E’ saltato il Partito Democratico del Nord

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Niente Partito Democratico del Nord. Lo dice a chiare lettere il veltroniano Giorgio Tonini, intervistato da Affaritaliani.it. “Se si tratta di una provocazione intellettuale può essere utile, ma se è una proposta di fisionomia del Pd… che facciamo, tre partiti che ogni tanto si incontrano? Qualcuno potrebbe pensare che è quello che vogliamo per l’Italia. E così non è. Sarebbe come scavalcare la Lega sul fronte della secessione“. Tonini spiega poi che è “ampiamente prevista dallo statuto una fortissima autonomia di ogni singola regione, perché siamo un partito federalista. Ogni regione elegge il suo segretario e ha un notevole potere di autogoverno ed è prevista la possibilità di costruire forme di collaborazione tra regioni di un’area omogenea, come nel caso del Nord”.

VELTRONI E I SEGRETARI REGIONALI: PARTITO PIU’ FEDERALE – Bocciato il partito del Nord, ma dare piena attuazione alla struttura federale del Pd. Questa la posizione del segretario Walter Veltroni e dei segretari regionali del Pd, al termine di una lunga riunione in cui si è affrontato anche il tema della conferenza programmatica, che si svolgerà tra metà febbraio e i primi di marzo, e la questione della collocazione internazionale del Pd. A eliminare l’ipotesi di dar vita a un partito del Nord sono stati innanzitutto gli stessi segretari regionali, che hanno invece chiesto a Veltroni più autonomia regionale e la piena applicazione dello Statuto, che prevede appunto una struttura federale del partito. Inoltre, i segretari regionali hanno chiesto maggiore coinvolgimento e rivendicato il loro ruolo: la conferenza dei segretari, per questo, regionali si riunirà ogni mese. Veltroni, riferisce il portavoce del partito, Andrea Orlando, si è detto d’accordo “sull’esigenza di trovare sedi sovraregionali per affrontare temi specifici, ma senza creare sovrastrutture”.

Un coro di ‘no’ all’ipotesi di creare un Pd del Nord. L’idea cara a Massimo Cacciari e Sergio Chiamparino è stata sonoramente bocciata dai segretari regionali, riuniti a Roma con il segretario Veltroni. Certo, spiega più di un leader locale, l’esigenza di maggiore autonomia e di un ruolo più forte è avvertita da tutti, ma questo è ben lungi dal dar vita a un partito del nord. Semmai, la strada giusta da perseguire è quella di attuare in pieno lo statuto, che prevede appunto una struttura federale e la possibilità di coordinamenti territoriali o sovraregionali su temi specifici. Nel tirare le somme della discussione, Veltroni – a quanto viene riferito – avrebbe ribadito la sua contrarietà a un Pd del nord, ma è tornato ad aprire all’ipotesi di un coordinamento purché si capisca che “il Pd non puo’ essere in nessun modo una aggregazione di partiti distinti”.


Walter Veltroni

Concetto ribadito da Michele Emiliano, segretario della Puglia: “Problemi personali non possono influenzare scelte come quella di dar vita a un soggetto politico diverso che possa modificare il dna del Pd”. Nettissimo il giudizio di Salvatore Caronna, segretario dell’Emilia Romagna, che boccia senza appello il partito del Nord: “Francamente lo trovo un dibattito stucchevole e abbiamo chiesto di mettere uno stop a Chiamparino e Cacciari. La trovo un’idea dannosa e politicamente e culturalmente subalterna alla Lega. Non è questo il modo di affrontare la questione, che invece è evidente nello statuto, dove si prevede un partito con un chiaro impianto federalista di stampo regionale”. Semmai, insiste Caronna, “è più importante far funzionare bene la conferenza dei segretari regionali, con più autorevolezza e forza”.

