Oro nero/ Obama spinge il dollaro verso l’alto e il petrolio cala nell’after hours a 68,45 dlr (-3%)

 petrolio.jpg

Il “day after” l’elezione di Barack Obama quale 44esimo presidente degli Stati Uniti, il primo afroamericano della storia ad accedere a tale carica, per i mercati sembra già che la festa sia finita: smaltita l’euforia per il “cambiamento” promesso dal candidato democratico, con realismo listini, bond, cambi e materie prime scontano tutti, chi più chi meno, il fatto che nulla nell’immediato è destinato a cambiare, non solo perché fino a gennaio Obama non sarà formalmente in carica ma anche perché è difficile immaginare che nel bel mezzo di una crisi che unanimemente, ormai, gli economisti giudicano la peggiore almeno degli ultimi 40 anni, Obama possa permettersi svolte clamorose in materia di economia o politica estera.

Il dollaro, spia sensibile negli scorsi giorni di quanto i mercati scommettessero sulla vittoria del “nuovo” contro il “vecchio” e dunque di una restaurazione della potenza americana apparsa più che appannata dalla crisi finanziaria che da mesi tiene banco sui listini, ha pertanto interrotto la sua corsa, con l’euro che risale a 1,286 contro il biglietto verde nonostante l’ennesimo dato macroeconomico negativo per il vecchio continente (l’indice Pmi-servizi di ottobre che in Germania il cui dato definitivo mostra un ulteriore calo rispetto alla stima flash, toccando il minimo degli ultimi 5 anni).

Smaltite le prese di profitto, in pochi dubitano tuttavia che l’effetto-Obama sia destinato a rafforzare nuovamente il dollaro e, anche per questo, a mantenere moderate le quotazioni del petrolio, ieri rimbalzate dopo un avvio di giornata in ulteriore calo per l’annuncio dell’Arabia Saudita del taglio della propria produzione in vista di un rallentamento della domanda. Un petrolio in calo o comunque non oltre la soglia dei 70 dollari al barile serve a Obama per creare le premesse per una successiva ripresa economica di cui l’America (e il resto del mondo) ha bisogno.

Così l’avvento dell'”uomo nero” alla Casa Bianca è destinato a pesare anche sui delicati equilibri del settore petrolifero, con possibili ricadute anche all’interno dell’Opec, già apparso diviso nei mesi passati tra i “falchi” come Iran e Venezuela che avrebbero voluto un’ulteriore rivalutazione delle quotazioni del greggio e le “colombe” saudite, disponibili ad assecondare una discesa sino verso i 70 dollari al barile. Che poi nei mesi a venire l’oro nero possa ritrovare una sua stabilità o sia destinato a rimanere sulle montagne russe, in qualsiasi delle due direzioni, resta l’incognita su cui si sbizzarriranno analisti ed economisti, in relazione all’evolvere dello scenario macroeconomico, ad oggi molto poco promettente.

Oro nero/ Obama spinge il dollaro verso l’alto e il petrolio cala nell’after hours a 68,45 dlr (-3%)ultima modifica: 2008-11-05T11:01:14+01:00da michelepositano
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento