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09/04/2011

BERLUSCONI, BARZELLETTA "SPORCA": ED È GELO -VIDEO

BERLUSCONI, BARZELLETTA "SPORCA": ED È GELO -VIDEO

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MILANO - Ancora uno show, e i numeri sono i soliti, dalle battute sul bunga bunga alle barzellette 'sporche'. Stavolta però il premier Silvio Berlusconi ha sbagliato platea: ad ascoltarlo non c'erano uomini attempati di mezza età, o suoi sostenitori o collaboratori, ma solo giovani laureati, e il risultato è stato un gelo tremendo. «Siete così brave che mi viene voglia di invitarvi al bunga bunga», ha detto il Cavaliere a due ragazze bionde, dopo aver loro consegnato un premio per le Giovani Eccellenze del progetto «Campus Mentis», nel cortile di Palazzo Chigi insieme al ministro della Gioventù, Giorgia Meloni. «Anche tu sei abbastanza carino, poi venire anche tu», ha aggiunto rivolto ad un ragazzo che gli aveva chiesto se poteva accodarsi. Ma il momento più difficile arriva quando al premier viene richiesta una barzelletta. «C'è un italiano che insegna a un tedesco come fare a conquistare una bella signora», esordisce, parlando chiaramente di sesso orale. «L'italiano dice: devi versare lo champagne davanti, e poi lo succhi da sotto. Il tedesco dice 'pello, pellissimo! Possibile fare con pirra?'. L'ho pulita un po', per quello non ridete. Sarebbe stata più divertente nella versione originale», si giustifica Berlusconi.
Durante l'incontro, il presidente del Consiglio non si è risparmiato nemmeno una battuta ad un giornalista di Ballarò, Alessandro Poggi, per cui ha chiesto ironicamente un applauso: «Ecco il più cattivo di tutti, fate un applauso a Ballarò», ha detto il Cavaliere. «Quando scesi in politica dissi 'qua bisogna cambiare tutto', e mi facevo tante illusioni, dicevo di voler prendere la responsaiblità del governo, tutti mi prendevano poco sul serio, ma due mesi dopo mi sono trovato presidente del Consiglio», ha aggiunto il premier ai giovani vincitori del progetto.

ONE MAN SHOW. "MAI BARBA, HO IL SOLE IN TASCA" «Siate ottimisti, ponetevi un traguardo molto molto ambizioso e che nel vostro cuore siete convinti di poter raggiugere e non guardate alla incredulità, allo scherno e all'ironia degli altri: dedicateci tutta la vostra vita e lo raggiungerete». Silvio Berlusconi dispensa pillole di saggezza e consigli ai giovani laureati del progetto 'Campus Mentis', che premia insieme al ministro della Gioventù Giorgia Meloni nel cortile di Palazzo Chigi. In loro onore il premier si improvvisa 'one man show', e per un'ora buona racconta loro barzellette e storielle, li stimola, li invita a guardare il futuro «avendo il sole in tasca», così come al premier ha insegnato «un grande padre». «Ormai sono vecchio e ho corso e combattuto tante sfide - racconta ai giovani laureati il premier, prima di invitarli a visitare Palazzo Chigi - quindi ho molte cose interessanti da dirvi. Le ho vinte tutte: dal Milan prima squadra del mondo a Milano 3 studiata da tutti gli urbanisti, fino a quando sono diventato premier in 2 mesi. Abbiate fiducia in voi stessi, non c'è periodo difficile dal quale chi è capace non sia in grado di uscire. In politica è la stessa cosa, è nei momenti difficili che vengono fuori le capacità e la creatività». Quindi Berlusconi rispolvera vecchie e nuove storielle («Ne so più di 2000, servono a sdrammatizzare nei momenti di tensione»), dà consigli su look («Via la barba che induce diffidenza, giacca abbottonata e mai scarpe marroni su vestito blu»), suggerisce indicazioni per il futuro professionale («Con l'immobiliare non si fallisce mai, le case sono un bene che non ha mai avuto calo di prezzo»), confida il progetto di «insegnare la libertà ed il suo governo» nella sua Università della Libertà a Lesmo e regali libri e cadeaux di Marinella. E infine smentisce la sua fama di gaffeur:«Non ho mai fatto una sola vera gaffe, solo di presunte. Come quella volta che feci la foto delle corna in Spagna, perchè di fronte a me un gruppo di ragazzini faceva le corna in una foto di gruppo e io stavo spiegando loro che così non si fa. Le gaffe presunte sono terribili».

LO SFOGO SUI GIUDICI Prima li fa sedere in Consiglio dei ministri, poi li incita a superare le avversità con la forza di volontà e il buon umore, infine si 'sfogà per gli anni di attacchi da parte dei giudici e della sinistra. È un Silvio Berlusconi allegro quello che decide di far fare un tour di palazzo Chigi ai giovani vincitori del concorso 'Campus Mentis'. «Ci ha accompagnato nella sala del Consiglio dei ministri e ci ha fatto sedere dicendoci di 'scegliercì un ministero», raccontano due giovani premiati che ora hanno trovato posto in Microsoft, l'azienda che ha ottenuto più riconoscimenti. «Ci ha anche fatto vedere il suo studio», aggiunge uno dei due, rimasto un pò sorpreso dal fatto che sulla scrivania non vi fosse nessun computer. Il presidente del Consiglio, raccontano altri, è in vena di consigli. Suggerisce di non 'mollarè, nonostante le difficoltà che si possono incontrare. Cita il suo esempio e, inevitabilmente, parla di sè e dei suoi guai processuali: sono anni che mi attaccano, con accuse infondate e ridicole - argomenta il Cavaliere secondo la ricostruzione di alcuni giovani - e ora la sinistra, che non è riuscita a vincere con i voti, cerca di abbattermi attraverso i processi. Un riferimento indiretto al caso Ruby, ma anche agli altri procedimenti in corso. La tentazione di mollare c'è, ma Berlusconi sottolinea di aver promesso a tutti i suoi elettori di non lasciare prima di aver portato a termine alcune grandi riforme. A cominciare da quella della giustizia.

PER PASSARE LEGGE DEVE PIACERE A NAPOLITANO Silvio Berlusconi torna a dire che un provvedimento, per essere approvato, deve «piacere» al capo dello Stato. Nel ribadire che serve una riforma della costituzione per avere una «vera democrazia, durante una cerimonia a palazzo Chigi, il presidente del Consiglio ha detto: l'attuale Costituzione stabilisce che il governo »possa al massimo suggerire dei provvedimenti alle Camere, che cominciano a dibatterle nelle commissioni, nell'Aula poi nell'altra Camera, poi di nuovo in Commissione; e il tutto deve piacere al capo dello Stato«. Insomma, ha poi aggiunto Berlusconi, »il popolo vota, il Parlamento lavora, discute ma non succede niente questo è dovuto al fatto che noi abbiamo questa architettura istituzionale per arrivare a un paese che sia una vera democrazie dobbiamo cambiare l'architettura istituzionale quindi una riforma della costituzione«.

CAMBIARE CARTA, NON SIAMO DEMOCRAZIA «Per arrivare a un Paese che sia una vera democrazia, dobbiamo cambiare l'architettura istituzionale», ha aggiunto il Cavaliere. «Insieme alla riforma della giustizia lavoreremo anche alla riforma dell'architettura istituzionale che risente del fatto che i padri della Costituzione, venendo dal periodo fascista, non vollero che si potesse ripetere un pericolo come quello passato e quindi negarono ogni potere al governo e divisero il potere fra il capo dello Stato, la Corte Costituzionale e le assemblea e questo ha portato a che il governo possa al massimo suggerire dei provvedimenti alle Camere, che cominciano a dibatterle nelle commissioni, nell'Aula poi nell'altra Camera, poi di nuovo in Commissione, il tutto deve piacere al capo dello Stato», ha detto Berlusconi. Insomma, ha aggiunto, un provvedimento che magari quando era uscito dal Cdm era «purosangue, quando viene approvato se va bene si tratta di un ippopotamo: se questa legge non piace ai pm, ai procuratori della Repubblica di sinistra la impugnano davanti alla Corte costituzionale che essendo composta da 11 persone che provengono dall'area della sinistra e da quattro che provengono dall'area di centrodestra, la abroga. Quindi - ha proseguito il presidente del Consiglio - il popolo vota, il Parlamento lavora, discute ma non succede niente questo è dovuto al fatto che noi abbiamo questa architettura istituzionale per arrivare a un paese che sia una vera democrazie dobbiamo cambiare l'architettura istituzionale quindi una riforma della costituzione».

MAGGIORANZA PIU' COESA «Abbiamo una maggioranza più esile nel numero, ma assolutamente più coesa» e quindi porteremo a casa le riforme, a cominciare da quella della giustizia, ha detto il premier. «Mi sono ritrovato una maggioranza di coalizione e c'erano alcuni partiti che, per esempio per quanto riguarda la riforma della giustizia, ogni volta stavano dalla parte dei privilegi dei giudici», ha detto Berlusconi riferendosi a Fini e Casini. «Ora finalmente - ha aggiunto - mi trovo di fronte due anni con una maggioranza più esile nel numero, ma assolutamente coesa nella voglia di approvare questa importantissima e indispensabile riforma della giustizia. Insieme alla riforma della giustizia lavoreremo anche alla riforma dell'architettura istituzionale».

LONGO: LUNEDI' BERLUSCONI IN AULA Ormai il premier ci ha preso gusto, e dopo la presenza in aula al processo Mediatrade, qualche giorno fa, ha già annunciato che ci sarà la replica. Piero Longo, legale di Silvio Berlusconi, ha infatti annunciato che salvo impegni istituzionali dell'ultimo momento, il Cavaliere sarà in aula lunedì a Milano al processo per la compravendita dei dirittii tv Mediaset. L'udienza si terrà davanti ai giudici della prima sezione del tribunale: lunedì dovrebbero essere sentiti alcuni testi di uno degli imputati, cioè del produttore americano Frank Agrama

http://www.leggo.it/video.php?idv=9302&id_news=115766

fonte:leggo

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12/03/2011

GIAPPONE, PAURA NUCLEARE ESPLOSIONE A FUKUSHIMA.RISCHIO CHERNOBYL -VIDEO

GIAPPONE, PAURA NUCLEARE ESPLOSIONE A FUKUSHIMA.RISCHIO CHERNOBYL -VIDEO

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TOKYO - Il tetto del reattore di Fukushima con forti problemi di tenuta dell'impianto di raffreddamento è crollato. Lo conferma il gestore dell'impianto Tepco. Tepco, ha riferito l'Agenzia per la sicurezza nucleare in una breve conferenza stampa, ha spiegato che l'esplosione dell'impianto nucleare si è verificato durante le scosse di assestamento.

L'esplosione alla centrale di Fukushima è stata molto più potente delle iniziali stime, al punto che si sarebbe polverizzata la gabbia di esterna di contenimento di uno dei reattori. Lo riferisce la Nhk. La conferma è venuta dal confronto di due foto pre e post terremoto-tsunami: dalla seconda è del tutto scomparso la grande gabbia più esterna di contenimento, fatta di cemento. Molti dipendenti sarebbero rimasti feriti nell'esplosione, mentre Tepco, il gestore dell'impianto, parla solo di 4 persone. Tutta da chiarire la dinamica degli eventi, perchè, citando fonti del ministero dell'Economia e Industria (Meti), la tv fa risalire l'esplosione a poco più di un'ora fa, alle 16.00 locali (le 8 in Italia). Un esperto di nucleare non ha escluso l'opzione di esplosione 'intenzionale'. Il governo ha portato da 10 a 20 chilometri il raggio intorno alla centrale nel quale è stata decisa l'evacuazione dei residenti (45 mila), in previsione di una fuoriscita controllata di vapore radioattivo per far diminuire la pressione interna.

GOVERNO: "SITUAZIONE GRAVE" La situazione relativa alla centrale nucleare Fukushima I è «potenzialmente molto grave». lo ha detto un portavoce del governo giapponese, citato dall'emittente Nhk, che ha poi esortato la popolazione a mantenere la calma. Le operazioni di evacuazione entro un raggio di dieci chilometri dalla centrale non erano state ancora completate quando si è verificata un'esplosione nell'impianto che ha provocato il crollo del tetto e dei muri.

