THYSSEN: PER GUP E’ OMICIDIO DOLOSO, TUTTI A GIUDIZIO

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TORINO – Per i sette morti alla Thyssenkrupp di Torino ci sarà un processo in Corte d’Assise, come per la strage di Erba o i delitti delle Brigate Rosse. Con una decisione senza precedenti in Italia l’amministratore delegato della multinazionale dell’acciaio, Harald Espenhahn, è stato rinviato a giudizio per omicidio volontario e ora, in caso di condanna, rischia ventun anni di carcere. Il gup Francesco Gianfrotta ha accolto la tesi della procura. Espenhahn, trascurando le misure di sicurezza, “si è rappresentato – è scritto nell’ordinanza – la concreta possibilità del verificarsi di infortuni anche mortali” sulla linea 5, dove il 6 dicembre 2007 si sviluppò l’incendio costato la vita a sette operai: si tratta, nel gergo dei giuristi, di “omicidio con dolo eventuale”, commesso da chi “accetta il rischio” di provocare un decesso. Altri cinque dirigenti (più l’azienda in veste di persona giuridica) risponderanno di omicidio colposo – aggravato dalla consapevolezza dell’evento – e rimozione volontaria di cautele contro gli incidenti. L’appuntamento è per il 15 gennaio davanti a una Corte composta due giudici togati e sei popolari. “E’ una sentenza di portata storica – commenta Raffaele Guariniello, il procuratore che ha coordinato le indagini e ha sostenuto l’accusa insieme a Laura Longo e Francesca Traverso – la cui importanza va al di là del caso specifico: è un segnale a tutto il mondo del lavoro, che si aspetta la fine delle morti bianche”. Per l’avvocato Ezio Audisio, del pool difensivo, è però una “tesi esagerata”: “noi non la condividiamo. E al dibattimento contiamo di dimostrare le nostre ragioni”. Ma dai familiari delle vittime la scelta del giudice è vissuta come un completo successo: la ventitreenne Laura De Masi, sorella di Giuseppe, esce dall’aula gridando “é la nostra prima grande vittoria”, mentre una signora scandisce uno dopo l’altro i nomi dei dirigenti sotto accusa e dice “assassini, andrete in galera”. I tre pm si sono aggiudicati il duello con la difesa, oggi, mostrando in aula un’interminabile sequenza di slide con verbali, rapporti, documenti. Nel 2006 c’era stato un incendio devastante alla filiale di Kretzfeld e, da allora, era stato un susseguirsi di raccomandazioni delle compagnie assicuratrici, controlli, investimenti, interventi. Ma a Torino – è la tesi della procura – non si fece nulla perché Torino doveva chiudere. E dalle pieghe dell’udienza è trapelato un nuovo mistero, su cui stanno indagando i magistrati. Un Comitato regionale di prevenzione incendi ispezionò la sede nel giugno del 2007 diede disposizioni per migliorare il livello di sicurezza. Tra l’8 e il 10 dicembre diversi membri del comitato firmarono una nota dove si dichiarava che l’azienda si era messa in regola: una condotta sconcertante, visto che solo due giorni prima erano morti sette lavoratori.

THYSSEN: PER GUP E’ OMICIDIO DOLOSO, TUTTI A GIUDIZIOultima modifica: 2008-11-18T07:35:00+01:00da michelepositano
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