Roma/ Tredicenne costretta a spogliarsi sul web, in manette un 27enne. Anche due amiche la ricattavano

 

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Un incubo durato quasi due anni. Cominciato come un’amicizia “virtuale” con un interlocutore “conosciuto” su un servizio di messaggistica on line e presto degenerato con l’obbligo – sancito da minacce di divulgare le immagini in rete – di esibirsi nuda davanti alla webcam. Sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, diretto dal maggiore Lorenzo Sabatino, a restituire ad una normale vita da adolescente Maria (il nome è di fantasia), la 13enne romana che qualche tempo fa, capito di essersi cacciata in un guaio più grande di lei, ha deciso di raccontare tutto alla madre.

Dalla denuncia della donna all’individuazione del responsabile – un 27enne foggiano – sono passati pochi mesi. Ma grande e’ stata la sorpresa degli investigatori quando hanno scoperto che nel turpe “gioco” si erano disinvoltamente inserite due compagne di classe della vittima, alle quali Maria aveva chiesto aiuto. Le due – coetanee di Maria, e quindi non imputabili: sono state segnalate ai servizi sociali – usando un nickname molto simile a quello del ricattatore originale, hanno continuato a tempestarla di messaggi, imponendole di continuare a spogliarsi sotto l’occhio della webcam.

E per dare ancora più credito alle minacce, non hanno esitato a sfruttare notizie della sua vita privata facendole credere di essere seguita e osservata costantemente. “E’ stato forse il momento piu’ delicato delle indagini – ha ammesso in una conferenza stampa il maggiore Sabatino – che ha rischiato di portarci su una falsa pista, quella di una persona che in qualche modo conoscesse davvero la sua giovane vittima”. Niente di tutto questo: il giovane pugliese, sfruttando una tecnica forse collaudata in altre occasioni, aveva inizialmente contattato Maria con un nickname femminile.

E Maria a lungo ha pensato di avere stretto una nuova relazione telematica con una ragazzina della sua stessa età. In realtà, quello che in un primo momento doveva esserle apparso un gioco, tanto più seducente perchè “proibito”, si è presto trasformato in una forma di schiavitù: togliersi i vestiti non bastava più, le richieste del “regista” diventavano sempre più spinte, e sempre più pressante la promessa – in caso di diniego – di far finire in rete i video. E quando alle minacce si è sovrapposto anche il riferimento a fatti della sua vita privata, e Maria

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ha cominciato a temere – senza sapere come – di essere spiata 24 ore su 24, la paura è prevalsa sulla vergogna ed è maturata la decisione di affidarsi ad un adulto. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal Gip del Tribunale di Roma Donatella Pavone, su richiesta del sostituto procuratore Giovanni Bombardieri che ha coordinato le indagini – e’ stata eseguita dai carabinieri la notte scorsa.

OCCHIO AI “CYBERBULLI” – “L’unica strada è quella della prevenzione. Perchè è impensabile, e del tutto anacronistico, presumere di poter tenere i nostri ragazzi lontani da Internet”. Il capitano Luigi Mancuso, responsabile della IV sezione del Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma (la sezione che si occupa di reati telematici e minori), invita a trarre i giusti insegnamenti dalla drammatica vicenda della ragazzina romana costretta ad esibirsi nuda davanti alla webcam da un giovane “conosciuto” su un servizio di messaggistica on line.

“E’ una storia limite, molto particolare – premette il capitano – visto che mette insieme due fenomeni di solito distinti: il ‘child grooming’, ovvero l’adescamento di minori via web, e il cyberbullismo, la trasposizione virtuale del bullismo che abbiamo imparato a conoscere dalle cronache” (le due amiche alle quali la vittima del ricatto si era rivolta, anziche’ aiutarla hanno infatti continuato a “divertirsi” alle sue spalle).

Il “child grooming” è diffuso soprattutto nelle chat e nei siti di messaggistica più frequentati da adolescenti. “La tattica più collaudata dal pedofilo di turno è quella che vuole indurre il minore ad abbassare le sue difese: di solito si presenta come un suo coetaneo e si dimostra informatissimo su quelli che sono le abitudini, il modo di parlare, i gusti musicali e sportivi dei teenager. Una volta acquisita la fiducia della vittima potenziale, scattano le promesse, l’invito a lasciarsi coinvolgere in giochi trasgressivi, le richieste di foto o di video ‘compromettenti’. Ma l’obiettivo finale è quasi sempre quello di arrivare ad un appuntamento reale, premessa di un eventuale, vero e proprio abuso”.


Roma/ Tredicenne costretta a spogliarsi sul web, in manette un 27enne. Anche due amiche la ricattavanoultima modifica: 2008-11-07T19:16:08+01:00da michelepositano
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