FARNESINA: "NESSUN ITALIANO A FUKUSHIMA" Nessun italiano registrato presso l'ambasciata si trova nella zona vicino alla centrale nucleare di Fukushima. Lo hanno riferito fonti della Farnesina all'Adnkronos, precisando che gli italiani registrati sono almeno a cento chilometri di distanza.

UN'ORA A FUKUSHIMA: RADIAZIONI PER UN ANNO Le radiazioni ricevute in un'ora da una persona che si trova nel sito della centrale nucleare di Fukushima corrispondono al limite di radioattività che non deve essere oltrepassato in un anno. Lo dice la tv pubblica giapponese Nhk citando esperti che hanno misurato il livello di radiazioni all'entrata dalla centrale.

TV: "CHIUDETEVI IN CASA" La televisione pubblica giapponese Nhk ha invitato coloro che abitano nelle zone vicine alla centrale nucleare di Fukushima, oltre la zona già evacuata, di tapparsi in casa e chiudere le finestre. La tv ha anche consigliato gli abitanti della zona vicino alla centrale nucleare di proteggersi contro le radiazioni. Secondo gli esperti, è necessario coprirsi naso e bocca con asciugami bagnati e lavarsi le mani non appena rientrati in casa. La gente deve inoltre evitare verdure, altri cibi freschi e acqua del rubinetto, prima del via libera delle autorità.

SUPER-POMPIERI A FUKUSHIMA Il governo giapponese ha disposto l'invio immediato di una squadra di 'super pompieri' a Fukushima, all'impianto n1. Lo ha annunciato il portavoce del governo, Yukio Edano, in una conferenza stampa

RUSSIA EST, RADIOATTIVITÀ NORMALE Sono «normali» i livelli di radioattività nell'estremo oriente della Russia, vasta area prospiciente il Giappone che è alle prese con l'incidente nucleare di Fukushima causato dal terremoto di ieri: lo ha comunicato il capo del Servizio di monitoraggio idrometeorologico e ambientale russo, Alexander Frolov, avvertendo però che la rilevazione non è pienamente tranquilizzante dato che il vento spira da ovest e potrebbe quindi impedire alla radiottività di raggiungere regioni come il Territorio del Litorale (la regione di Vladivostok), l'isola Sakhalin e la penisola della Kamciatka «anche nei prossimi giorni». Lo riferisce l'agenzia Interfax. Frolov, attraverso il ministero degli Esteri russo, ha chiesto al Giappone maggiori informazioni dato che, a suo dire, finora nè l'Aiea nè il governo giapponese ne hanno date di ufficiali. Il funzionario, notando che a Fukushima viene utilizzato «Cesio 137», ha confermato che quindi «è iniziata una reazione nucleare incontrollata».

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07/03/2011

MILANO,MARESCIALLO ADESCA UNA 12ENNE SU FACEBOOK

MILANO,MARESCIALLO ADESCA UNA 12ENNE SU FACEBOOK

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MILANO - Un maresciallo dell'Esercito di 45 anni è stato arrestato con l'accusa di tentata violenza sessuale per aver adescato tramite Facebook, fingendosi un'altra persona, la figlia di una conoscente, una ragazzina di 12 anni. Il provvedimento di fermo, richiesto dal pm di Milano Giancarla Serafini e dal procuratore aggiunto Pietro Forno, è stato convalidato dal gip Bruno Giordano, che ha disposto anche la custodia cautelare per il militare. Dopo averle fatto apprezzamenti e parlato a lungo con lei via Facebook, l'uomo ha dato un appuntamento alla ragazzina, ma i carabinieri sono riusciti a fermarlo in flagranza, proprio mentre la ragazzina stava per salire a casa sua. Ad accorgersi dell'uomo, infatti, erano stati i genitori della piccola che la lasciavano 'chattare' su Facebook, ma le controllavano il 'profilo'. Si sono accorti, dunque, delle avances dell'uomo, denunciando tutto ai carabinieri. Secondo una sentenza della Cassazione del 1993, poi, come è stato spiegato in Procura, far salire in macchina una ragazzina che non ha ancora compiuto i 14 anni, dopo averla adescata con lusinghe, configura il reato di tentata violenza sessuale.

SOLDATESSA: MOLESTIE DA 3 SUPERIORI Una volontaria dell'Esercito, impegnata in varie missioni, anche all'estero, ha presentato una denuncia alla magistratura ordinaria ed a quella militare contro tre superiori, due ufficiali ed un sottufficiale, che l'avrebbero fatta oggetto nel tempo di «numerosi atti di molestia sessuale». Tra i superiori denunciati, c'è anche una donna che, nel corso di una missione all'estero, avrebbe preteso di coinvolgere la soldatessa in un rapporto sessuale di gruppo con due militari stranieri e che l'avrebbe poi mobbizzata per vendicarsi del rifiuto ricevuto. Ma non solo. La giovane caporale, di religione musulmana, ha denunciato anche di essere stata oltraggiata nel suo sentimento religioso venendo appositamente «comandata» a partecipare alle funzioni religiose cattoliche, per esempio in qualità di corista delle cerimonie natalizie. La notizia della denuncia, resa nota dal sito del comparto Sicurezza e Difesa Grnet.it, è stata confermata all'ANSA dal legale della soldatessa, l'avvocato Giorgio Carta. I fatti, secondo quanto è stato possibile ricostruire, si sarebbero verificati in parte in Sicilia - dove presta servizio la soldatessa, cittadina italiana, ma figlia di extracomunitari residenti nell'isola - e in parte in Kosovo, dove la giovane era in missione circa due anni fa. Le denunce sono state presentate alla procura della Repubblica di Catania e alla procura militare di Napoli. Secondo Grnet.it, la vicenda «sarebbe stata invano rappresentata ai superiori dei tre comandanti denunciati, ma la soldatessa non sarebbe stata creduta ed anzi avrebbe ricevuto l'invito a lasciar perdere». La soldatessa si sarebbe convinta a denunciare tutto alla magistratura «solo dopo che era stata ignorata anche la sua semplice richiesta di essere impiegata in una caserma diversa da quella dei tre molestatori».

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18:42 Scritto da: michelepositano in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: facebook, bambine, milano, poliziotto | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

11 SETTEMBRE, TWIN TOWERS IN FIAMME: IL VIDEO MAI VISTO

11 SETTEMBRE, TWIN TOWERS IN FIAMME: IL VIDEO MAI VISTO

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NEW YORK - Un video di 17 minuti, inedito e risalente all'11 settembre 2001 è stato pubblicato oggi sul web, grazie al Freedom of Information Act che impone alle amministrazioni regole ferree sulla trasparenza dei documenti del governo federale. Il National Institute of Standards and Technology ha messo in rete le immagini, girate dall'elicottero della polizia, delle Twin Towers dai primi istanti dopo l'attacco fino al crollo finale: una clip estremamente dettagliata del World Trade Center in fiamme, immagini decisamente impressionanti

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06/03/2011

AMMINISTRATIVE, LEGA SENZA PDL, BOSSI: "NON TRADISCO

AMMINISTRATIVE, LEGA SENZA PDL, BOSSI: "NON TRADISCO

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 ROMA - «Quando un'idea è nel cuore del popolo non c'è niente e nessuno che può fermarla». Umberto Bossi ribadisce l'orgoglio leghista e lo fa a a Bergamo dove il Carroccio si è riunito per festeggiare i 25 anni di presenza politica. Orgoglio anche per la propria coerenza: «La Lega non tradisce nessuno, ci fosse stato qualcun altro al mio posto forse...», dice sottolineando che il Carroccio fa politica per una «causa» e non per «fare carriera». Alla Fiera di Bergamo, ad ascoltarlo, ci sono circa duemila leghisti. Hanno pagato 20 euro per cenare con il Senatur, con i ministri Roberto Calderoli e Roberto Maroni e con tutti i luogotenenti del Carroccio. La Lega, che allora si chiamava Lega Lombarda ed era radicata soprattutto a Varese, città di Bossi e di Maroni, proprio a Bergamo ha iniziato a 'conquistarè la Lombardia e il Nord. Il 6 dicembre del 1985, infatti, Umberto Bossi ha tenuto il suo primo comizio a Bergamo e nel 1897, dopo i primi successi elettorali, il Carroccio ha aperto la prima sede. Di successo elettorale in successo elettorale la Lega in provincia a Bergamo è il primo partito mentre in città è il secondo. I legami tra la Lega e la Bergamasca è particolarmente solido anche per il raduno che ogni anno viene organizzato a Pontida, luogo simbolo del Carroccio. È tempo di festa ma i militanti leghisti vivono 'di pane e politicà, proprio come quelli dei vecchi partiti popolari un tempo radicati sul territorio e dai loro capi hanno voluto sentire parole chiare sui temi caldi. «Quando un'idea è nel cuore del popolo - ha detto Bossi - non c'è niente e nessuno che può fermare quell'idea. Non c'è magistrato che possa fermarla. La Lega è una forza politica del Nord ed è in grado di sconfiggere chi si mette per traverso. Da noi si fa politica non per carriera ma per l'ideale». Bossi ha insistito che «la libertà del Nord deve essere raggiunta democraticamente». Poi ha ricordato i primi tempi del Carroccio quando con Maroni andava a fare le scritte sui muri e ad attaccare i manifesti: «Pensate che una volta ho scambiato la macchina di Maroni per quella della polizia e mi sono buttato in una scarpata sporcandomi di colla».

Tanti ricordi compreso quello di Daniele Vimercati uno dei primi giornalisti a seguire la Lega: «Peccato che è morto altrimenti sarebbe lui uno dei direttori della Rai». Un passaggio, il leader del Carroccio lo dedica anche alla Libia e al dramma degli esuli: «Se non si va ad aiutarli a casa loro, raggiungono il mare e con la prima barca vengono da noi: non bisogna andare a bombardare - avverte - perchè se no verranno qui». Ancor più legati all'attualità politica gli interventi di Maroni: «Non è che Berlusconi concede - ha detto parlando delle elezioni amministrative e della possibilità che il Carroccio vada da solo - è la Lega che decide». E la decisione sarà presa lunedì dal consiglio federale: «Di solito - ha spiegato Maroni - per le amministrative decidono i comitati nazionali però ci sono undici province che vanno al voto e 1.300 comuni molti dei quali sono al nord. Sarà un appuntamento impegnativo anche per noi e noi di solito alle amministrative andiamo molto bene». Il ministro Calderoli, ha invece assicurato sulla riforma della giustizia. Il popolo leghista, infatti, anche dalle telefonate che ogni giorno arrivano a Radio Padania Libera, non sempre digerisce le scelte del presidente del Consiglio sui temi come la giustizia : «Se parliamo di una riforma costituzionale - ha spiegato Calderoli - è evidente che nessuna di quelle misure andrà a ricadere sui processi a Berlusconi: il problema della giustizia italiana è garantire processi in tempi certi altrimenti non è giustizia. Stiamo lavorando sulla proposta che verrà portata al Consiglio dei ministri, su cui stanno lavorando tutte le parti del governo». La festa non poteva non iniziare che con il 'Va Pensierò perchè come ha spiegato la presentatrice: «Ognuno ha l'inno che si merita. C'è chi ha marcette retoriche poi ci siamo noi con questa musica». Roberto Calderoli, invece, alla domanda se canterà l'inno di Mameli il 17 marzo ha spiegato: «Se ci fosse già il federalismo, sarei felice. Passerà solo qualche settimana, ma canterò quando l'Italia sarà federale». Calderoli non si è poi tirato indietro nella polemica con il segretario del Pd Pierluigi Bersani, secondo il quale la Lega è «asservita al miliardario Berlusconi»: «Al leader del Pd, Pierluigi Bersani, che ha parlato della Lega Nord come di una forza politica asservita al miliardario Berlusconi, ha replicato con una battuta. »Penso sempre al detto di un mio vecchio maestro che diceva: 'Raglio d'asino non porta al cielò

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GF11, MARGHE BACIA ANDREA E LITIGA CON GUENDA -VIDEO

GF11, MARGHE BACIA ANDREA E LITIGA CON GUENDA -VIDEO

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ROMA -  "Quando ti arrabbi dici delle cattiverie allucinanti". Continua la lite tra Margherita e Guendalina. Le due ragazze, storiche amiche all'interno della Casa del Grande Fratello, si sono allontanate a causa di un malinteso legato al presunte voci del bacio tra l'italo-giapponese e la varesina. I due, infatti, si sarebbero baciati di nascosto nel confessionale: una "storia" iniziata per gioco, spinta dalla stessa Guenda che, amica di entrambi, sarebbe contenta di vederli insieme anche per superare i rispettivi tradimenti di Nando e Szilvia.

"Non parlavo di te e Andrea - ha detto la romana a Margherita - Con Emanuele stavo parlando di Jimmy e Rajae". Ma la speaker varesina non crede alle parole della (ex?) amica e la attacca: "Tu quando litighi tiri fuori delle cattiverie allucinanti. Appena provo a parlare mi mangi addosso. Per me era una cosa delicata e tu non l'hai smentita".

Chiarimento Fallito

Dopo la lite, Margherita si sfoga parlando con Rosa e Angelica, secondo cui la mamma del Gf non avrebbe né delicatezza né sensiblità. E quando Guenda cerca, su consiglio di Andrea, di chiarirsi con Margherita, quest'ultima le sbatte la porta in faccia: "Io non ho voglia neanche di guardarla in faccia in questo momento. Lei ha messo la pulce nelle orecchie delle persone, lei ha dimostrato scarsa sensibilità per me e sarebbe la mia migliore amica?".

Marghe si sfoga con Rosa e Ange

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RUBY, ELISA TOTI: "DA SILVIO SEIMILA EURO PER 7 NOTTI

RUBY, ELISA TOTI: "DA SILVIO SEIMILA EURO PER 7 NOTTI

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ROMA - Seimila euro per sette notti. È quanto avrebbe guadagnato Elisa Toti, una delle "Olgettine" coinvolte nell'inchiesta su Arcore, per una settimana insieme a Silvio Berlusconi. La testimonianza sarebbe della stessa ragazza in una telefonata alla madre, telefonata che si trova tra le molte intercettazioni depositate insieme alla richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi nell' ambito del caso Ruby e che l'ANSA ha potuto consultare.

Conversando con la mamma, lo scorso 9 gennaio, la ragazza, una delle ospiti alle feste di Arcore, spiega di essere «appena tornata a casa» e dice di essere «preoccupata per la salute di lui». La madre, invece, sembra preoccuparsi di altro: «Senti e quanto v'ha dato?». La figlia: «Cinque più quegli altri mille quindi, quindi sei». La madre è contenta: «Dici niente? Capito? E poi che vi ha detto quando lui vi ripotrà vedere». Risposta: «Ce lo dirà lui». La ragazza racconta di essere stata «una settimana (...) alcune sono arrivate martedì io mercoledì (...) mamma mia una cosa allucinante». E ora è stanca: «Non ti puoi immaginare in che condizioni sono guarda (...) sono in condizioni pietose, pietose proprio (...) ora mi ci vorrà un mese per... ora quei, quei soldi che ho preso mi (...) serviranno per rimettermi a posto dopo questa settimana». La mamma fa due conti: «Sono dodici milioni», di vecchie lire. E la Toti: «Si ma no, non dire niente eh». La signora, quindi, la saluta: «Ti lascio perchè ti devi, devi andare a riposare

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LIBIA, GHEDDAFI SPARA SULLA FOLLA: 30 MORTI A ZAWIYA BOSSI: "NO A BOMBE" -VIDEO

LIBIA, GHEDDAFI SPARA SULLA FOLLA: 30 MORTI A ZAWIYA BOSSI: "NO A BOMBE" -VIDEO

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TRIPOLI - È guerra vera alle porte di Tripoli dove Gheddafi ha dato la parola ai carri armati ed ai suoi fedelissimi. È stata una giornata di aspri combattimenti e di sangue a Zawiya, la città vicino alla capitale che tra le prime era passata in mano ai ribelli e che ora è al centro di una drammatica battaglia tra i soldati fedeli al rais e gli insorti. In serata un bilancio approssimativo raccontava di decine di morti (50 per i ribelli, 30 per fonti mediche) e centinaia di feriti. Ma una stima reale è impossibile in una realtà dove lugubri testimonianze riferiscono di gruppi di cadaveri portati via con i camion per ripulire la scena ed i giornalisti vengono accuratamente tenuti lontani con la scusa di voler «garantire» la loro sicurezza. I carri armati inviati da Muammar Gheddafi si sono fatti largo «sparando su qualsiasi cosa», anche su una moschea in cui poco prima avevano cercato rifugio centinaia di persone, come hanno raccontato le voci giunte dalla città bombardata, ma i ribelli a fine giornata hanno detto di essere riusciti a respingere i due attacchi delle truppe di Tripoli. Se rimane incerto il bilancio numerico diventa di ora in ora più chiaro che si è trattato di un «massacro», come l'ha definito un medico della città.

In questo clima mentre il governo di Tripoli chiede la sospensione delle sanzioni contro il regime sostenendo di aver fatto solo un uso «modico» della forza contro gli insorti. Nonostante la strategica città di Zawiya sia dilaniata, dopo una giornata di combattimenti i ribelli hanno annunciato di aver preso il controllo della città portuale di Ras Lanuf, sede di un importante centro petrolchimico a soli cento chilometri da Sirte, città natale e roccaforte di Gheddafi. I governativi sono entrati a Zawiya già questa mattina con i carri armati dopo aver bombardato con i mortai il centro cittadino, dove erano asserragliati i ribelli. «Ci sono decine di morti, stanno sparando anche sulla moschea. Al Zawiya è una città martire», ha detto un abitante contattato telefonicamente dall'inviato dell'ANSA a Tripoli. La controffensiva è cominciata all'alba con una prima incursione delle forze di Gheddafi nel centro della città, durante la quale i lealisti sono andati alla ricerca casa per casa dei capi della rivolta e hanno piazzato numerosi cecchini negli edifici vuoti. I soldati si sono poi ritirati, facendo esultare gli insorti che credevano di aver respinto l'attacco. Dopo alcune ore, invece, i soldati, che nel frattempo si erano radunati alla periferia, hanno ricominciato a bombardare la città ed hanno fatto nuovamente ingresso nel centro con molti carri armati. «Sono entrati con una ventina di carri armati. Sparano su tutto e tutti, sulle case e anche sulla moschea, dove sono rifugiate centinaia di persone. Non possiamo nemmeno soccorrere i feriti perchè sparano in maniera indiscriminata», ha detto alla Reuters un residente. Un altro, contattato al telefono dalla tv satellitare araba Al Jazira, ha raccontato che le forze fedeli al regime «non hanno piet… e sono estremamente brutali.

C'è un gran numero di feriti e un sacco di gente ammazzata nelle strade». Il testimone dice che i soldati «non hanno piet… nemmeno nei confronti dei civili». La piazza centrale di Al Zawiya appare devastata dalla furiosa battaglia e uno degli edifici è completamente bruciato. Ci sono segni di proiettili di grosso calibro anche sul minareto della moschea. La controffensiva diplomatica è stata intanto affidata al ministro degli Esteri, Mussa Kussa, che in una lettera inviata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha sostenuto che le sanzioni imposte contro Gheddafi, i suoi familiari e alcuni alti dignitari del regime sono ingiuste e ne ha chiesto la sospensione. A Tripoli, intanto, la situazione appare calma: dopo le proteste e gli scontri di ieri davanti ad alcune moschee al termine della preghiera del venerdì, molti negozi hanno oggi riaperto i battenti e le strade sono affollate. Spari si sono uditi nella notte, quando vige una sorte di coprifuoco non dichiarato. In serata il regime annuncia: «la situazione a Al Zawiya è calma e pacifica stasera e speriamo che domani la città torni alla normalità», ha detto il vice ministro degli Esteri libico Khalid Kaeb, in una conferenza stampa per i giornalisti stranieri a Tripoli confermando indirettamente che la città non è ancora del tutto sotto controllo dei governativi. Per quanto riguarda la situazione a Ras Lanuf e Brega, il vice ministro ha precisato che «sono in corso duri combattimenti» e che l'esercito «si sta riposizionando».

BOSSI: "NON BOMBARDARE" «Se non si va ad aiutarli a casa loro, raggiungono il mare e con la prima barca vengono da noi: non bisogna andare a bombardare perchè se no verranno qui». Così Umberto Bossi, segretario della Lega Nord e ministro per le Riforme, ha parlato degli immigrati al confine tra Libia e Tunisia, parlando ad una festa della Lega a Bergamo

fonte:leggo          

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05/03/2011

L'abc del nuovo fisco municipale in 14 voci

L'abc del nuovo fisco municipale in 14 voci

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Quattordici articoli per riscrivere il nuovo fisco municipale. Con tante novità: dall'arrivo della cedolare secca sui redditi degli affitti, allo sblocco delle addizionali Irpef, alla tassa di soggiorno sui turisti. Il decreto sul nuovo fisco municipale prevede anche una vera e propria rivoluzione sul fronte della tassazione immobiliare e "chiama in causa" anche i comuni nell'attività di accertamento tributario. In più: disco verde all'imposta di scopo sulle opere pubbliche e quadruplicano, dal 1° maggio 2011, le sanzioni sugli immobili non dichiarati. Anche se poi si specifica che il 75% dell'importo delle sanzioni è devoluto al comune dove è ubicato l'immobile. Ecco in 14 voci l'abc del decreto che ridisegna il fisco dei comuni.

Addizionale comunale all'Irpef (articolo 5)

Cedolare secca sugli affitti (articolo 3)

Come cambia la fiscalità immobiliare dei comuni (articolo 2, commi da 1 a 9)

Comuni "sceriffi" nella lotta all'evasione (articolo 2, commi da 10 a 12)

Federalismo fiscale municipale (articolo 7)

Finanza pubblica (articolo 12)

 

Fondo perequativo per comuni e province (articolo 13)

Imposta di scopo (articolo 6)

Imposta di soggiorno (articolo 4)

Imposta municipale propria: cos'è e come si applica (articoli 8 e 9)

Imposta municipale secondaria (articolo 11)

Norme di coordinamento (articolo 1). Si prevede che i decreti legislativi che disciplinano i tributi delle regioni debbano coordinarsi con le norme contenute nel presente decreto.

Norme transitorie (articolo 14)

Sanzioni sugli immobili non dichiarati quadruplicate (articolo 2, comma 13)

Tributi nell'ipotesi di trasferimento immobiliare (articolo 10)

fonte:sole24ore              

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È nata la Fondazione per i caduti in missioni di pace

È nata la Fondazione per i caduti in missioni di pace

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 Mai dimenticare gli eroi di pace. È nata il 4 marzo la "Fondazione Memoriale caduti di pace", per onorare la memoria di tutti gli italiani caduti nelle missioni internazionali. La Fondazione ha preso corpo da un'idea lanciata dal Sole 24 Ore e poi raccolta da Wind all'indomani dell'attentato di Kabul del 17 settembre 2009, che causò la morte di sei paracadutisti della Folgore

 

Guarda tutti i progetti per il Memoriale caduti di pace

Quei ragazzi ci aiutano a riscoprire coraggio e ideali (di Gianni Letta)

Video / Un Memoriale per ricordare gli eroi di pace (di Nicoletta Cottone)

La firma dell'atto costitutivo a Palazzo Chigi
Questa mattina la firma dell'atto costitutivo a palazzo Chigi, siglato dal presidente della Fondazione, Gianni Letta, dal direttore del Sole 24 Ore, Gianni Riotta, dall'amministratore delegato di Wind Telecomunicazioni, Luigi Gubitosi, dal generale Alberto Ficuciello, già capo delle missioni di pace all'estero e padre del capitano Massimo, scomparso nell'attentato di Nassiriya del 12 novembre 2003. L'avvocato Francesco Gianni dello studio Gianni, Origoni, Grippo & Parteners ha curato lo statuto e definito l'assetto organizzativo della Fondazione. Gianni Letta e Giuliano Amato hanno assunto, rispettivamente, la presidenza e la co-presidenza della Fondazione. Presenti anche il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto, e il vicesindaco di Roma, Mauro Cutrufo.

L'iniziativa nasce nell'anniversario della morte di Calipari
Letta ha ricordato che l'iniziativa nasce proprio nel giorno dell'anniversario della morte di Nicola Calipari per onorare la memoria di tutti i caduti, 167 fra militari e civili, ricordando l'impegno dei militari nel mondo. Il Memoriale, ha sottolineato Letta, «non è retorica, è un modo vero, serio e autentico di sollecitare una riflessione su questo modo di intendere le missioni di pace e l'impegno dell'Italia del mondo». Un modo «che rispetta la Costituzione», perchè l'Italia «ripudia guerra, ma si impegna nelle sedi internazionali per una convivenza più armonica e serena». Letta ha ringraziato il direttore del Sole 24 Ore, Gianni Riotta, per aver lanciato l'idea del Memoriale dalle pagine del Sole 24 Ore: «pubblicò in rassegna i nomi degli eroi. Era il settembre del 2009: erano 138 i caduti e lui pubblicò la foto di tutti annunciando che lanciava questa iniziativa. Sono passati meno di due anni e oggi quei 138 sono diventati 167». Il direttore Gianni Riotta ha definito questa iniziativa «un potentissimo farmaco contro ogni tentazione di retorica» e un veicolo di trasmissione dei «migliori valori dell'unità nazionale soprattutto per insegnare ai giovani la storia e i valori». L'amministratore delegato del Sole 24 Ore, Donatella Treu, ha sottolineato come la memoria sia «il nostro impegno come cittadini e come persone per onorare e rispettare il sacrificio degli eroi italiani delle missioni di pace. Sono felice che sia stato Il Sole 24 Ore a proporre l'idea e ringrazio tutti coloro che l'hanno sostenuta e la sosterranno». L'amministratore delegato di Wind, Luigi Gubitosi, si è detto «orgoglioso del fatto che questa iniziativa stia andando avanti e della pronta reazione di molti colleghi-manager che hanno deciso di supportarla. Penso che, come gli Stati Uniti, anche l'Italia debba avere un organismo che segua e supporti le famiglie dei caduti». Il generale Ficuciello ha ricordato come «per avere un reale valore il memoriale deve essere un monumento vivente che continui nel tempo. A poco varrebbe una rappresentazione iconografica».

L'iniziativa portò a un concorso spontaneo
Sulle pagine del Sole all'indomani dell'attentato di Kabul del 17 settembre 2009 si accese un dibattito sia nel mondo politico e istituzionale, sia nell'universo degli artisti e degli architetti italiani e stranieri che portò a un concorso spontaneo e informale, animato fra gli altri da Arnaldo Pomodoro e Mario Botta. Trenta idee per un monumento ai caduti nelle missioni di pace che sono state presentate il 15 dicembre 2009 alla Camera dei deputati, riscuotendo una adesione bipartisan del mondo politico.

Un concorso internazionale per la realizzazione del Memoriale
Il primo obiettivo della Fondazione è la realizzazione di un Memoriale per i caduti italiani per la pace. Il progetto sarà scelto tramite un concorso internazionale promosso dalla Fondazione. Non solo ricordare, però, ma anche promuovere e valorizzare iniziative umanitarie, culturali, artistiche e scientifiche di rilevanza nazionale e internazionale favorendo l'informazione e il confronto sulla nostra presenza nelle missioni di pace. Iniziative da realizzare in sinergia con istituzioni culturali, enti di ricerca, università, imprese, banche ed enti pubblici. Ora il concorso internazionale organizzato dalla Fondazione solleciterà un dibattito politico, che sarà alimentato anche dal lavoro di un comitato tecnico-scientifico composto da alte personalità del mondo dell'arte, dell'architettura e dell'urbanistica.

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Per le Borse le guerre sono sempre un affare. Uno studio della Bocconi spiega il perché

Per le Borse le guerre sono sempre un affare. Uno studio della Bocconi spiega il perché

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«Finché c'è guerra, c'è speranza», diceva Alberto Sordi nell'omonimo film diretto e interpretato dallo stesso attore e regista romano nel 1974. A significare che, se è vero che le guerre portano alle popolazioni distruzione, miseria e lutti, è altrettanto vero che esse innescano un ciclo economico che porta grandi ricchezze a chi è in grado di sfruttarle. La conferma arriva da The Economic Effects of Violent Conflict: Evidence from Asset Market Reactions, uno studio condotto dai ricercatori della Bocconi Massimo Guidolin ed Eliana La Ferrara, pubblicato su Journal of Peace Researche.

Lo scopo dello studio, che utilizza quotazioni finanziarie settimanali, è «prima di tutto di individuare extra rendimenti in corrispondenza della settimana di avvio dei conflitti» e poi di «capire se gli effetti dei conflitti sulle principali variabili finanziarie avrebbero potuto essere sfruttati per produrre una superiore remunerazione degli investimenti acquistando o vendendo in modo sistematico le attività finanziarie a seconda della loro reazione media all'avvio di un conflitto».

Analizzando 101 conflitti occorsi in un periodo di tempo che va dal 1971 al 2004 (72 interni e 29 internazionali) i due studiosi hanno scoperto che «in media i mercati borsistici nazionali hanno maggiore probabilità di reagire in modo positivo che negativo all'avvio di un conflitto» e che «il mercato borsistico americano è quello che mostra le reazioni più forti e produce extra rendimenti positivi in corrispondenza del 12% dei conflitti analizzati».

La tesi, in verità, non è nuovissima. L'impatto economico delle guerre è stato infatti analizzato dagli economisti di ogni epoca e di ogni scuola di pensiero: c'è chi sostiene che esse stimolano la crescita economica e chi invece ritiene che questo legame sia quantomeno dubbio. Solitamente la reazione delle Borse allo scoppio del conflitto è generalmente positiva, in quanto mette fine alla fase d'incertezza che per i mercati rimane sempre il nemico più temuto. Successivamente la Borsa registra rialzi o ribassi in funzione della sua durata e/o della sua evoluzione più o meno positiva. Ci sono naturalmente le eccezioni: in occasione della Seconda guerra mondiale la risposta del Dow Jones fu dapprima negativa e poi – dal 1942 in avanti – molto positiva. Nel caso invece della guerra di Corea, del Vietnam e della prima Guerra del Golfo, la reazione della Borsa allo scoppio della guerra fu positiva (addirittura euforica in quella del 1991).

Non tutti i conflitti sono uguali
L'impatto sui mercati finanziari - scrivono i due autori - è più forte per i conflitti a maggiore intensità, sia in termini di durata sia di numero di vittime. I conflitti, poi, non sono tutti uguali e i mercati borsistici di paesi che dipendono dalle forniture straniere di materie prime o fonti di energia possono essere colpiti con durezza da conflitti localizzati nei paesi esportatori di questi beni, specialmente quando i conflitti non sono anticipati e i mercati non hanno ancora scontato l'incertezza che ne precede l'esplosione. «Dal momento che la nostra ricerca fa riferimento alla data ufficiale di inizio di un conflitto», afferma Guidolin, «il caso libico sembra però vicino allo schema medio. La Borsa italiana, la scorsa settimana, è crollata alla notizia dei violenti scontri, dopo che simili situazioni si erano risolte in modo più pacifico in altri paesi dell'area ma prima che una guerra civile fosse ufficialmente scoppiata. Questa settimana, al formalizzarsi di un'opposizione e della spaccatura del paese in due, le Borse si sono riprese». Ma attenzione avverte Guidolin: «si tratta di effetti medi, sui quali non si può fare affidamento nelle decisioni d'investimento legate a un singolo episodio».

Reazioni più varie nei mercati delle materie prime
Comportamenti più diversifiicati si possono invece osservare nei mercati delle materie prime. «La reazione di un indice che comprende tutte le commodity - scrivono Guidolin e La Ferrara - è positiva nel 6,9% dei casi e negativa nel 4,9% (dal momento che gli autori usano dei test al 5%, i coefficienti al di sotto del 5% potrebbero essere attribuiti al caso), ma ci sono molte eccezioni, compresa la forte reazione dei future sul petrolio all'avvio di conflitti in Medio Oriente, che è negativa nel 45,5% dei casi e positiva nel 27,3%». Il risultato, osservano i due studiosi, «conferma una tendenza generalizzata del mercato ad accumulare posizioni lunghe nella commodity a fronte dell'incertezza sull'offerta futura di petrolio. Quando i conflitti in Medio Oriente effettivamente scoppiano, scompare la domanda in eccesso motivata dalle pressioni speculative e i prezzi dei future sul petrolio scendono».
I tassi di cambio del dollaro seguono uno schema simile perché l'accumulo di riserve liquide di dollari è una risposta diffusa alla crescente ambiguità che precede l'esplosione di un conflitto.

Guidolin e La Ferrara effettuano anche una simulazione di portafoglio per confrontare i rendimenti di un investitore che sfrutti sistematicamente le reazioni dei mercati comprando o vendendo attività finanziarie nelle settimane di avvio di un conflitto secondo la loro reazione media ai conflitti con i rendimenti di un investitore meno sofisticato che acquisti in modo passivo il portafoglio i mondiale nelle stesse settimane. Alla fine del periodo 1971-2004, l'effetto ricchezza è debole per chi avesse investito in azioni Usa (sarebbe solo il 4% più ricco della controparte più ingenua), ma forte nel caso di azioni britanniche (ricchezza superiore del 27%). L'effetto ricchezza più significativo deriva dall'investimento sistematico in future sul petrolio, con una ricchezza che supera dell'80% quella accumulata con una strategia passiva.

fonte:sole24ore                

USA CHOC, 12ENNE UCCIDE I SUOI GENITORI -FOTO/VIDEO

USA CHOC, 12ENNE UCCIDE I SUOI GENITORI -FOTO/VIDEO

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•Gravi i fratellini di 9 e 5 anni
Un brutto caso di cronaca scuote gli Stati Uniti. Un ragazzino di appena dodici anni è stato infatti arrestato nel Colorado, con l'accusa di aver massacrato a colpi di arma da fuoco i suoi genitori e di aver ferito gravemente i fratellini. E' accaduto a Burlington, in Colorado: Charles Long e sua moglie Marilyn, entrambi cinquantenni, sono stati trovati morti dalla polizia nella loro casa, dopo aver ricevuto una telefonata del dodicenne che parlava di "colpi di pistola" sparati nell'abitazione. Gli agenti hanno trovato anche un bimbo di nove anni e una bimba di cinque, gravemente feriti. La polizia ha sequestrato al dodicenne, che è accusato di omicidio, una pistola ed un coltello. In base alla legge del Colorado la pubblica accusa ha la possibilità di processare il dodicenne come un adulto.

Fonte:leggo               

LIBIA, GHEDDAFI ANNUNCIA RICONQUISTATA ZAWIYA"

LIBIA, GHEDDAFI ANNUNCIA RICONQUISTATA ZAWIYA"

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TRIPOLI - Venerdì di guerra in Libia dove l'esercito ha lanciato una controffensiva in Cirenaica, bombardando Brega, la vicina Ras Lanuf e Ajdabiya, e in Tripolitania, dove la tv di Stato ha annunciato di aver riconquistato Zawiya, città a soli 40 km da Tripoli di enorme importanza strategica perchè sede della più importante raffineria del Paese nordafricano. Nella capitale è invece esplosa nuovamente la rabbia anti-Gheddafi davanti ad alcune moschee al termine della preghiera del venerdì. Per la seconda settimana consecutiva, sulla scalinata della moschea di piazza Algeria, nel quartiere italiano, un centinaio di persone che intonavano cori contro il leader libico sono state disperse a raffiche di kalashnikov in aria, mentre nel quartiere periferico di Tajoura la polizia ha sparato lacrimogeni contro i manifestanti usciti dalla moschea. Le notizie che giungono da Zawiya sono contraddittorie e drammatiche: la tv libica ha annunciato che l'esercito ha ucciso «il capo dei terroristi», Hussein Darbuk, e ripreso i 19 carri armati sottratti venerdì scorso dagli insorti dalla locale caserma dell'esercito. «Abbiamo spazzato via i terroristi da Zawiya», ha annunciato l'emittente.

BERLUSCONI: "SERVE VENTO DI DEMOCRAZIA" «Speriamo che ci sia un cambiamento in Libia come quelli avvenuti in Tunisia e in Egitto verso una democrazia che consenta di mantenere la relazione di preminenza per la nostra economia». Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi conversando con i cronisti stasera ad Helsinki. In Libia bisogna «continuare a dare il nostro impulso ai movimenti democratici», ha detto il premier, riferendo di possibili aiuti «a Bengasi e alle forze che lì si sono instaurate».

BERLUSCONI: "GHEDDAFI? NESSUNA PREVISIONE" «Credo che nessuno al mondo possa fare alcuna previsione sul futuro di Gheddafi». Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi rispondendo stasera ai cronisti che a Helsinki gli chiedevano se fosse possibile trovare una «soluzione» per il 'problema Gheddafì

BERLUSCONI: "SERVE PIANO MARSHALL" «Siamo tutti concordi che dobbiamo muoverci insieme e che l'Europa deve preparare un Piano Marshall di sostegno di tutti i Paesi che stanno compiendo questo cambiamento». Lo ha affermato il premier Silvio Berlusconi lasciando questa sera il vertice del Ppe di Helsinki nel quale si Š discusso anche di Libia e crisi nel Mediterraneo. «Io ho parlato del piano umanitario che stiamo realizzando e ho invitato gli altri Paesi a fare altrettanto: c'è stato totale accordo», ha sintetizzato Berlusconi.

50 MORTI E 300 FERITI A ZAWIYA Testimoni citati da Al Jazira parlano di oltre 50 morti e 300 feriti. Il governo libico ha poi precisato che spera di riprendere il controllo totale della città «possibilmente in serata», mentre i ribelli confermano che Zawiya è martellata dall'artiglieria e che il loro comandante è stato ucciso. Fonti ospedaliere riferiscono poi di numerose vittime anche nell'est, dove si combatte a Brega, la cui sorte resta incerta, e nella vicina Ras Lanuf, che gli insorti affermano di aver preso, insieme al controllo dell'aeroporto: «Ras Lanuf è caduta, è in mano nostra», ha detto un miliziano. Verso la città stanno convergendo decine di veicoli con rinforzi per i ribelli. L'esercito di Gheddafi ha anche bombardato Ajdabiya, dove gli insorti custodiscono il proprio arsenale. L'eco dei combattimenti è arrivato anche nella capitale Tripoli, saldamente sotto il controllo delle forze di Gheddafi, dove si sono ripetute manifestazioni di protesta davanti ad alcune moschee dopo la preghiera del venerdì. Davanti alla moschea di piazza Algeria, che sorge nell'edificio che ospitava l'ex cattedrale cattolica, in pieno quartiere italiano, si sono radunati oggi un centinaio di sostenitori del Colonnello giunti a piedi e in macchina sventolando bandiere verdi della Jamahiriya e innalzando foto del leader libico. Al termine della cerimonia religiosa è salita la tensione. Dopo i primi accenni di protesta, un miliziano in borghese ha esploso una raffica di kalashnikov in aria. Il miliziano è stato prontamente disarmato da un agente di polizia, ma i fedelissimi di Gheddafi, alcuni armati di bastone, hanno aggredito due dimostranti.

fonte:leggo            

07:43 Scritto da: michelepositano in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gheddafi, libia, morti, merkel, germania | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

ROMA OK A LECCE -VIDEO. MONTELLA: "STRADA GIUSTA

ROMA OK A LECCE -VIDEO. MONTELLA: "STRADA GIUSTA

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LECCE - Questa volta la 'zona Roma', che sinora aveva visto svanire più di qualche successo, regala sorrisi e punti nella settimana più difficile per gli uomini di Montella. Avanti con una gran giocata di Vucinic nel primo tempo, raggiunti da un volitivo Lecce nella ripresa, proprio sul finire della gara la Roma trova, grazie ad un rigore gentilmente concesso da un braccio galeotto di Munari e trasformato da Pizarro, una vittoria che proietta gli uomini di Montella con maggiore serenità alla sfida di Champions prima e alla stracittadina contro la Lazio domenica prossima. Adesso il quarto posto non sembra più un miraggio. E proprio Pizarro, accantonato da Ranieri, si prende una clamorosa rivincita realizzando la rete decisiva: segno che, forse, la rinascita della Roma coincide con quella del cileno. Il Lecce deve recitare solo il 'mea culpà, ma la disattenzione al novantesimo viene pagata a prezzo davvero caro. De Canio piazza il rientrante Vives davanti alla difesa, che registra a sorpresa l'utilizzo sulla corsia destra di Rispoli in luogo di Donati. Centrocampo a quattro e in avanti il solo Jeda, Montella conferma le previsioni della vigilia: recupero-lampo per Pizzaro, Burdisso preferito a Juan e Borriello terminale offensivo dei capitolini. Sarà per l'alta posta in palio, con la Roma alla rincorsa Champions e con la mente alla sfida di martedì con lo Shaktar, e per il Lecce che cerca conferme in chiave-salvezza, ma il primo tempo al 'Via del Marè è abbastanza deludente, con la Roma troppo lenta e imprecisa (Borriello, Cassetti e Taddei sprecano davvero tanto) ma brava a trovare il gol (32') con l'ex Mirko Vucinic in uno dei rari momenti di accelerazione: lungo lancio, il montenegrino stoppa al volo liberandosi dell'uomo, punta Rispoli e Gustavo che non intervengono e dal limite calcia rasoterra infilando alla sinistra di Rosati. Un gol d'autore (il 99/o in Italia e 8/o in campionato), che l'attaccante non festeggia. De Canio getta nella mischia Corvia (43') al posto di un evanescente Grossmuller e nel finale il Lecce, troppo attendista e abbastanza distratto in difesa, prova a rispondere con capitan Giacomazzi di testa, ma un attento Doni devia in angolo. Il duplice fischio di Damato, dopo 5' di recupero, mette fine ad una prima frazione 'illuminatà dalla perla di Vucinic. Si ricomincia e il Lecce, con De Canio che avrà fatto sentire la sua voce, sembra colpito da un sano furore agonistico. Prima Olivera (58'), con un sinistro al volo da venti metri, scheggia l'incrocio dei pali, subito dopo Corvia (59') di testa costringe ad una super-parata Doni. Sempre Corvia (65') con un gran sinistro al volo fa correre un altro brivido sulla schiena del portiere ospite. A furia di pressare il Lecce (75') raggiunge il pari. Splendido il cross di Munari, da applausi lo stacco di capitan Giacomazzi. Palla sotto il sette, Doni stavolta non ci arriva e Lecce che meritatamente ottiene l'1-1. I soliti fantasmi sembrano annidarsi all'ombra del Tevere, ma questa volta ci pensa il Lecce a far tornare in partita gli ospiti. Corre il 90' e Munari con un braccio galeotto in area regala il rigore alla Roma. Penalty ineccepibile e Pizarro, dopo un'animata discussione con Borriello, trasforma per il vantaggio della Roma. Il recupero non sortisce effetti per i salentini. La Roma ringrazia e sbanca Lecce. Shaktar martedì e Lazio domenica ora fanno meno paura.

MONTELLA SORRIDE «Perdere così - prosegue De Canio - lascia l'amaro in bocca, anche perchè non è la prima volta che concediamo queste occasioni nei minuti finali. È necessario stare più attenti». Anche Semeraro, presidente del Lecce, 'bolla' la direzione di Damato. «Arbitraggio spocchioso, con due rigori non concessi. Forse per la Roma viene applicato un regolamento diverso». Sulla sponda romanista Vincenzo Montella ritrova il sorriso che la gara contro il Parma gli aveva strozzato in gola e riconosce subito i meriti degli avversari. «Abbiamo affrontato un Lecce organizzatissimo, che dispone di giocatori molto abili. Nel primo tempo abbiamo rischiato pochissimo e siamo passati avanti. Nella ripresa, poi, ci siamo abbassati un po' troppo, giocando con meno pressione a centrocampo: inevitabile il pareggio. Ma la voglia di vincere era davvero tanta, proprio come voglio io. Abbiamo vinto con merito, grazie alla qualità del nostro gioco». Il gol di Pizarro e la vittoria conseguita regala l'ottimismo ad una formazione che in una settimana si gioca davvero tanto: prima la Champions, poi il derby. Ma Montella spegne subito i facili entusiasmi. «Sette punti in tre gare sono tanti, siamo sulla strada giusta, ma dobbiamo ancora migliorare tutti e tanto. Sappiamo quali sono i nostri obiettivi ed è necessario concentrarci su questi. Andiamo avanti in questo modo, con la consapevolezza di aver imboccato la strada giusta, ma sapendo che possiamo fare ancora meglio». Sulla gara contro lo Shaktar, Montella taglia corto: «Ci giocheremo le nostre possibilita» e non ci arrenderemo in partenza«.

TABELLINO E PAGELLE
Lecce (4-1-4-1): Rosati 6, Rispoli 5 (33' st Chevanton sv), Gustavo 5.5, Fabiano 6, Brivio 6, Vives 6, Munari 6, Giacomazzi 7, Olivera 6.5, Grossmuller 5.5 (43' pt Corvia 6.5), Jeda 5.5. (81 Benassi, 2 Donati, 11 Mesbah, 19 Piatti, 91 Bertolacci). All.: De Canio 6
Roma (4-2-3-1): Doni 6.5, Cassetti 6 (29' pt Juan 5.5), Mexes 6, N. Burdisso 6, Riise 5.5, Pizarro 6.5, De Rossi 5.5, Taddei 5 (24' st Brighi sv), Perrotta 5.5, Vucinic 7 (35' st Menez sv), Borriello 5.5. (27 Julio Sergio, 30 Simplicio, 3 Castellini, 47 Caprari). All.: Montella 6
Arbitro: Damato di Barletta 5
Reti: 32' pt Vucinic, 30' st Giacomazzi, 45' st Pizarro (rigore)
Angoli: 5-2 per il Lecce
Recupero: 5' e 4'
Ammoniti: De Rossi, Perrotta, Brighi per gioco falloso, Rispoli, Munari per comportamento non regolamentare
Spettatori: 10.450
I GOL - 32' pt: vantaggio della Roma con un gran gol dell'ex Vucinic, che non esulta. Rispoli non lo tiene quando il montenegrino, sfruttando un rinvio della difesa, agisce da solo nella metà campo del Lecce, giunge al limite dell'area, punta il suo avversario e infila Rosati con uno splendido esterno destro; - 30' st: Giacomazzi firma il pareggio del Lecce. Cross di Munari e perfetto stacco in area del capitano giallorosso: pallone nel 'settè con Doni che non ci arriva; - 45' st: fallo di mano in area di Munari. Rigore ineccepibile e Pizarro insacca alla sinistra di Rosati per il vantaggio della Roma.

LA CLASSIFICA Classifica del campionato di calcio di Serie A dopo l'anticipo della 28/a giornata Lecce-Roma. Milan 58 Inter 53 Napoli 52 Lazio 48 Udinese 47 Roma 46 Juventus 41 Palermo 40 Cagliari 38 Genoa 35 Bologna 35 Fiorentina 34  Chievo 31 Sampdoria 31Catania 29 Parma 28 Lecce 28  Cesena 25 Brescia 24 Bari 16 - Bologna penalizzato di 3 punti per inadempienze finanziarie.

BORRIELLO-PIZARRO, RIGORE CONTESO Ancora sprazzi di nervosismo in campo per la Roma, nei minuti finale dell'anticipo col Lecce, con una contesa tra Borriello e Pizarro per chi doveva calciare il rigore. Quando all'89', sull'1-1, l'arbitro Damato ha fischiato un o a favore della Roma per un fallo di mani di Munari su colpo di testa di Borriello, la palla è stata piazzata sul dischetto da Pizarro, rigorista d'occasione vista l'assenza di Totti, squalificato. Ma mentre il cileno preparava la rincorsa, si è 'infilato' Borriello, pronto a tirar lui il penalty del possibile vantaggio. A quel punto è intervenuto De Rossi, capitano, e ha portato via il centravanti lasciando tirare a Pizarro, per il gol del 2-1 poi definitivo.

