In Marcia per il clima:le associazioni contro il riscaldamento globale

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Una Carta di impegni per i governi, una lista di doveri per la società civile. Le organizzazioni del comitato promotore della Marcia per il clima presentano un documento condiviso per combattere i cambiamenti climatici

 Dobbiamo farlo ora. Si possono mettere in atto tante diverse azioni, in tutti i settori, per mettere un freno alle emissioni inquinanti e quindi ai cambiamenti climatici. Siamo in tanti a sostenerlo: 55 associazioni diverse – ambientaliste, sindacali, di categoria o a carattere sociale – concordi nel voler costruire nel Paese una spinta e una consapevolezza sempre più diffusa perché l’Italia abbracci con forza e coraggio una politica attiva contro i cambiamenti climatici, per mitigarne, nel più breve tempo possibile, gli effetti.

Alla vigilia della discussione europea sugli obiettivi per il clima, il Comitato in Marcia per il clima, nato in occasione della manifestazione del 7 giugno a Milano, torna oggi a proporre al governo e ai cittadini un documento che individua, settore per settore, strumenti e politiche utili a tagliare i gas serra e raggiungere uno sviluppo moderno, pulito e redditizio per il Paese. Obiettivi precisi che il Comitato chiede al governo e che le associazioni, dal canto loro, si impegnano a perseguire.

Occorre che tutti gli Stati con economia avanzata sottoscrivano impegni vincolanti di forte riduzione delle emissioni. Anche i paesi in via di rapido sviluppo, come Cina e India, devono contribuire a contenere le emissioni, mentre vanno da subito adottate politiche di adattamento e mitigazione condivise e sostenute economicamente. L’Europa ha dato un segnale forte in questi anni, dichiarando di volersi impegnare in un accordo globale a ridurre del 30% delle emissioni. Intanto la decisione vincolante del 20-20-20 (riduzione del 20% di emissioni di CO2, incremento del 20% di fonti rinnovabili e di efficienza energetica) assunta in maniera unilaterale, va concretamente sostenuta e perseguita senza cedimenti.

Il Comitato esorta dunque il Governo italiano, il Parlamento e gli Enti locali ad assumere obiettivi coerenti con le potenzialità dell’Italia, stabilendo precise responsabilità e meccanismi sanzionatori, chiudendo con la politica del rinvio e con la richiesta di sconti ulteriori che stanno portando il nostro Paese fuori dall’Europa e finiranno per accelerarne il declino economico industriale e sociale.

Per farlo, occorre dare pieno slancio alle misure di efficienza energetica, dire sì al modello distribuito e quindi alla democrazia energetica, sì alle rinnovabili nel rispetto del territorio e della biodiversità, mentre la scelta del nucleare – fermo restando la necessità di sviluppare ulteriormente la ricerca in tale settore -non deve pregiudicare le risorse finanziarie a danno delle politiche di efficienza e delle rinnovabili.

Non è infatti più rinviabile un massiccio investimento nella ricerca a favore delle politiche di efficienza e di sviluppo delle rinnovabili nonché per rinvenire soluzioni pienamente sostitutive dei combustibili fossili, che non aggravino i rischi per la sicurezza internazionale.

Occorre, poi, investire in un grande progetto di rinnovo del patrimonio edilizio, volano di innovazione e occupazione, che risponda al diffuso bisogno abitativo, ripensando lo sviluppo di città e paesi che escluda un ulteriore consumo di suolo e valorizzi il patrimonio paesaggistico e territoriale.

Sul fronte della mobilità, la priorità è investire in infrastrutture, innanzitutto su rotaia, per migliorare la mobilità urbana, a partire da quella dei pendolari. Bisogna ridurre e scoraggiare il traffico privato, favorendo il trasporto pubblico e la mobilità leggera, responsabilizzando al riguardo anche le Regioni.

