Tendenze/ Il mestiere più antico del mondo all’università. Un libro racconta come alcuni casi di cronaca sono diventati un fenomeno di costume

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Alessandro Calderoni è giornalista e ha pubblicato recentemente “Il mestiere più antico del mondo”. Nato da un’indagine per conto di un settimanale, il libro è stato (parole di Calderoni) una scoperta sconvolgente. Ecco qualche ritratto: poco più di vent’anni, tra un esame e l’altro all’Accademia di Belle Arti,Virginia ha seguito la sua passione per il denaro in un tunnel di sesso e incontri sbagliati. Gabriele è un gigolo gentile, che di mattina frequenta i corsi di Lingue. Laura vendeva il suo corpo; ora, con una laurea in tasca,vende immagini del suo corpo online. Dalia gestisce un sito hard a pagamento con uno dei suoi docenti universitari. Sa, violinista e futuro farmacista, si esibisce sul web con il suo fidanzato. Debora, terzo anno di Architettura, fa la camgirl per pagarsi l’affitto a Venezia. Punti in comune: tutti usano internet per guadagnare vendendo se stessi, o un personaggio che hanno creato; tutti sono – anche – studenti. Attraverso decine di messaggi pescati dal magma infinito della rete e le storie dei protagonisti che hanno accettato di raccontarsi, l’autore si fa strada nei labirinti di un fenomeno tutto nuovo, in bilico tra reale e virtuale, corpo e immagine, carne e pixel, ipocrisia e trasgressione, fantasie e vita. E nel linguaggio di acquirenti e compratori scopre i bisogni, le esigenze, le risorse e le difficoltà inedite di un’epoca che con i new media si esprime ma, soprattutto, si trasforma.

L’idea di questo libro nasce come verifica italiana di un fenomeno segnalato insistentemente negli USA, in UK e nell’est Europa negli ultimi anni, con declinazioni differenti a seconda della zona interessata: gli studenti universitari, alle prese con carovita, tasse studentesche e crisi economica, escogitano sistemi di guadagno che spesso passano attraverso la vendita di se stessi. Nell’est va per la maggiore la partecipazione a film hard; negli USA la prostituzione da Campus; in UK la prostituzionedomestica, talora di gruppo, e la vendita on line di filmati e foto a luci rosse. E in Italia? Da noi primeggia il canale degli annunci gratuiti,postati sugli appositi portali. Nelle sezioni dedicate ai messaggi privati oper adulti, compaiono ogni giorno migliaia di annunci scritti da sedicenti”studentesse” o “studenti” che si propongono on line per guadagnare qualche euro. Quanti euro? Dipende, perché il fenomeno si pone lungo un continuum che va dalla prostituzione reale alla vendita di sesso virtuale; dai guadagni stratosferici degni più di una escort che di una studentessa, a ministipendi che servono a chi passa la maggior parte del proprio tempo a studiare per non impelagarsi in lavoretti part-time o notturni. Ci sono insomma ragazze che guadagnano da 150 a 400 euro a prestazione (fino a15mila euro al mese) e ragazze che accendono la webcam o spediscono pacchetti di foto ricavando mille-duemila euro al mese.

Qual è l’elemento più interessante sotto il profilo sociologico? Proprio la parola”studentessa”, che consente alle ragazze di barricarsi dietro una patina di freschezza e di non professionalità ingrandendo il fenomeno con una velocità quasi da social network e accalappiando clienti che non si sentono utenti del grande mondo della prostituzione ma uomini desiderosi di una ragazza qualunque, una specie di fidanzata a tempo che non li blocchi in una relazione sentimentale canonica.

E sotto il punto di vista psicologico?
“Il fattore chiave è la scissione prettamente narcisistica tra corpo e immagine. Le ventenni di adesso (parlo al femminile perché il fenomeno del sesso digitale a pagamento è statisticamente più diffuso tra le ragazze, in forma minore nella comunità gay, ancora meno tra i maschi etero) hanno incontrato internet tra le elementari e le medie, e la loro adolescenza è stata cronologicamente sovrapposta all’adolescenza della cultura digitale di massa in Italia. Questo significa che si tratta della prima generazione letteralmente cresciuta in rete, con il concetto di “on line” subito intesta e anche con i contenuti del primo web subito assorbiti. Tra questi, il sesso, che grazie a internet ha perso molta della sua trasgressività, fino a diventare semplice icona ripetuta all’infinito. Quindi cultura della rete +sdoganamento della pornografia + altri elementi culturali e tecnologici quali il boom del reality e l’esplosione della videotelefonia = completa assuefazione all’immagine di corpi nudi statici e in azione.

L’icona del sesso supera culturalmente il contenuto del sesso. Il pixel supera la carne.L’immagine oltrepassa il piacere. E si produce una generazione molto disinibita ma contemporaneamente molto ingenua; abituata alla nudità ma(stando alle statistiche delle associazioni cliniche di settore) piuttosto priva di conoscenze sessuologiche; interessata alla prestazione e alla”bella figura”, più che alla trasgressione e alla sensualità; portatrice eventualmente di vergogna, ma non di senso di colpa. Cioè il polo opposto rispetto alle generazioni precedenti”.
Più o meno fortunati i nuovi ventenni, rispetto ai loro predecessori?

“Sicuramente meno legati da pregiudizi e inibizioni, probabilmente
meno capaci di godere fisicamente e psicologicamente dell’esperienza erotica, a causa del continuo confronto con standard interni (aspettative e ansie) ed esterni (ecco l’importanza sistemica della preponderanza dei video) che talvolta rischiano di incrinarese non affossare interi quadri di personalità a partire da piccoli contesti relazionali”.

AFFARITALIANI

Tendenze/ Il mestiere più antico del mondo all’università. Un libro racconta come alcuni casi di cronaca sono diventati un fenomeno di costumeultima modifica: 2008-12-02T09:51:31+01:00da michelepositano
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