MONTELLA: "VITTORIA MERITATA" «Ho visto una bella partita, giocata a buon ritmo, il Lecce è stato abile, non era facile fare il gioco. Abbiamo rischiato pochissimo e creato qualche occasione con un Lecce organizzatissimo: nel secondo tempo ci siamo abbassati un pò, facevamo meno pressione a centrocampo. I ragazzi però hanno voluto vincere la partita e ci siamo riusciti anche per merito: perchè la Roma per gioco espresso e qualità dei giocatori ha fatto meglio del Lecce». Vincenzo Montella analizza così il successo dei giallorossi a Lecce. «Il gol della vittoria fatto al novantesimo - spiega l'allenatore della Roma ai microfoni di Sky -, anche se su rigore, spero ci dia forza. Io devo ritrovare la Roma e fare in modo di avere la nostra continuità, facciamo la corsa su noi stessi». Montella spiega anche la 'contesà tra Borriello e Pizarro per calciare il rigore decisivo. «Pizarro aveva deciso di lasciare il rigore a Marco e poi ha cambiato idea: avevano voglia di tirarlo tutti e due, significa che non si nascondono dalle responsabilità - dice l'allenatore della Roma -. Borriello ha fatto comunque una buona gara, ha lottato, ha fatto salire la squadra: possiamo migliorare tutti e può fare molto meglio anche lui, come tutti. Sappiamo quali sono i nostri obiettivi e concentriamoci su quelli: abbiamo raccolto sette punti, siamo sula strada giusta e possiamo fare molto meglio». Ora la Roam deve affrontare lo Shaktar nel ritorno degli ottavi di Champions e serve un'impresa per rimontare il ko dell'andata: e poi ci sarà il derby. «Pensiamo a una gara alla volta - dice Montella - penso che questa squadra ce la possa fare, andremo per vincere perchè abbiamo le possibilità di farlo e perchè ci crediamo».

DE CANIO: "NEGATI TRE RIGORI" «Damato è un grande arbitro, ma qualcosa ha sbagliato. C'erano almeno tre rigori per il Lecce, e la gara è stata decisa da episodi». È polemico il tecnico del Lecce, De Canio al termine della partita persa 2-1 al 90' con la Roma: l'allenatore dei salentini analizza il match dicendo che è dipeso «dagli episodi, a volte gira bene, a volte no» e poi si lascia andare a una battuta: «Ora parliamo con i nostri parlamentari e faremo un'interrogazione parlamentare... - dice De Canio ai microfoni di Sky - Gli episodi sono chiari, in un'occasione l'arbitro mette il fischietto in bocca e poi non se la sente di assegnare il rigore».

fonte:leggo           

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ADELAIDE, CASO UMANO IN TV. ARRESTATA LA MADRE -VIDEO

ADELAIDE, CASO UMANO IN TV. ARRESTATA LA MADRE -VIDEO

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ROMA - L'abbiamo vista parlare della sua malattia (la sindrome del lobo medio), col sorriso sulle labbra, segno di un'energia positiva che può venire solo dall'animo di una bambina, nei salotti televisivi di Mediaset, dove Adelaide Ciotola era diventata ospite frequente e gradita. Ha strappato lacrime, sorrisi e soldi con la sua storia (contenuta anche in un suo libro) ma, in pratica, la bimba raccontava menzogne, spinta dalla madre, Luisa Pollaro. Ma la truffa è stata scoperta, grazie alle Iene. All'esito di un'articolata attività di indagine avviata a seguito di servizio nel corso della trasmissione televisiva di Italia 1, personale del commissariato di Polizia di Stato di Fiumicino ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Procura della Repubblica - Sezione Criminalità Economica nei confronti di Pollaro Luisa (Napoli 2.2.1975) indagata per truffa aggravata ai danni dello Stato e di privati, falso ideologico per induzione di pubblico ufficiale e falso materiale. La sig.ra Pollaro, con l’attiva collaborazione del marito Ciotola Vincenzo e di Gianluca Scelzo, ha programmato e posto in essere numerosissime truffe in danno di cittadini ed enti pubblici. Infatti, sostenendo falsamente che la figlia fosse affetta dalla gravissima patologia della sindrome del lobo medio produceva falsa documentazione medica (anche in occasione di partecipazioni a numerose trasmissioni televisive), così ingenerando nel pubblico l’errato convincimento della necessità di sottoporre la minore ad un costosissimo intervento salvavita al polmone da eseguire negli Stati Uniti. Il meccanismo truffaldino ha consentito alla scaltra signora di procurarsi l’ingiusto profitto delle cospicue somme ricevute (pari a centinaia di migliaia di euro) a titolo di donazioni da parte di privati, associazioni e persone dello spettacolo. Con le stesse modalità e con la produzione di documentazione medica contraffatta la Pollaro ha anche indotto in errore i componenti della commissione Invalidi Civili della competente Asl conseguendo il riconoscimento di una invalidità pari al 100% della figlia e così l’elargizione dall’aprile del 2005 di una indennità di frequenza a suo favore. La risonanza mediatica della vicenda, generata proprio dai comportamenti dei prevenuti, le numerose denunce presentate dai cittadini truffati nel sentimento di solidarietà per il delicato stato di salute della piccola Adelaide, l’ammontare cospicuo delle somme percepite indebitamente dalla Pollaro e dal coniuge hanno reso necessario un intervento idoneo ad arrestare i comportamenti posti in essere dai prevenuti. Con le condotte descritte, infatti, gli indagati hanno tratto in inganno un’ampia fascia di persone (delle più disparate condizioni sociali) che – animate da un sentimento di umanità e solidarietà nei riguardi della famiglia Ciotola – sono stati fraudolentemente indotti ad elargire somme. La vicenda si connota di maggiore gravità se si considera che la maggior parte dei soggetti frodati sono disabili i quali, per fornire contributo al fine di aiutare la minore, hanno offerto continuo supporto morale ed economico alla famiglia Ciotola anche mediante la creazione di associazioni e siti web destinata alla raccolta di fondi. Il procuratore aggiunto della Repubblica Fausto Zuccarelli.

Guarda il servizio de Le Iene

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FIDANZATO PUGILE SFIGURA 19ENNE: CONDANNATO -FOTO

FIDANZATO PUGILE SFIGURA 19ENNE: CONDANNATO -FOTO

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CARDIFF - Quando arrivò in ospedale i medici non furono in grado di capire se era una ragazza o un ragazzo. Tirion Lewis, una studentessa di 19 anni, è rimasta in coma per un mese dopo il terribile pestaggio di cui è rimasta vittima. Il suo fidanzato Wayne Fox, 23 anni e pugile professionista, la condusse in un bosco appartato e la riempì di calci e pugni mentre giaceva a terra. E' accaduto ad Aberystwyth, nel Galles occidentale. Il ragazzo, un anno e mezzo dopo, è stato condannato per tentato omicidio.

L'AGGRESSIONE NEL BOSCO Tirion stava ascoltando musica nella sua Ford Ka insieme all'amica Miriam Evans, 19 anni, nel cortile della sua villetta, quando improvvisamente il fidanzato  prese d'assalto la macchina sfondando il finestrino con un pugno. Fox condusse le due ragazze nel bosco per completare la brutale aggressione. "Ha trascinato Tirion fuori dalla macchina - ha raccontato Miriam ai giudici - e l'ha colpita ripetutamente con calci e pugni. Abbiamo cominciato a urlare ma è stato tutto inutile. A un certo punto Fox si è accovacciato sul corpo della mia amica e le ha scaricato una serie di pugni che le hanno fatto perdere conoscenza. Sono scappata a piedi per cercare aiuto. E' stata davvero dura allontanarmi e lasciare Tirion". La ragazza chiese soccorso a una famiglia di vicini. Quando Miriam è tornata sul luogo dell'aggressione con le forze dell'ordine, la vittima aveva già perso conoscenza. Fox, intanto, si era allontanato con una Mazda rapinata a una famiglia che abitava nei dintorni. Rifugiatosi a casa dei suoi genitori tutto sporco di fango e sangue, è stato rintracciato dalla polizia ed è stato arrestato dopo una lunga colluttazione. Ai giudici ha raccontato di aver più volte sentito delle voci che lo imploravano di ferire Tirion.

AMNESIE E DIFFICOLTÀ COGNITIVE I paramedici hanno raccontato che "le ferite avevano sfigurato il volto della ragazza al punto da risultare impossibile stabilirne il sesso a una prima occhiata". La 19enne è rimasta in coma per un mese, riportando una lesione cerebrale, un bacino rotto, danni ai reni e un trauma ai polmoni. Oggi la ragazza, dopo un anno e mezzo dal drammatico episodio, soffre ancora di difficoltà cognitive, amnesie e lentezza nell'apprendere. Ha bisogno di assistenza continua e non è ancora in grado di testimoniare contro Fox

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STUPRO IN CASERMA -FOTO.CARABINIERE: LEI DISPONIBILE

STUPRO IN CASERMA -FOTO.CARABINIERE: LEI DISPONIBILE

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ROMA - «Quella notte eravamo in tre, due carabinieri e un agente della polizia municipale eravamo usciti per locali e avevamo mangiato e bevuto qualcosa. Eravamo fuori servizio e quando siamo tornati in caserma, per andare a dormire nella foresteria, abbiamo visto quella donna». È il racconto, fatto da uno dei protagonisti che parla per bocca del suo legale, della notte in cui i carabinieri si sono intrattenuti con una donna che era stata da poco arrestata ed era in cella nella stazione del Quadraro. «Il rapporto sessuale con la donna è avvenuto in una situazione totalmente amichevole. La cella era aperta e lei ci ha chiesto di poter mangiare e bere qualcosa, poi abbiamo avuto un rapporto con lei, ma la donna era consenziente. In caserma c'era un altro carabiniere che era in servizio di piantone ed era presente anche il vigile fuori servizio che era uscito con noi. Il rapporto sessuale con la donna è avvenuto in una situazione totalmente amichevole».

INDAGATI PER VIOLENZA SESSUALE Sono indagati tutti per violenza sessuale, pur con ruoli diversi, i tre carabinieri della stazione Quadraro ed il vigile urbano coinvolti a Roma nell'inchiesta sul presunto stupro in caserma di un'italiana di 32 anni, una ragazza madre fermata per furto. Secondo quanto si apprende, i quattro indagati avrebbero svolto ruoli diversi, così come descritto nella denuncia: ossia uno dei militari avrebbe avuto rapporti sessuali con la donna mentre gli altri avrebbero assistito evitando di intervenire per stroncare l'episodio. Tutti hanno sostenuto che la donna era consenziente. Tre dei quattro indagati sono già stati sentiti dal procuratore aggiunto Maria Monteleone e dal sostituto Eleonora Fini. Tutti si sono presentati spontaneamente dopo aver appreso della denuncia presentata nei loro confronti. Uno di loro, nel corso dell'atto istruttorio, si sarebbe messo a piangere. Gli accertamenti puntano ora a ricostruire l'esatta dinamica dei fatti, a cominciare dall'attendibilità del racconto della denunciante. Il punto della situazione e le modalità dell'indagine sono stati al centro nel pomeriggio di una riunione che i pm hanno avuto con il colonnello Lorenzo Sabatino, responsabile del nucleo operativo dei carabinieri di Roma

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BERLUSCONI CONTESTATO A HELSINKI -FOTO/VIDEO.GIUSTIZIA, GIOVEDÌ IL TESTO

BERLUSCONI CONTESTATO A HELSINKI -FOTO/VIDEO.GIUSTIZIA, GIOVEDÌ IL TESTO

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HELSINKI - Da Helsinki, dove partecipa al vertice dei leader del Partito Popolare Europeo, Silvio Berlusconi delinea la 'road map' dell'esecutivo per le prossime settimane: allontana le ipotesi di un imminente rimpasto nel governo e sottolinea come si proceda rapidamente sulla riforma della giustizia. Il presidente del Consiglio chiarisce di non aver mai preso in considerazione la proposta di legge sulla 'prescrizione breve' del deputato del Pdl Luigi Vitali, presentata a insaputa del governo «da un deputato che è stato invitato a ritirarla».