Nell’ambito del sistema produttivo, il rispetto delle direttive europee non può trasformarsi in crisi dell’industria italiana, che deve essere invece più attenta alle opportunità create dalla strategia europea. Anzi, se applicate e utilizzate con lungimiranza, esse potrebbero essere occasione per la creazione di nuovo e buon lavoro, soprattutto nella fase in cui la crisi economico-sociale rischia di colpire il lavoro nelle sue diverse forme. In questa logica è auspicabile una politica che favorisca le imprese virtuose che attraverso la ricerca e l’innovazione di prodotto competano sul mercato globale con produzioni sempre più ecosostenibili.

Bisogna riconoscere il contributo positivo che l’agricoltura può portare alla battaglia contro i mutamenti climatici e promuovendole pratiche agricole ecocompatibili, a partire dall’agricoltura biologica, che oltre a rispettare l’ambiente aumentano l’assorbimento di CO2.

E’ necessario attuare e rafforzare le politiche ambientali per la tutela e la salvaguardia dell’ecosistema marino e per una gestione razionale e durevole delle risorse biologiche, per contribuire a contrastare i fenomeni che minacciano i già fragili equilibri su cui si basa lo sviluppo sostenibile dei territori costieri. Per frenare la perdita di biodiversità un ruolo importante lo devono svolgere le aree protette che vanno potenziate e valorizzate, senza dimenticare che nel mondo globalizzato i cambiamenti climatici rappresentano un fattore di crisi, ma la lotta per contrastarli può divenire un potente fattore di sviluppo delle politiche di cooperazione, per incrementare la sovranità alimentare e la democrazia energetica, per realizzare una sostanziale politica di interdipendenza.

Nella convinzione che l’Italia possa e debba essere in prima linea nella strategia UE di riduzione delle emissioni e di sviluppo dell’efficienza delle rinnovabili, come cittadini e associazioni mettiamo in campo iniziative e impegni concreti in questa direzione, organizzando campagne per diffondere pratiche di risparmio energetico attraverso la modifica degli stili di vita in casa, nella mobilità, nel territorio, per essere attenti negli acquisti alla “classe” degli elettrodomestici, a risparmiare acqua dell’acquedotto, a privilegiare mezzi pubblici e bicicletta, a differenziare quote crescenti di rifiuti nelle nostre case, per consentire forti risparmi di energia nella fabbricazione di nuovi prodotti; investendo nell’efficienza energetica nelle case per dimezzare i consumi di petrolio, applicando collettori solari termici per recuperare un inspiegabile ritardo rispetto agli altri paesi europei, coprendo di pannelli elettrosolari i tetti delle nostre case. Vogliamo facilitare con incentivi significativi e semplificazione delle procedure l’adozione di sistemi domestici e per le piccole imprese di produzione di energia alternativa e impegnare i gestori di energia elettrica in campagne periodiche di sensibilizzazione sulle energie alternative. Rilanciamo la cooperazione con gli enti locali per diffondere l’uso di fonti rinnovabili e ci impegniamo per aumentare anche l’efficienza energetica dei motori marini per esercitare una pesca e una acquacoltura responsabili. Promuoviamo il consumo di prodotti agricoli biologici, la filiera corta e l’organizzazione di mercati locali, ma soprattutto vogliamo adottare come strumento necessario per l’organizzazione delle attività e delle manifestazioni il bilancio preventivo ambientale e azzerare, attraverso azioni di riduzione, contrasto e compensazione, la CO2 emessa.

Dichiarazione di Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC)

“Ci preoccupano particolarmente i nuovi provvedimenti del Governo sugli sgravi fiscali per il risparmio energetico nell’edilizia. Così facendo, oltre a ignorare i temi legati ai cambiamenti climatici, il Governo penalizza addirittura chi vuole ottimizzare l’efficienza energetica della propria abitazione, complicando non poco le procedure per ottenere i bonus. Il nostro call center è in questi giorni letteramente subissato di telefonate da parte di cittadini che non sanno come fare per accedere alle agevolazioni”.

In Marcia per il clima:le associazioni contro il riscaldamento globaleultima modifica: 2008-12-03T12:00:17+01:00da michelepositano
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