Dello stesso avviso Andrea Manciulli, segretario del Pd toscano: “E’ un’idea che non ha senso. Dobbiamo pensare a fare il Pd, un partito che stia sui problemi della gente, in Toscana ci sono già 3 mila cassaintegrati. Se c’è un tema da affrontare – conclude Manciulli – è quello di un partito che abbia un ruolo più forte nella società. Così il dibattito interno mi sembra vertere solo sui personalismi locali. Ora il tema è come rilanciare il Pd”. Per Orlando una struttura a “geometrie variabili è la risposta migliore all’esigenza avanzata di maggiore autonomia. Certo il tema andrà affrontato in direzione, perché la dimesione federale non è ancora attuata fino in fondo e bisogna oliare il meccanismo, fare un check up sulle forme di vita del partito”.

 

E’ molto probabile che si andrà al voto sulla relazione che il segretario Walter Veltroni farà alla direzione del Pd convocata per il 19 dicembre“. Lo spiega il portavoce del partito, Andrea Orlando, al termine delle riunioni del coordinamento e, a seguire, dei segretari regionali, nella sede del Pd. Alla direzione Veltroni lancerà la cosiddetta ‘fase due’, o come lui stesso l’ha definito, ‘il Lingotto due’. Una decisione – spiegano al Loft – che serve per far venire allo scoperto eventuali dissensi. Un modo, insomma, per vedere se veramente D’Alema e i dalemiani hanno intenzione di andare fino in fondo.

Il 12, 13 e 14 dicembre il Pd lancia tre giornate dedicate al tesseramento, che ad oggi è a quota 300 mila iscritti. E’ quanto riferisce Daniele Marantelli, responsabile tesseramento del Pd. “Auspico che in queste tre giornate tutto il vertice del partito si mobiliti, e che anche i leader partecipino alle varie iniziative che saranno organizzate in tutta Italia”, afferma Marantelli, riferendo che ad ora gli iscritti al Pd “sono 300 mila“. Tante le tessere consegnate da metà luglio ad oggi: “Sono ottimista – spiega il responsabile – a breve partirà anche il tesseramento online, previsto dallo statuto”. Quanto alle modalità di tesseramento, Marantelli specifica che si sta facendo un’operazione di trasparenza, “per evitare in qualsiasi modo fenomeni di malcostume“. Allo stesso tempo, però, “bisogna anche evitare un’eccessiva chiusura e rigidità, non è che per tesserarsi al Pd bisogna andare dal notaio…”.

SU PSE TROVARE SOLUZIONE CHE NON SPACCHI IL PARTITO – Arrivare a una “soluzione che non spacchi il partito”. Per questo, il tema della collocazione internazionale del Pd sarà oggetto di una serie di incontri da qui al 19 dicembre, data della direzione, in cui si cercherà di trovare una mediazione che accontenti le varie posizioni. E’ quanto è emerso nella riunione del coordinamento e a seguire in quella con i segretari regionali, svoltesi al Nazareno. Al termine, a fare il punto è il portavoce del Pd, Andrea Orlando, che spiega: “Ci saranno una serie di passaggi prima della direzione, per arrivare a una soluzione che non spacchi il partito. L’importante – sottolinea Orlando – è che il tema non venga utilizzato per dar vita a una schermaglia interna. Al contrario, ognuno deve mettersi nei panni dell’altro“, e cioè ex Ds ed ex Margherita, perché sia chiaro “che nessuno vuole obbligare gli altri”, ma deve essere altrettanto chiaro che il Pd in Europa “non può isolarsi, anche se deve evidenziare la sua specificità e autonomia”. Per Orlando, però, “è inevitabile che questa ricerca si svolga attraverso l’interlocuzione con il Pse”. Resta il problema dell’impossibilità, perché non prevista in Parlamento europeo, dell’ipotesi di dar vita a una federazione Pd-Pse, questione già sollevata da Piero Fassino. Allo studio, a quanto si apprende, l’ipotesi di creare un gruppo autonomo del Pd che poi sigli un patto federativo con il Pse. Lasciando la sede del Pd, Rosy Bindi ha sottolineato che “noi non siamo socialisti, ma collaboreremo con loro. Questa per me è la formula giusta”.

affaritaliani

E’ saltato il Partito Democratico del Nordultima modifica: 2008-12-03T08:09:09+01:00da michelepositano
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