx descritto nel libro di Attali?
“Marx come teorico della globalizzazione, il primo intellettuale che sul finire dell’Ottocento, in un mondo che cominciava già ad essere globale, conosce perfettamente le dinamiche della globalizzazione”.

Filosofo, economista, ma come giornalista lo conoscono in pochi…
“Il giornalismo è l’unico lavoro che lui ha svolto davvero nella sua vita. Faceva il corrispondente da Londra per il New York Daily Express, l’antenato del New York Times, che era un quotidiano da 200 mila copie. Una cifra da quotidiano globale. Si parla degli anni 50 e 60 dell’Ottocento…”.

Come era arrivato lì?
“Il caporedattore, Charles Dana, aveva conosciuto Karl quando era esule a Londra, gli era piaciuto e l’ha contattato. Da lì Marx descrive nel dettaglio un mondo che è poi quello attuale, un mondo dal punto di vista demografico dominato dall’Asia, in particolare da Cina e India e culturalmente dall’impero britannico”.

Su cosa formava le sue conoscenze?
“Lui leggeva di tutto. Dai rapporti degli ufficiali delle colonie britanniche alla Cabala ebraica. Era un grandissimo onnivoro. Passava la giornata alla British Library e scriveva una marea di articoli e pamphlet, tanto che non riusciva mai a finire il Capitale. Il famoso 18 brumaio di Luigi Bonaparte è stato una specie di instant book”.

In che senso una lettura di Marx originale e postmoderna? Che abbatte i luoghi comuni?
“Fa un ritratto completo di Marx. Lui è l’inventore e il più grande sostenitore dell’internazionalismo. Una delle sue idee principali è che il proletariato attraverso un’unione globale possa liberarsi dalle catene. Crede nella contaminazione e nella società internazionale, gli stati nazionali per lui sono l’oppressione. In questo è modernissimo. E’ un grande estimatore della borghesia come forza sociale e non provinciale capace di unificare il mondo, attraverso i commerci e la rivoluzione industriale. Marx ammira
la forza cosmopolita dell’ordine borghese. C’è anche una componente biografica a motivare questo: lui è figlio di un ebraismo tedesco che non è mai riuscito ad integrarsi nella Prussia di Bismark. Da qui il suo odio per le nazioni”.

E riguardo al socialismo reale?
“Lui non ha mai teorizzato la dittatura del proletariato. L’idea del socialismo in Russia non l’aveva mai sfiorato, anzi era inorridito da quella possibilità. Era un grande estimatore dei principi borghesi e credeva che si dovesse andare al potere con voti e guadagnandosi i consensi

affaritaliani

Café Philo/ E la Rcs dimenticò Marxultima modifica: 2009-01-27T12:54:13+01:00da michelepositano
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