LE CONTESTAZIONI «Giu le mani dalla nipote di Babbo Natale» e «Qui il baciamano non funziona», quest'ultimo con un chiaro riferimento all'omaggio reso un anno fa dal Cavaliere a Muammar Gheddafi. Sono alcuni dei cartelloni in italiano esposti ad Helsinki da un gruppo di contestatori che ha atteso l'arrivo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al vertice dei leader del Partito Popolare Europeo nella capitale finlandese. Il gruppo, una cinquantina di persone, la maggior parte delle quali italiane, è stato allontanato dalla polizia che staziona nei pressi dell'hotel che ospita la riunione in pieno centro ad Helsinki. Oltre al gruppo 'italiano' in strada, malgrado la temperatura rigidissima, sono presenti altre due 'formazioni' che protestano contro il governo finlandese e contro l'Unione Europea. Tra gli striscioni spicca uno con l'immagine del premier, ritratto in abito scuro, e la scritta in rosso 'Don Silvio' con una chiara allusione al film 'Il padrinò. Anche alcuni cori che paragonano il premier italiano al leader libico.

TESTO PRONTO SULLA GIUSTIZIA Sulla giustizia il Cavaliere preferisce affidarsi a quella «riforma che precedentemente- dice- non abbiamo potuto presentare per il 'no' aprioristico di Fini e dei suoi». Il testo, rivela, «è già pronto» «Siamo d'accordo su tutti i punti principali- spiega Berlusconi - poi sarà, naturalmente, il Parlamento ad approfondire, discutere ed introdurre eventualmente innovazioni più profonde». Individuata anche la tempistica: «giovedì prossimo» sarà presentato in un Consiglio dei ministri straordinario ad hoc.

DISTENSIONE CON IL COLLE Il riferimento al ruolo del Parlamento appare come un 'messaggio' distensivo nei confronti del Quirinale. Il Cavaliere tende la mano: si dice d'accordo a proposito dell'intervento del Capo dello stato, Giorgio Napolitano, che chiede interventi mirati nei tagli alla ricerca scientifica. «Le parole del presidente Napolitano mi sembrano appropriate - spiega - Non bisogna intervenire con il machete ma con prudenza e saggezza».

CONSENSI AL 51% Messa da parte la 'pratica' giustizia, l'attenzione è tutta sulla tenuta del Governo. Berlusconi cita i suoi sondaggi che lo vedono «al 51% dei consensi» e sottolinea che la maggioranza può contare su un rassicurante «più 23 deputati» sull'opposizione quindi - dice rivolgendosi alla Lega Nord - «possiamo lavorare non solo sulle leggi amministrative ma anche sulle riforme». Riconosce che ora «la maggioranza è numericamente inferiore ma molto più coesa», cosa che «consente di lavorare meglio». Numeri che lo invitano a ragionare con «serenità» sulle richieste di rimpasto ed ingresso nel governo da parte dei 'Responsabili'. Nessun riferimento diretto alla 'candidaturà di Saverio Romano al dicastero dell'Agricoltura ma Berlusconi afferma che «il rimpasto non è così prossimo». Al deputato siciliano e al gruppo dei 'Responsabilì rinnova però una promessa: «Dobbiamo aumentare il numero dei sottosegretari - rimarca - Stiamo preparando un disegno di legge ad hoc».

IL VERTICE DI HELSINKI Il Cavaliere si intrattiene sull'incontro con gli altri leader europei ad Helsinki, Angela Merkel in testa: «Abbiamo parlato di Libia - rivela - Siamo tutti concordi che dobbiamo muoverci insieme e che l'Europa deve preparare un Piano Marshall di sostegno di tutti i Paesi che stanno compiendo questo cambiamento». «Io ho parlato del piano umanitario che stiamo realizzando - aggiunge - Ho invitato gli altri Paesi a fare altrettanto: c'è stato totale accordo». Sottolinea che «non si è parlato» dell'ipotesi di un intervento militare nel paese nordafricano e rimarca la necessità di un «cambiamento della Libia verso la democrazia». C'è anche il tempo per scherzare con i cronisti finlandesi, mettendosi alle spalle la contestazione davanti all'albergo di un piccolo gruppo di italiani che ironizzavano sulla vicenda Ruby e sui suoi rapporti con Gheddafi. «Quello di stasera era un menù eccezionale, ho fatto anche il bis», dice ai cronisti facendo retromarcia su una battuta a proposito della cucina del paese nordeuropeo. «Non ho mai detto che la cucina finlandese non è buona - spiega - l'anno scorso stavo lottando per avere l'Agenzia Europea sull'Alimentazione in Italia e perciò ho fatto una battuta molto simpatica e senza cattiveria sulla renna affumicata» (Berlusconi aveva parlato di 'renna marinatà). «Ma so perfettamente - conclude - che il filetto di renna non contiene assolutamente grassi, e per questo stasera l'ho chiesto una seconda volta»

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28/02/2011

GLI USA: GHEDDAFI IN ESILIO. MA IL RAÌS NON MOLLA: "TUTTO IL POPOLO LIBICO MI AMA

GLI USA: GHEDDAFI IN ESILIO. MA IL RAÌS NON MOLLA: "TUTTO IL POPOLO LIBICO MI AMA

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TRIPOLI - «Tutto il popolo mi ama: morirebbero per proteggermi». Lo ha detto il leader libico Muammar
Gheddafi in un'intervista a Christiane Amanpour della Abc. Durante la stessa intervista ha dichiarato di «non aver visto manifestazioni contro di lui per le strade di Tripoli». Lo ha riferito con un messaggio via twitter la stessa Amanpour.

ESILIO?UN'OPZIONE L'esilio del leader libico Muammar Gheddafi è «una possibilità». Lo ha detto il portavoce della Casa Bianca Jay Carney che ha aggiunto che «tutte le opzioni restano sul tavolo» per quanto riguarda la Libia. Il portavoce ha detto che un esilio di Gheddafi «resta una possibilità» per venire incontro alle richieste internazionali che lasci il potere. Carney non ha voluto dare dettagli sulla possibilità che gli Stati Uniti possano agevolare in qualche modo la strada dell'esilio per Gheddafi. Il portavoce della Casa Bianca ha detto che gli Stati Uniti e i suoi alleati sono impegnati in colloqui sulla creazione di una zona 'no-fly' sulla Libia. 

In Libia non ci sarà un intervento militare che coinvolga navi statunitensi. Lo ha detto il segretario di stato Usa Hillary Clinton a Ginevra.
Gli Stati Uniti stanno riposizionando le loro forze armate, navali e aeree, attorno all'area della Libia. Lo ha annunciato uno dei portavoce della Difesa americana, David Lapan.

RIPRESO EXPORT PETROLIO Sono riprese le esportazioni di petrolio dalla Libia orientale. Lo afferma l'opposizione a Tobruk

INFERMIERA GHEDDAFI BARRICATA A KIEV Dall'assedio dei rivoltosi a quello dei giornalisti: è la parabola di Galina Kolotniskaia, l' infermiera ucraina del leader libico Gheddafi rimpatriata ieri insieme ad altri 120 connazionali evacuati dalla capitale del Paese nordafricano. La donna, rimasta in Libia per nove anni e descritta come inseparabile amante del colonnello dai cable Usa rivelati da Wikileaksche che la definiscono «voluttuosa», si è barricata in casa alla periferia di Brovary, una piccola cittadina a 30 km da Kiev. Nonostante il gelo (meno 10), i giornalisti stazionano infatti davanti alla porta della sua abitazione, al pian terreno di una umile 'krushiotkà, suonando inutilmente il campanello. Solo Irina, la madre di Galina, apre ogni tanto la finestra per rampognare i cronisti: «andate al diavolo, Galina non vi dirà nulla». E assicura che la figlia «non tornerà mai più in Libia», come riferisce on line il quotidiano ucraino Sivodnia. I ragazzi del quartiere le fanno da improvvisate 'guardie del corpò. Madre e figlia sono uscite solo una volta ieri, per andare a comprare qualche arancia e dei succhi di frutta. «Lasciatemi stare, sono in un tale stato», aveva detto Galina. La madre l'aveva difesa da chi le chiedeva se era stata l'amante di Gheddafi: « tutte queste affermazioni non fanno altro che disonorare mia figlia, smettetela», aveva ammonito. I vicini dell'infermiera si sono detti contenti del suo ritorno, ricordandone la gentilezza e la cordialità.
USA IN CONTATTO CON GRUPPI RIBELLI La Casa Bianca ha detto oggi che gli Stati Uniti sono in contatto con alcuni gruppi di ribelli in Libia. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha detto comunque che è «prematura» la possibilità del riconoscimento di un gruppo o di un altro da parte degli Stati Uniti.

FIGLIO GHEDDAFI: RESISTERE Sayf al Islam Gheddafi, secondogenito del leader libico, è apparso in un video amatoriale trasmesso oggi dalla tv panaraba al Arabiya mentre arringa un numero imprecisato di militari lealisti e li invita a «resistere». Nel breve filmato, Sayf al Islam è in abiti civili in piedi su un carro armato. In una scena imbraccia un fucile, in un'altra fa con le dita il segno della vittoria, acclamato dai militari e dai sostenitori del regime libico. Secondo la tv panaraba, il video sarebbe stato registrato nelle ultime ore, o al massimo ieri. Il regime di Gheddafi non controlla più i principali campi petroliferi libici. Lo ha reso noto il commissario europeo per l'energia Guenther Ottinger.

FRATTINI: PRONTI A PROTEGGERE LIBICI «Se le autorità libiche non dovessero assicurare la protezione del loro popolo, la comunità internazionale dovrebbe essere pronta ad assumersi la »responsabilità« di 'proteggerè». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel suo intervento al Consiglio dei Diritti umani dell'Onu, a Ginevra. «Siamo convinti che sia della massima importanza fermare la violenza e avviare un dialogo inclusivo e aperto, a guida libica. Siamo impegnati a facilitare questo dialogo nel futuro» ha aggiunto Frattini, spiegando che una delle maggiori preoccupazioni riguarda «l'aspetto umanitario della crisi e il rischio di flussi incontrollati di migranti attraverso il Mediterraneo a seguito di un vuoto di potere nel Paese o di una prosecuzione nelle sistematiche violazioni dei diritti umani da parte del regime».

CACCIA BOMBARDANO DEPOSITO ARMI Due caccia dell'aviazione libica hanno bombardato alcuni depositi di armi e di munizioni ad Agedabia, 154 km a ovest di Bengasi e 16 km dalla costa meditarranea. Lo ha reso noto la tv araba 'al-Jazeera'.

FRATTINI: UE FACCIA SUA PARTE «La crisi in Libia potrebbe avere un forte impatto sulla Tunisia e l'Egitto, sia in termini politici che socioeconomici» a causa del massiccio flusso di migranti e rifugiati «probabilmente insostenibile per le economie di quei Paesi». Lo ha detto il ministro degli Esteri, Franco Frattini, nel suo intervento al Consiglio dei Diritti umani dell'Onu, ribadendo che è questo il motivo per cui «è necessario un nuovo patto per il Mediterraneo». «L'Unione europea deve fare la sua parte nel trattare con i suoi vicini meridionali, nel guidare gli sforzi internazionali per sostenere i processi di transizione verso la democrazia» e «la stabilità regionale» ha aggiunto il ministro.

FRATTINI: QUOTE TRIPOLI A COMITATO TREMONTI Riferirò al ministro dell'Economia Giulio Tremonti delle decisioni europee sulle sanzioni: infatti per quanto riguarda le partecipazioni statali la decisione spetta al Comitato di sicurezza finanziaria che «dipende dal ministro Tremonti». Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini oggi a Ginevra. Il titolare della Farnesina ha spiegato che riferirà a Tremonti sia delle decisioni che si sono prese oggi a Ginevra al Consiglio per i diritti umani dell'Onu, sia di quelle prese a Bruxelles sulle sanzioni europee che possono avere «implicazioni» per il nostro Paese.

