Le inchieste (e non solo scuotono) il Pd: la verità sullo scontro Veltroni-D’Alema

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ligresti.jpgPer il Partito Democratico i guai sembrano non finire mai. Prima di tutto le inchieste giudiziarie. A Firenze il primo cittadino Leonardo Domenici è stato quattro ore in Procura, sentito come testimone sull’indagine che riguarda i progetti edilizi per l’area di Castello, 170 ettari vicino all’uscita Firenze Nord dell’A1. Area della Fondiaria-Sai di Ligresti, anche lui nel mirino dei magistrati. Un assessore si è già dimesso, un altro cerca di resistere mentre a lasciare è stato il capogruppo del partito in consiglio comunale. Il tutto con lo spettro che la prossima primavera uno dei simboli del Centrosinistra possa passare al Popolo della Libertà.

L’altro caso che scotta è quello di Napoli. Nelle intercettazioni che riguardano l’inchiesta sui lavori pubblici dopo il suicidio dell’ex assessore Nugnes compaiono a vario titolo i nomi di almeno tre parlamentari, assessori o ex assessori della Giunta Iervolino, uomini delle forze dell’ordine e della magistratura. Veltroni ha chiesto un rimpasto al Sindaco, mentre pretende le dimissioni del Governatore della Campania Bassolino entro Natale (offrendogli in cambio un posto all’Europarlamento). Sullo sfondo le elezioni del 14-15 dicembre in Abruzzo, dove i sondaggi segreti danno in testa il Centrodestra a causa della bufera che qualche mese fa portò in carcere Ottaviano Del Turco.

In questo contesto si innescano le polemiche sulla collocazione europea dei Democratici. Francesco Rutelli non vuol sentir parlare di Pse, nemmeno di un’intesa con il trattino. La situazione, insomma, è in alto mare. Il segretario non ne può più e sbotta: “Basta attacchi anonimi. Chi non mi vuole si faccia avanti. In direzione (convocata per il 19 dicembre) ci contiamo, poi tutti a remare per il partito. Se c’è un problema di leadership pretendo coerenza: lo si dica, e io mi farò da parte“.

Una sorta di ultimatum rivolto non tanto agli ulivisti di Parisi, che già hanno chiesto le dimissioni del leader, quanto all’ala dalemiana del partito. Secondo quanto risulta ad Affaritaliani.it, nel parlamentino del Pd non ci sarà alcun terremoto, ma soltanto un blando sostegno al segretario da parte di tutti (prodiani esclusi). La vera sfida è rinviata alla primavera, quando tra febbraio e marzo si terrà la conferenza programmatica, anche se l’appuntamento chiave è quello delle urne, soprattutto le Europee oltre ovviamente alle Amministrative.

Un risultato inferiore al dato delle Politiche (33,7%) farebbe esplodere la situazione e la battaglia al congresso in autunno sarebbe durissima. Massimo D’Alema ha già annunciato che non intende presentarsi come segretario, ma dalla sua ha molte carte da giocare. Da Pierluigi Bersani a Enrico Letta, passando per Gianni Cuperlo. Il nodo politico principale che sta alla base dello scontro nel Partito Democratico è però quello delle alleanze, quindi la strategia futura. L’ex sindaco di Roma sta riaccarezzando l’idea di una forza a vocazione maggioritaria, con la possibilità di mantenere l’alleanza con l’Italia dei Valori, nonostante l’affondo di Di Pietro sulla questione morale, e allargarsi a sinistra non oltre Sd e i Verdi. Una posizione sostenuta anche dal vicesegretario Dario Franceschini e dai fedelissimi Giorgio Tonini, Goffredo Bettini ed Enrico Morando.

Questa linea però si scontra nettamente con le posizioni dell’ex ministro degli Esteri. D’Alema e Latorre considerano finita per sempre l’alleanza con l’ex pm di Mani Pulite e soprattutto puntano a un’intesa al centro almeno con una fetta dell’Udc. Su questa linea anche Enrico Letta, padre dell’accordo in Trentino e anche lui ormai dichiaratamente anti-Di Pietro. Schierato con Baffino, poi, Bersani, Franco Marini e la Melandri. Oltre a Casini, l’idea è quella di aprire un tavolo per un’alleanza di governo anche con Nichi Vendoli, dando per scontata la scissione in Rifondazione Comunista. Per il momento restano in stand-by Rutelli, Fassino e la sua fedelissima Marina Sereni e anche Rosy Bindi. Per completare il quadro la posizione di Parisi e degli ulivisti Franco Monaco e Mario Barbi, i quali pensano di riproporre una sorta di Unione di stampo prodiano, ovvero un’alleanza guidata dal Pd che vada dall’Italia dei Valori fino a Rifondazione Comunista, senza escludere un’intesa con una fetta dell’Udc. La vera sfida tra le varie anime del Pd avverrà non in direzione il 19 di questo mese ma un assaggio ci sarà alla conferenza programmatica di primavera. In attesa di conoscere il risultato delle Europee. Sempre che le inchieste giudiziarie in giro per l’Italia non accelerino il processo e il chiarimento interno…

affaritaliani

 

Le inchieste (e non solo scuotono) il Pd: la verità sullo scontro Veltroni-D’Alemaultima modifica: 2008-12-04T09:40:29+01:00da michelepositano
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