CLINTON: GHEDDAFI LASCI SUBITO «Il mondo è stato ispirato dal coraggio e dalla determinazione» del popolo libico. Lo ha detto il il segretario di stato americano Hillary Clinton, intervenendo all'Onu a Ginevra. «Gli Stati Uniti sostengono una transizione irreversibile e fondamentale per questi paesi». «Gheddafi lasci subito senza ulteriori violenze o rinvii».
Nessuna opzione è esclusa finchè il regime di GHeddafi in Libia continuerà ad uccidere il proprio popolo. Lo ha detto oggi a Ginevra il segretario di Stato americano Hillary Clinton. Gheddafi ha perso ogni legittimità e deve andarsene adesso, ha aggiunto Clinton in un intervento al Consiglio Onu dei diritti umani.

SANZIONI UE CONTRO GHEDDAFI L'Ue ha adottato oggi un pacchetto di sanzioni contro il regime di Gheddafi. Lo si è appreso da fonti comunitarie secondo le quali i provvedimenti Ue andrebbero anche oltre quelli già varati dall'Onu. Il testo della risoluzione approvato dal Consiglio Ue prevede in particolare tre misure: l'embargo del settore delle armi e delle attrezzature antisommossa; il divieto di rilasciare i visti a 26 notabili del regime libico; il congelamento dei beni del colonnello Gheddafi, di cinque suoi famigliari e di 20 alti funzionari. Nella risoluzione gli Stati europei ribadiscono con forza la richiesta di «una fine immediata dell'uso della forza» e l'impegno a rispondere alle legittime richieste e aspirazioni della popolazione libica attraverso il dialogo.

PROCURATORE CPI APRE INCHIESTA Il procuratore della Corte penale internazionale (Cpi) ha annunciato l'apertura di un esame preliminare sulle violenze in Libia, primo passo verso una eventuale inchiesta formale per crimini contro l'umanità. «L'ufficio sta esaminando gli attacchi su larga scala avvenuti contro la popolazione», ha detto il procuratore della Corte penale internazionale Luis Moreno Ocampo nel corso di una conferenza stampa, aggiungendo che dovrà poi «decidere se aprire un'inchiesta per crimini contro l'umanità in Libia». Ricordando che il Consiglio d'Onu ha adottato una risoluzione che impone severe sanzioni contro Gheddafi, il procuratore ha quindi osservato che questa risoluzione considera che gli attacchi sistematici contro la popolazione civile «possono essere assimilati ai crimini contro l'umanità». Su domanda del Consiglio di sicurezza dell'Onu, la Corte penale internazionale può estendere la sua competenza anche su un paese come la Libia. Nel 2009 la Cpi ha emesso un mandato d'arresto contro il presidente del Sudan Omar el-Bechir.

SPARI IN ARIA A TRIPOLI Circa 400 persone sono scese in piazza oggi a Tripoli in una manifestazione anti-Gheddafi che le forze di sicurezza hanno tentato di disperdere sparando colpi in aria. L'episodio ha avuto luogo nel quartiere di Tajoura, nell'est della capitale. Diversi suv hanno poi fatto irruzione nella piazza dove era in corso la manifestazione e gli occupanti dei veicoli, tutti con bandana verdi sul capo, sono balzati fuori e hanno cominciato a sparare colpi in aria nel tentativo di disperdere la folla.

FRATTINI: TRATTATO SOSPESO, INFORMERO' CAMERE «Per ratificare un trattato (come quello con la Libia ndr) occorre il Parlamento, per abolirlo occorre il Parlamento, ma per sospenderlo automaticamente il Parlamento verrà informato. Cosa che, ovviamente farò con un atto formale che non posso fare ora perchè sono qui». Così il Ministro degli Esteri Franco Frattini ha risposto a Ginevra a una domanda sulla sospensione del trattato italo-libico. «C'è una convenzione internazionale che da molti molti anni disciplina il caso in cui un trattato è impossibile da applicare, per circostanze anche temporanee», ha spiegato Frattini riferendosi alla Convenzione di Vienna. «Quando non vi è più uno Stato, non vi è più un interlocutore che noi riteniamo non ci sia viste le sanzioni appena decise, il trattato è sospeso secondo la Convenzione di Vienna».

ABBATTUTO AEREO MILITARE Un aereo militare è stato abbattuto dalle forze ribelli nei pressi di Misurata, 200 km a est di Tripoli: l'equipaggio è stato catturato. Nella zona sono ripresi i combattimenti tra i ribelli e le forze fedeli a Muammar Gheddafi. Lo riferiscono testimoni. I ribelli controllano ancora la città, e la battaglia è in corso per il controllo dell'aeroporto militare, riferiscono i testimoni citati da Al Arabiya. Secondo alcune fonti, il velivolo abbattuto dagli anti-Gheddafi è un elicottero, e non un aereo. I cinque membri dell'equipaggio sono stati catturati.

GOVERNO: OCCIDENTE E AL QAIDA DIETRO RIVOLTA Il governo di Tripoli controlla «tre regioni su quattro, meno la Cirenaica» mentre ci sono «problemi» in alcune città della Tripolitania come Misurata e Al Zawiya, dove è in atto una rivolta voluta «dagli imperialisti occidentali e da Al Qaida»: i primi vogliono «il nostro petrolio e i terroristi vogliono una Somalia sulle sponde del Mediterraneo per attaccare l'Europa». Lo ha detto oggi Ibrahim Moussa, portavoce del governo per la stampa estera in una conferenza stampa in un albergo di Tripoli, secondo il quale «se la Libia sarà attaccata ci saranno migliaia di morti». «È un momento cruciale per il nostro Paese e il nostro popolo in cui ognuno deve fare la propria parte per ristabilire la verità», ha detto Moussa, secondo il quale le sanzioni imposte ieri dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite «sono basate su informazioni di stampa distorte». «Avete potuto constatare con i vostri occhi - ha detto ai circa 130 giornalisti stranieri presenti a Tripoli - che non ci sono stati bombardamenti aerei, nè massacri di innocenti, come raccontano alcuni media internazionali. Ci sono state vittime ma solo negli scontri tra forze di sicurezza e militanti islamici che attaccavano edifici pubblici e caserme per impossessarsi delle armi», ha proseguito. A Zawiya, importante città a soli 40 chilometri da Tripoli «ci sono islamisti che si sono impossessati di armi pesanti e perfino di carri armati: cosa farebbe un governo occidentale se ciò succedesse in una loro città?», si è chiesto il portavoce. Moussa ha anche annunciato che il governo ha pronte riforme in campo politico, sociale ed economico e che «è pronto a dialogare con l'opposizione pacifica». «La protesta è cominciata in modo pacifico da parte di cittadini che volevano migliorare le proprie condizioni di vita ma poi è stata manipolata da false informazioni di stampa e da estremisti islamici legati ad Al Qaida. Noi vogliamo ritornare ai primi giorni della protesta e dialogare con il popolo libico, che deve rimanere unito sotto un'unica bandiera, non importa quale». Come prova delle infiltrazioni della rete del terrore legata ad Osama bin Laden, Moussa ha rivelato che le forze di sicurezza «hanno arrestato centinaia di terroristi, alcuni legati ad Al Qaida». «I fondamentalisti sono già in Cirenaica: a molte donne a Bengasi, Derna e Al Baida è già stato imposto di portare il niqab», ha detto.

AUSTRIA NON VUOLE GHEDDAFI Divieto di ingresso alla famiglia Gheddafi in Austria: lo ha annunciato ilà che gli Stati Unitio, Maria Fekter, dopo che da giorni circolavano voci secondo cui la moglie Safiya e la figlia Aisha sarebbero riparate a Vienna. Il bando austriaco è una conseguenza delle sanzioni imposte dalle Nazioni Unite contro la Libia. Nessun membro della famiglia Gheddafi sarà autorizzato a entrare o soggiornare in Austria, ha detto la Fekter smentendo anche che qualcuno della famiglia si trovi nel Paese. «A quanto mi risulta - ha detto il ministro citato oggi dal quotidiano Die Presse - nessun membro della famiglia Gheddafi è attualmente Austria, per lo meno non sulla base di passaporti validi o della vera identità». Già sabato scorso il ministero degli interni aveva smentito le notizia circa la presenza della moglie e figlia del dittatore a Vienna. Secondo alcuni tabloid, le donne sarebbero scese nel lussuoso Hotel Imperiale. Lo stesso albergo smentiva la notizia. A seguito delle sanzioni, anche la banca nazionale austriaca è stata incaricata di verificare l'eventuale patrimonio della famiglia Gheddafi in Austria, inclusa la possibilità di congelare i conti bancari. Al riguardo, la Fekter non ha fornito particolari rimandando al «procedimento in atto».

FRATTINI: SI' ALL'USO DELLA FORZA Per mettere fine «al più presto» al regime di Gheddafi e fermare «questa guerra civile» potrebbe «avere successo» la decisione della «no fly-zone». Lo spiega, in un'intervista al Messaggero, il ministro degli Esteri, Franco Frattini, consapevole che la misura comporterebbe l'uso della forza se venisse violata. Per questo, aggiunge il titolare della Farnesina, «è necessaria una riflessione approfondita». Finora, dice, «nessuno ci ha mai chiesto» l'uso delle basi italiane per azioni di questo genere, segno che c'è «consapevolezza» della necessità di «discuterne» in «uno sforzo corale di tutti, non un solo Paese disponibile. Ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità», precisa Frattini. Peraltro, sottolinea il capo della diplomazia italiana, fino ad oggi «l'Italia ha evacuato centinaia e centinaia di stranieri, altri Paesi hanno preso i loro e se ne sono andati. È facile parlare con le forze degli altri». Gheddafi, ribadisce Frattini, «ha sparato sul suo popolo assoldando perfino dei mercenari. Non può più restare». E l'Italia è pronta a «sostenere tutti quelli che lavorano per il bene del popolo libico», ma «certamente non saremo quelli che tenteranno di pilotare la formazione di un nuovo governo». Nessun imbarazzo, infine, per la foto del premier, Silvio Berlusconi, che bacia l'anello a Gheddafi: «Altrettanto - dice - quanto imbarazzano tutti coloro che tre mesi fa hanno votato Gheddafi membro del Consiglio dei diritti umani dell'Onu».

CANADA CONGELA BENI GHEDDAFI
Il primo ministro canadese Stephen Harper ha annunciato il congelamento dei beni di Gheddafi e della sua famiglia, lanciando un appello al leader libico affinchè «metta fine al bagno di sangue» e si dimetta. In una dichiarazione in lingua francese e inglese, Harper ha affermato che il Canada non solo applicherà le sanzioni Onu ma andrà anche oltre. Ottawa, infatti, congelerà anche tutte le transazioni finanziarie con il governo e le altre istituzioni libiche, compresa la banca centrale.

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19:02 Scritto da: michelepositano in POLITICA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: gheddafi, libia, morti, merkel, germania | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook

MORTA ANNIE GIRARDOT, STAR DI "ROCCO E I SUOI FRATELLI

MORTA ANNIE GIRARDOT, STAR DI "ROCCO E I SUOI FRATELLI

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PARIGI - Grave lutto nel mondo del cinema francese e internazionale. E' morta oggi a Parigi, all'età di 79 anni, l'attrice Annie Girardot. L'attrice, che era nata a Parigi il 25 ottobre 1931, da tempo malata di Alzheimer, è morta «serenamente» nell'ospedale parigino Lariboisiere, secondo quanto riferito dalla nipote, Lola Vogel. La Girardot aveva riscosso fama internazionale nel 1960 per l'interpretazione della prostituta Nadia in Rocco e i suoi fratelli. Tra i suoi film si ricordano, tra l'altro, I compagni (1963) di Monicelli, La donna scimmia (1964) di Ferreri, Vivere per vivere (1967) di Lelouch e Metti una sera a cena (1969) di Patroni Griffi. Nel 2003, forse sentendo l'urgenza di afferrare i ricordi prima che scomparissero, l'attrice aveva pubblicato una appassionante biografia, Partir, revenir, partire, tornare. Poi Giulia, la figlia nata dall'amore con Renato Salvatori, rivelò il dramma nel libro La Memoire de ma mere, la memoria di mia madre.

fonte:leggo            

18:58 Scritto da: michelepositano in CRONACA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: nonno, stupra, nipotina, morta, annie girardot, parigi | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook